L’Unesco dà l’ultimatum a De Magistris

L’Unesco ha inviato una nota al sindaco di Napoli per rappresentare le proprie preoccupazioni in ordine alle intollerabili condizioni in cui versa il centro storico della città. La notizia ovviamente è rimasta priva di grossi commenti (perché politicamente “scorretta”), ma il rischio che la città possa subire l’ennesima mortificazione non è remoto. Non tutti sanno che il centro storico di Napoli coincide con il venti per cento dell’intera superficie della città, circa 1900 ettari. La sua peculiarità, rispetto agli altri centri storici delle città europee, che definiscono di norma la città medievale, consiste nella leggibilità della stratificazione urbanistica a partire dalla sua origine greco-romana. Per questa sua unicità, nel 1995 l’Unesco dichiarò il centro storico di Napoli patrimonio mondiale dell’Umanità, col conseguente obbligo per lo Stato italiano di assicurarne la conservazione, valorizzazione e trasmissione alle generazioni future. La decisione fu letta ed enfatizzata dal sindaco del “rinascimento” napoletano, Bassolino il magnifico, come un ulteriore riconoscimento del rilancio internazionale di Napoli e uno sprone a rendere sempre più vivibile e fruibile la straordinaria realtà di oltre venti secoli di storia del centro storico.
Ma come tanti proponimenti bassoliniani anche quello di rendere “vivibile e fruibile” la Napoli storica si rivelò ben presto per quello che era: pura propaganda. Il “Piano gestione centro storico Unesco” arriva soltanto nel 2011, al tramonto dell’inconcludente sindacato Iervolino. Archiviate le fallimentari esperienze della sterile diade Iervolino-Bassolino, la questione è stata affrontata dal presidente  della Regione Campania, Stefano Caldoro, con l’approvazione del “Grande Progetto” per il recupero e la riqualificazione del centro storico, in perfetta coerenza con le strategie e gli obiettivi del Programma Integrato Urbano Europa e del Piano-Sistema di Gestione Unesco. Sul versante comunale al momento non si registrano novità. L’amministrazione sta, infatti, lavorando alacremente alla fiction marinaresca “Una coppa per de Magistris” dalla quale sogna di ricavarne profitti in termini di reddito sociale e di immagine.
Intanto, come si legge nella nota del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco, Francesco Bandarin, diverse associazioni di cittadini lamentano lo stato deplorevole in cui versa il centro storico di Napoli, iscritto al numero 726 della lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco per le sue eccezionali qualità di conservazione delle culture emerse nel corso dei secoli in Europa ed in particolare nel bacino del Mediterraneo. Vero è che l’amministrazione Iervolino ha lasciato in eredità il “Piano gestione centro storico Unesco”, ma il sindaco de Magistris, tra una raccolta differenziata dei rifuti e una bonifica di Bagnoli, non ha avuto il tempo necessario per valorizzare così prezioso lascito cosicché i cittadini sono preoccupati perché, a tutt’oggi sembrerebbe che non si siano viste azioni concrete concernenti la messa in opera del Piano, specie per ciò che riguarda l’arredo urbano, il restauro dei monumenti e l’istituzione del dipartimento “Centro Storico-Patrimonio Unesco” quale nuova struttura di gestione del sito prevista dal Piano.
Le spiegazioni De Magistris dovrà fornirle all’Unesco entro il 2012 sottoforma di rapporto sullo stato di conservazione e sulle varie misure di protezione messe in atto per salvaguardare il sito Centro Storico di Napoli. Questa volta non ci saranno “grandi eventi” che tengano, né la compiacente amplificazione della carta stampata. All’Unesco bisognerà raccontare fatti compiuti e non opinioni pena il declassamento del centro storico partenopeo a «sito a rischio», per poi arrivare alla sua cancellazione dalla lista del patrimonio mondiale. È fin troppo evidente, tuttavia, che i problemi non sono esclusivamente di ordine economico e finanziario. Manca soprattutto un efficace coordinamento dei diversi soggetti di tutela: con il Comune, infatti, c’è il Mibac, la Regione Campania, la Provincia, tre Soprintendenze e la Curia arcivescovile.
Forse il sindaco de Magistris potrebbe realizzarlo attraverso il varo doveroso, seppur tardivo, del Dipartimento “Centro Storico-Patrimonio Unesco”, la struttura di gestione del sito prevista dal Piano Iervolino-Oddati-Belfiore. Certo gli occorrerà più tempo di quanto ne ha impiegato per istituire la Ztl più vasta d’Europa senza garantire la mobilità ai cittadini e tutelare le attività commerciali. Ma bisogna far presto. La conclusione della garbata lettera del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco, infatti, non lascia dubbi: «Spero che da parte sua lei (de Magistris, ndr) vorrà adoperarsi a mantenere alta l’attenzione della sua Giunta sulle questioni concernenti il centro storico». Da anno primo della (già fallita) Rivoluzione Arancione.