«La riforma della Rai? Una scusa per le poltrone»

«Siamo alle solite, il Pd ha la fissazione delle poltrone Rai». Maurizio Gasparri ha decifrato in poche battute l’ultima sparata di Bersani e Finocchiaro.che sono tornati a invocare una riforma della Rai. «Mai più una governance Rai con questa legge», ha incalzato il segretario del Pd rispondendo ai cronisti alla Camera.
Una richiesta rispedita al mittente dal padre della legge sull’assetto radiotelevisivo. «Se il partito di Bersani non vuole partecipare alle sedute della Commissione di Vigilanza – replica il presidente dei senatori Pdl – non partecipi. Ma le sentenze della Corte non consentono al governo interventi che stravolgano la situazione esistenze. Non resta che applicare la legge vigente». Per Gasparri quella dei democrat è una vera e propria «fissazione. Vogliono mettere le mani sulle poche poltrone di viale Mazzini che non sono ancora loro». Il capogruppo Pdl in Senato lancia anche un avvertimento a Monti in vista della scadenza del Cda Rai, il 28 marzo. «È vero che il presidente lo designa di fatto il governo, ma è vero pure che la nomina deve essere ratificata dai due terzi dei voti della Vigilanza. Quindi, sia chiaro: se il nome non ci piace non passa». Anche Mario Landolfi, già ministro delle Comunicazioni, oggi vicepresidente della Commissione di Vigilanza, segna il perimetro dell’azione del governo: «Si possono fare tutte le discussioni che voglioni, ma ricordiamo che siamo in una fase politica eccezionale», tuttavia, ricorda il parlamentare del Popolo della libertà, «l’esecutivo è composto da ecellenti professori che nessuno ha votato e che hanno un compito ben delimitato». Quindi? «Altre questioni come la Rai vanno sicuramente affrontate, ma quando ci sarà una situazione di assoluta normalità. Oggi spostare l’attenzione della governance Rai, tema che non interessa praticamente a nessun italiano, vuol dire strumentalizzare». In soldoni, per Landolfi «si sta ciurlando nel manico, la questione sarà sicuramente da affrontare ma quando ci sarà un momento politico più tranquillo». La veritì «Il centrosinistra vuole pure il Tg1 e la poltrona del direttore generale, perché il resto già ce l’hanno». Dello stesso tenore la posizioen di Paolo Romani. «Noi ci opponiamo al fatto che il riassetto della governance della Rai – osserva il parlamentare Pdl – diventi oggetto di discussione con il governo che ha altri compiti. Non ha il compito di occuparsi di giustizia di legge elettorale, n di Rai. Sono argomenti che non devono essere oggetto di un vertice».

L’ipocrisia del Pd sui precari
«Vogliono riscrivere la governance della Rai entro venti giorni? E curioso che questi paladini della libera informazione e dei lavoratori nei tre anni in cui sono in Commissione di Vigilanza non si siano mai occupati del problema dei precari», osserva Marcello de Angelis.  «Chi si occupa tanto di poltrone – nota il deputato Pdl – non spende una parola sulla vicenda dei contratti con i precari, la cui importanza è stata ulteriormente messa in luce da ultimo con la polemica sulla clausola relativa alla gravidanza». Per il componente della Commissione di Vigilanza,  «alla luce dell’elevato numero di soggetti interessati da tali tipologie di contratto, circa qurantamila, si aspetta invano di sapere quali siano le intenzioni dell’azienda per il futuro di questi lavoratori».

Rotto il tavolo delle trattative
A proposito di precari, si sono interrotte le trattative per il rinnovo del personale non giornalistico della Rai, che riguarda circa quindicimila dipendenti, comprese tremila persone a tempo determinato. In un comunicato, Il Libersind Confsal dichiara «senza mezzi termini che il naufragio odierno della trattativa contrattuale, apre una fase di grande preoccupazione per le sorti di tutti i lavoratori della Rai». La serrata trattativa contrattuale protrattasi per tutta la notte del 29 febbraio «aveva raggiunto, a nostro parere, un grado di complessivo equilibrio normativo ed economico che consentiva, con un solidale sacrificio, di portare al sicuro interi settori produttivi dagli smantellamenti deliberati all’unanimità dal Cda. «La bozza di accordo contiene elementi che sul fronte economico consentono un recupero salariale – spiega l’Ugl – a partire dal premio di risultato, per il quale è stato chiesto il pagamento del 75 per centro entro aprile, fino alla ‘una tantum’ di 2 mila euro per i lavoratori di quarto livello a tempo indeterminato e di mille euro per i dipendenti con contratto a termine, all’incremento dei minimi stipendiali. Solo con un confronto leale è possibile garantire maggiore serenità ai lavoratori e un futuro ad una grande azienda come la Rai». Nella replica ai sindacati viale Mazzini osserva invece che «nell’ipotesi di accordo era contenuta un’importante offerta economica, oltre a garanzie occupazionali».

La Rai contro Minzolini
Nella seduta di ieri il Cda ha ripreso il dibattito sul piano di produzione della fiction 2012. Nel corso della discussione – si legge in una nota – sono state condivise in ambito consiliare una serie di modifiche, tra cui l’esigenza del rispetto del budget assegnato, che consentiranno l’approvazione del piano di produzione 2012 nella prossima seduta. Secondo quanto si apprende sarebbe slittata alla prossima settimana anche la discussione sull’ordine del giorno presentato dal consigliere Rodolfo De Laurentiis, per la riorganizzazione di Raiuno e l’eventuale sostituzione del direttore Mauro Mazza.
Intanto, è cominciato ieri con la costituzione di parte civile dell’Azienda, il processo in cui è imputato l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini. I giudici della VI sezione penale del tribunale di Roma, dopo la rituale costituzione delle parti, hanno indicato due prossime date d’udienza, il 24 maggio ed il 6 giugno. Minzolini, che è accusato di peculato in relazione all’uso della carta credito che gli era stata affidata dall’azienda di viale Mazzini come benefit, rispetto alla decisione dei suoi ex datori di lavoro si è detto «perplesso» «Ricordo solo che la Corte dei conti ha archiviato il procedimento a mio carico perché ho restituito tutte le somme».