Lavoro: Monti passa le carte al Parlamento

Alla fine, nel giorno che doveva segnare l’intesa sul lavoro, governo e parti sociali non si intendono proprio per niente. Parlano di notte, di mattino e anche di pomeriggio, ma le posizioni restano distanti. La Cgil, in particolare, mostra i muscoli, mentre la Cisl dà «un giudizio positivo sulle linee guida della riforma», come spiega il leader Raffaele Bonanni.Tutto rinviato al Parlamento, quindi, al quale verrà sottoposto il quadro della riforma proposta dall’esecutivo con verbalizzati i vari dissensi di sindacati e Confindustria. Da qui, poi, si starebbe studiando una legge delega per far tornare la palla in mano al governo per chiudere la partita.

Monti fa il verbale
Dopo i colloqui della mattina, Monti ha aperto la sessione pomeridiana augurandosi che  «questa riunione possa essere conclusiva o quasi» e poi ha citato Napolitano, invitando i suoi interlocutori a far prevalere l’interesse generale. Non sappiamo se alla fine quest’ultimo auspicio sia stato centrato, ma di sicuro ieri sera non abbiamo letto la parola “fine” sulla trattativa. Lo stesso premier, anzi, è stato costretto a rimandare tutto al Parlamento, senza poter stilare un documento programmatico conclusivo: in mancanza di un accordo la riunione di ieri, ha detto alle parti sociali, è alla fine servita per «la verbalizzazione delle varie posizioni di accordo e disaccordo» più che «un documento contrattuale». Questo “verbale”, ha continuato, «costituirà la base di proposta che il governo presenterà successivamente al Parlamento che rimane l’interlocutore principale». Monti si è comunque complimentato con le parti sociali «per l’intensità con cui avete tutti partecipato a un processo rivolto a dare un assetto più moderno all’economia e alla società italiana».

Le proposte della Fornero
Il ministro del Lavoro Elsa Fornero, dal canto suo, ha chiarito che il «dialogo non finisce oggi, ma continua per la scrittura delle norme». I testi sulla riforma si chiuderanno «definitivamente entro venerdì. Questo è il quadro generale della riforma.Oggi verbalizziamo il vostro giudizio». Quanto ai contenuti della proposta governativa, l’esecutivo punterebbe a rafforzare il contratto di apprendistato come contratto principale di ingresso nel mercato del lavoro. Fornero ha detto che bisogna investire nella formazione e non usare l’apprendistato come flessibilità. Il contratto a tempo indeterminato deve essere quello che «domina» sugli altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoratore e impresa. Sui contratti a termine sarà prevista una aliquota contributiva aggiuntiva per finanziare l’Aspi (il nuovo sussidio di disoccupazione) dell’1,4% sulla retribuzione ma saranno esclusi i contratti sostitutivi e quelli stagionali. Verrà inoltre contrastata la reiterazione di tutti i contratti a tempo determinato per più di 36 mesi, termine oltre il quale, come già previsto oggi, scatta il contratto a tempo indeterminato. Sull’annosa questione dell’articolo 18 il governo propone di lasciare il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori mentre per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro; per gli economici solo l’indennizzo. Il reintegro sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare considerato illegittimo dal giudice «nei casi gravi».
L’indennità sarà al massimo di 27 mesi tenendo conto dell’anzianità. I licenziamenti discriminatori sono nulli e quindi sono considerati come mai effettuati. Il reintegro nel posto di lavoro nel caso in cui il giudice ravveda la discriminazione quindi vale per tutte le aziende, sia sopra che sotto i 15 dipendenti e con il pagamento delle retribuzioni e dei contributi di tutto il periodo tra il licenziamento e la sentenza del giudice. Fornero ha anche annunciato che i nuovi ammortizzatori sociali partiranno dal 2017. Fino al 2016 ci sarà la transizione .

La giornata

Il nulla di fatto non è comunque giunto come un fulmine a ciel sereno. L’accordo, anzi, è sempre apparso lontano. Le consultazioni, comunque, sono state febbrili. Dopo un pre-incontro in nottata con il ministro Fornero, le parti sociali si sono confrontate nuovamente ieri mattina per circa tre ore. Monti ha incontrato informalmente le organizzazioni sindacali e datoriali, con i rispettivi leader, insieme ai ministri Fornero, Passera (Sviluppo economico) e Grilli (Economia). Prima insieme, poi in due tavoli separati. In contemporanea si è tenuto un tavolo tecnico al ministero di Via Veneto su contratti e ammortizzatori sociali. Ma, nell’impossibilità di giungere a un accordo, si è rimandato tutto al pomeriggio, anche se sul tavolo già si addensavano le nubi della rottura. Dalla Cgil, del resto, trapelavano forti dubbi: «L’esecutivo ha solo manifestato l’intenzione di manomissione dell’articolo 18». Secondo quanto trapelato dalla segreteria della Cgil, infatti, l’obiettivo del governo non è «un accordo positivo ma i licenziamenti facili». Insomma, tutto ruotava attorno all’articolo 18, come sempre. Appuntamento alle 16, quindi, anche se poi la ripresa dell’incontro è slittata di circa un’ora e mezza perchè prima dell’avvio il governo ha incontrato separatamente sia i leader dei sindacati, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sia di Confindustria.