Liberalizzazioni: sulle banche decreto ad hoc

Un decreto legge «integrativo» su banche, farmacie e assicurazioni al provvedimento sulle liberalizzazioni: è quanto, oggi, la maggioranza chiederà al premier Mario Monti nelle commissioni della Camera. «Il problema delle banche (la norma approvata al Senato che prevede la nullità delle commissioni, ndr) – spiega il relatore Cosimo Ventucci parlando dei capitoli che dovrebbero essere affrontati dal nuovo decreto – è un problema serio e va affrontato nell’ottica della trasparenza». Per quanto invece riguarda le farmacie, il deputati del Pdl evidenzia come una delle questioni sia quella legata ai concorsi: «Vanno fatti – dice sempre Ventucci – sulla base di dati certi e noi a disposizione abbiamo solo quelli dell’Istat 2009, che sono più vecchi di quelli dei comuni». Infine, le assicurazioni: «Sono stati introdotti dei vantaggi per le assicurazioni. Ora le assicurazioni dovrebbero garantire vantaggi sui costi». A queste condizioni la maggioranza è pronta a accettare la richiesta del governo di non modificare il decreto legge sulle liberalizzazioni in seconda lettura a Montecitorio e che scade il 24 marzo e ha infatti ritirato tutti i propri emendamenti. «Ulteriori miglioramenti» al decreto legge liberalizzazioni potranno essere inseriti nei prossimi provvedimenti, conferma il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economia, Claudio De Vincenti. I tempi e i modi per modificare il provvedimento, all’esame delle commissioni Attività produttive e Finanze di Montecitorio, «non ci sono», spiega il sottosegretario che, a  proposito della norma sulle banche, parla di «una norma votata dal Parlamento. Il parere del governo era contrario. Se il Parlamento ritiene di modificarla noi siamo ben lieti di farla».
Oltre alla richiesta di un decreto legge «integrativo», però, Pdl-Pd-Terzo Polo stanno lavorando a un ordine del giorno o ad una risoluzione che impegni l’esecutivo a compiere delle modifiche. Per quanto riguarda il rischio che il nuovo provvedimento sia omnibus e dunque contravvenga alle sollecitazioni di Napolitano, Ventucci non esclude la necessità di una «deroga», magari anche con tanto di «lettera al capo dello Stato». In particolare sulle banche Giuseppe Marinello, vicepresidente Commissione bilancio della Camera nota che «l’incontro tra Alfano e i vertici dell’Abi ha posto questioni serie e cercato risposte da fornire alle imprese che hanno esigenze di liquidità e di una maggiore facilità di accesso al credito». Secondo il parlamentare Pdl, «un incontro irrituale, visto che il segretario del Pdl non si è presentato al faccia a faccia con richieste generiche, ma punti precisi da discutere per offrire alle aziende e alle famiglie le risposte che in tempi di crisi si aspettano».  Per ora l’unico atto immediato, è arrivato dai vertici dell’Abi, che hanno congelato le dimissioni in attesa della modifica, da parte del Parlamento, dell’emendamento sulle commissioni.
Mario Baccini, deputato eletto nel Pdl,  è presidente del Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito. Un ente preposto a sostenere le fasce più deboli della popolazione: «C’è bisogno di una politica più energica nei confronti delle banche, per far sì che finanzino le politiche di sviluppo, piccole e medie imprese che sono il vero motore del Paese». Baccini interviene da numero uno di un ente che punta sull’economia sociale: «Nessuno fa credito alle persone povere, il nostro comitato crea invece un fondo di garanzia». Guai, però, a definirlo come un organismo dedito alla benificenza o alla carità: «Sostenere le fasce di popolazione che non possono ricorrere alla banca ha ripercussioni straordinarie per l’economia. Si favoriscono le microaziende e le famiglie che, rimettendosi in carreggiata, tornano a essere protagonisti attivi. In questo modo si recuperano nuovi contribuenti per il fisco». E il governo tecnico dei banchieri e di Monti è aperto su questi punti? «Recentemente a grande maggioranza è passato il provvedimento che consente un fondo di garanzia per gli enti locali in favore del microcredito.Su questa richiesta il governo Monti non ha posto veti. Di questi tempi è già qualcosa».