Margherita Boniver: «Missione in Mauritania per far tornare Urru e Mariani»

L’austerity decisa dal governo colpisce – certo, non volendolo – anche le missioni per salvare gli italiani rapiti all’estero. Tutto ciò è successo a Margherita Boniver, deputato del Pdl e inviato speciale dal ministro degli Affari esteri per gestire i contatti per la liberazione degli ostaggi in Africa, che avrebbe dovuto incontrare il presidente della Mauritania Mohamed Ould Abdel Aziz con l’obiettivo di aprire un canale di alto profilo con uno dei Paesi limitrofi dove sono avvenuti i sequestri di Rossella Urru e Maria Sandra Mariani – le due donne rapite dai terroristi nel sud dell’Algeria rispettivamente il 2 febbraio e il 23 ottobre dell’anno scorso. Per questo motivo la Boniver avrebbe dovuto, appunto, incontrare il maggiore rappresentante dello Stato. Purtroppo, però, il volo di linea verso  (dopo la decisione del governo di non concedere il volo di Stato) è partito da Parigi con un ritardo a causa della protesta ripetuta di un immigrato espulso che non accettava di lasciare la Francia. Il risultato è stato il mancato incontro della Boniver con il presidente Aziz, che ha dovuto annullare per altri impegni, sostituito dal ministro degli Esteri Amadi Ould Baba Ould Hamadi. Al rientro in Italia, abbiamo sentito sull’argomento proprio la Boniver che, al di là dell’incidente, rilancia l’impegno dell’Italia a favore dei suoi cittadini in difficoltà.

Una missione difficile che diventa un’odissea: ha raggiunto la Mauritania dopo ore di attesa in aeroporto.

Diciamo che è stata complicata, dal punto di vista logistico, a causa di un ritardo imprevisto e di un episodio imprevedibile. Per questo motivo è saltato un incontro programmato con il presidente anche se abbiamo avuto un lunghissimo e proficuo vertice con il ministro degli Esteri della Mauritania che poi è il braccio destro del presidente. E quindi, per fortuna, la missione è stata utile sotto il profilo che speravamo.

Che idea si è fatta?

Premetto una cosa. Questo incontro, il terzo in quella zona, ha avuto come obiettivo quello di porre la questione degli ostaggi italiani rapiti: è stato un vertice che può rappresentare un tassello molto utile per proseguire il lavoro certosino che i governi, sia quello di Berlusconi che quello di Monti, stanno facendo per cercare di riportare a casa gli ostaggi. È stato un incontro importante, oltretutto, perché in queste zone l’Italia non ha ambasciate permanenti, per cui comprenderà come gli incontri bilaterali rappresentino un’occasione determinante. Detto ciò ho avuto la conferma di ciò che accade in questa regione così vasta: da una parte la destabilizzazione, nel nord del Mali ad esempio arrivano ogni giorno centinaia di profughi; dall’altra questa terra è vittima dell’assalto del terrorismo di Al Qaeda e della povertà dilagante. Insomma il quadro, in senso lato, è complicato.

Che cosa le ha riferito il ministro degli Esteri Hamadi?

Il ministro ha ribadito quello che ci aspettavamo: un’opposizione durissima del suo governo che contrasta già il terrorismo con ogni mezzo possibile. Basti pensare che dopo l’attacco alle Torri gemelle la Mauritania è diventato un baluardo africano contro il terrorismo perché esso ha totalmente distrutto il turismo che in questa zona era strutturale. L’efficienza che hanno, fino a questo momento, dimostrato mi fa ben sperare.

Si sa qualcosa dei nostri connazionali?

Al di là del riserbo che devo mantenere, ovviamente il fatto che io continui a recarmi lì significa che sono questi governi, questi ministri che possono essere la chiave di volta per riuscire nel nostro obiettivo.

Ci sono state, più in generale, polemiche sui ritardi rispetto a questi ostaggi.

Le polemiche in generale servono a poco. Le posso assicurare che fin dal primo momento il nostro osservatorio sta facendo tutto il possibile in termini di intelligence e mappatura. Del resto il governo italiano si è sempre occupato attivamente e con molta efficienza di riportare a casa i nostri concittadini in difficoltà. Certo nessuno può dire che la Urru o la Mariani rientreranno a casa entro una settimana o un mese. La verità sta nei fatti: e fino ad adesso sono sempre stati ottimi.