La giustizia non è merce di scambio

La giustizia, decisamente, non è materia in cui potersi orientare all’insegna del collaudato ma triviale “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Eppure l’impressione che il governo Monti voglia muoversi su queste coordinate è forte, dopo che da Tokyo è rimbalzata una scaletta di priorità che vede ai primi posti proprio la giustizia assieme al lavoro. Il meccanismo è trasparente: il Pd ingoia il rospo della riforma del lavoro, che grossi problemi gli causerà con il proprio elettorato, ma in cambio ottiene una riforma della giustizia concepita strumentalmente come arma contro il centrodestra. Di tutto ciò si discuterà oggi nel vertice tra il ministro Severino e i tecnici del tripartito. Sul tavolo vecchie questioni che negli anni hanno caratterizzato lo scontro tra i poli, come le intercettazioni; temi emersi nelle ultime settimane, come la responsabilità civile dei magistrati; e infine il ddl anticorruzione, elaborato dal governo Berlusconi, approvato dal Senato e ora fermo nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio. La volontà di Severino è quella di non restare impantanata nel gioco dei veti incrociati ma al tempo stesso di cercare  soluzioni che consentano di avvicinare le posizioni e di favorire il dialogo nel mondo politico e tra il mondo politico e i vari operatori della giustizia. Il Pdl, dal canto suo, dice chiaramente di non accettare mercanteggiamenti e fissa i paletti: riforme vere e globali sì, calcoli politici strumentali no. E questo, per esempio, il pensiero del deputato del Pdl  Manlio Contento, che afferma: «L’idea di mettere al primo posto lavoro e giustizia sa molto di tentativo di riequilibrare un certo scontento del Pd. Oltre a questo, tuttavia, c’è da domandarsi quali siano i temi della giustizia a cui si intende mettere mano. Ce n’è uno, per esempio, che è rimasto insoluto, è quello delle intercettazioni. Si potrebbe partire da qui, visto che ne discutiamo da tre anni». Da sinistra, tuttavia, dicono che il Pdl sarebbe in difficoltà sul tema della lotta alla corruzione, ma Contento respinge al mittente le accuse: «Chi crede questo rimarrà deluso. Noi non abbiamo problemi con la lotta alla corruzione, il problema è un altro: se questo tema viene inserito in un quadro più ampio in cui rientrino anche le intercettazioni e tutta una serie di altre tematiche è un conto. Se invece si vuole solo utilizzare la questione contro il Pdl, usandola come contrappeso al lavoro, allora non ci stiamo». Anche il senatore Franco Mugnai è sulla stessa lunghezza d’onda: «Su giustizia e lavoro c’è stato uno scambio politico? Non so, non sono particolarmente dietrologo, ma effettivamente la chiave di lettura mi sembra questa. Del resto questo governo mi sembra sempre meno tecnico e infatti sulle questioni che stanno a cuore a noi si procede per decreto, sulle aree in cui la sinistra è più sensibile, invece, si interviene con ben altre modalità. Quanto alla giustizia, comunque, direi che è un tema delicato per ciò che attiene ai diritti delle persone, ma è anche una questione strategica per l’uso politico che ne è stato fatto. Alcune ipotesi di riforma, per esempio, mi sembrano molto simili ad alcuni cavalli di battaglia storici della sinistra…». Ciò non significa, tuttavia, che sul tema non si possa intervenire in modo sensato. «Io inizierei – spiega Mugnai – dai percorsi già avviati, come quello relativo alle intercettazioni. C’è poi la riforma del processo civile, così importante anche per i suoi risvolti economici. Le norme anticorruzione? Nessun problema, le prime le abbiamo fatte noi con il governo Berlusconi. A patto che siano ben armonizzate nel contesto del nostro ordinamento». Neanche Maurizio Paniz sembra avere problemi con i provvedimenti volti a combattere la corruzione. Ma avverte: «La giustizia è una priorità di per sé, ma non è un tema suscettibile di calcolo politico. È una risorsa per il Paese che va gestita in modo opportuno, cosa che non sempre avviene. Per questo è giusto intervenire. Il Pdl, comunque, è disponibilissimo a tutte le iniziative in materia». Anche a portare avanti il ddl anticorruzione? Paniz non ha dubbi: «Quel provvedimento lo abbiamo voluto noi e lo avremmo già votato, è stato il governo a fermarne l’iter. Stessa cosa per la cancellazione del reato di concussione, di cui si sta parlando molto: è stato un emendamento del Pd, sollecitato dalla comunità internazionale, a porre la questione. Ostruzionismo del Pdl sull’anticorruzione? Si tratta di un’idea totalmente infondata». Diversa l’opinione del senatore Carlo Giovanardi, che giudica in maniera molto severa il disegno di legge che porta il nome di Alfano ma che sembra diventato, ora, un cavallo di battaglia della sinistra. «Non lo voterò mai – dice senza mezzi termini – sono qui dal 1992, ho visto gli effetti della demagogia e dell’antipolitica, sarebbe assurdo se i parlamentari votassero un testo del genere. Ho sentito parlare di fattispecie vaghe, di lotta alle segnalazioni e alle raccomandazioni. Ma che significa? Sono concetti talmente fumosi che con certi magistrati chiunque può essere incriminato. Il ddl porta il nome di Alfano, è vero, ma io guardo ai contenuti, non ai nomi. Tante leggi partono in un modo e finiscono in un altro…». Quanto all’agenda di Monti, Giovanardi spiega: «Io sto ai fatti: che la giustizia sia una priorità è oggettivo. Penale e civile. Se il premier dice che è un argomento da affrontare fa piacere, sottolinea una criticità tutta italiana. I temi da affrontare sono tanti. La responsabilità dei magistrati in caso di dolo e colpa gravi, per esempio. Non si capisce perché i giudici, in Italia, siano i soli a non pagare per i propri errori. Ci sono poi le intercettazioni da regolare. Insomma, di roba da fare ce n’è, basta non abbandonarsi alla demagogia».