La statua censurata di Bruno Mussolini

Antefatto: il comune versiliese di Forte dei Marmi, guidato da una giunta di centrosinistra, ha recentemente deciso di esporre in luogo pubblico una statua in marmo raffigurante l’eroico aviatore Bruno Mussolini. L’opera fu commissionata nel 1943 da Benito Mussolini al celebre scultore Arturo Dazzi. Il figlio terzogenito del duce, infatti, morì schiantandosi al suolo durante un volo d’addestramento nei pressi dell’aeroporto di Pisa. Il manufatto fu regolarmente pagato, e puntualmente eseguito, ma l’improvvisa caduta del fascismo il 25 luglio 1943 ne impedì l’esposizione in luogo pubblico. Così, il “monumento all’Aviatore” è rimasto a casa Dazzi a coprirsi di ragnatele, finché la famiglia nel 1987 decise di donarlo al comune di Forte dei Marmi. L’opera d’arte, in marmo di Carrara, del valore stimato in 15 milioni di lire, da quel giorno è rimasta a marcire in un anonimo fondaco comunale. Nel 1998, l’allora sindaco di Forza Italia, Roberto Bertola, ebbe per primo l’idea di collocarla in uno spazio pubblico, ma Rifondazione comunista si oppose al progetto scatenando un mucchio di pretestuose polemiche. Oggi, anno di grazia 2012, e a pochi mesi dalle elezioni amministrative, il primo cittadino di Forte dei Marmi Umberto Buratti, anch’esso immancabilmente di sinistra, ha rilanciato l’idea. La statua, secondo gli intendimenti di Buratti, doveva essere collocata e inaugurata il 25 marzo prossimo nel parco di Villa Bertelli di Forte dei Marmi. Ma a questo punto la pantomima si è ripetuta con sconcertante puntualità. Le trinariciute sinistre di Versilia, a corto d’idee ma sempre in prima fila quando si tratta di demonizzare chi non la pensa come loro, hanno iniziato a lanciare la loro fatwa, e il sindaco ha dovuto fare marcia indietro, riponendo sotto naftalina la statua. Naturalmente questi campioni di democrazia non si sono limitati ad esprimere il loro disappunto in maniera “verbale”, ma hanno addirittura minacciato di passare a vie di fatto. E tutto questo in nome di un fantomatico «atto di apologia del fascismo operato da un pubblico ufficiale investito della funzione di primo cittadino di un Comune della Repubblica Italiana nata dall’antifascismo e dalla resistenza». E siccome davanti alla stupidità – e alla malafede – gli stessi dei lottano invano, la vicenda ha avuto il suo triste e inevitabile epilogo attraverso un asettico comunicato stampa: «Il sindaco, allertato sui rischi di episodi di violenza in alcuni casi annunciati, nella consapevolezza del proprio ruolo e della responsabilità che ne deriva in quanto rappresentante delle istituzioni, comunica – d’intesa con l’Associazione Arma Aeronautica – che alla cerimonia prevista per domenica 25 marzo non verrà più esposta la statua de L’Aviatore  di Arturo Dazzi». Le proteste contro l’esposizione del “pericolosissimo” e “oltraggioso” reperto sono state capeggiate dall’Anpi di Lucca e da vecchi partiti ormai decotti e sull’orlo del fallimento materiale e morale, tra cui il Pd. E naturalmente, per ragioni di ordine pubblico e il timore di incidenti, l’amministrazione ha deciso di arrendersi e soprassedere. «Come sapete, in questi giorni si è scatenato il finimondo. Avevo informazioni ben precise – ha spiegato Buratti – dell’organizzazione di episodi violenti. Alcuni me li hanno annunciati direttamente per telefono. Si è giunti perfino ad associare l’Arma Aeronautica al fascismo e si è fatto credere che il sottoscritto volesse omaggiare il Duce e la sua famiglia. Tutte questioni che non solo non corrispondono alla verità, ma che respingiamo con forza». L’amministrazione ha deciso di fermarsi dunque «per un senso di responsabilità di fronte alla messa in moto di una macchina della violenza che non ci appartiene», ha concluso il sindaco. «Tanto per dirne una – ha raccontato Buratti – ieri sera ho ricevuto la telefonata del figlio di colui che nel 1943 fece saltare il cippo posto a San Giusto di Pisa nel luogo esatto dove precipitò l’aereo di Bruno Mussolini, e poi email e messaggi di tutti i tipi e i toni. Ci fermiamo dunque per senso di responsabilità e non perché dubitiamo di noi stessi». A Forte dei Marmi insomma, il Duce (anzi, suo figlio Bruno) fa ancora paura. In una delle mete più in del Paese l’esposizione di una statua dedicata a Bruno Mussolini può suscitare gli incubi di coloro che dell’antifascismo hanno fatto una lucrosa rendita di posizione. Questo la dice lunga sulla solidità della “loro” democrazia. E se il dietrofront rischia di essere politicamente dannoso, il sindaco non teme contraccolpi. «A questo punto ognuno pensi ciò che vuole. La cerimonia prevista invece si svolgerà regolarmente». La domanda, però, sorge spontanea. Dove finirà la scultura? «Al momento resterà dov’è – continua Buratti – al riparo da curiosi e vandali». La statua comunque rimarrà riposta solo per poco. «Ad ogni modo è mia intenzione – ha concluso Buratti – andare avanti nel progetto del museo dedicato ad Arturo Dazzi. Lì saranno conservate diverse sue opere, compresa quella dell’aviatore Bruno Mussolini».