In cdm non si parla di Riccardi, ma Monti s’infuria con Terzi…

Il primo a uscire da Palazzo Chigi è stato lui, Andrea Riccardi, il grande protagonista dello scandalo sugli “schifados” della politica. Come spesso accade s’è preso personalmente la briga di infornare i giornalisti su alcune misure approvate dal governo, come quella sulla golden share dello Stato sulle partecipate pubbliche. Prima di lui, in realtà, era sgattaiolato via il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che prima del Consiglio dei ministri aveva presenziato al Comitato interministeriale per la sicurezza convocato dal presidente del Consiglio Mario Monti dopo l’uccisione dell’ostaggio italiano in Nigeria. Due vicende diametralmemte diverse quelle di Riccardi e Terzi, ma egualmente spinose per il premier. Il quale, però, del caso-Riccardi in Consiglio dei ministri non ha assolutamente parlato, tantomeno col diretto interessato. Nelle stesse ore in cui il Pdl decideva il ritiro della lettera con la richiesta di una mozione di sfiducia contro il ministro delle Cooperazioni, Monti confidava ai suoi collaboratori di non essere allarmato per le eventuali ritorsioni politiche sul caso-Riccardi, tantomeno per le fibrillazioni in atto tra Pd e Pdl. Nel senso che – sostiene Monti – non vanno sottovalutate le schermaglie politiche con i partiti, ma è evidente che quel sondaggio della Ipr sulla popolarità di un partito “dei tecnici” ha avuto l’effetto di una tanica di benzina sul fuoco. «È chiaro che più cresce il consenso per noi, più diminuisce quello per i partiti, per questo trovo quasi inevitabile che si cerchi qualche motivo di conflittualità con il governo, che peraltro paga subito nei sondaggi…». Insomma, secondo Monti, Pd e Pdl sono quasi obbligati a fare un po’ di “casino”. Come era accaduto l’altra sera con i Democrat, in Commissione, sul dl Semplificazioni, come potrebbe accadere ancora sull’articolo 18. Ciò non toglie che il presidente del Consiglio in queste ore abbia raccomandato ai ministri di non dare appigli alla classe poltica: «Concentratevi sui provvedimenti, a testa bassa», avrebbe detto Monti. Diversa, invece, è stata la reazione del premier sul caso-Nigeria. Anche ieri, con Terzi prima e con gli altri ministri poi, il premier avrebbe manifestato tutta la propria irritazione per essere stato informato solo in serata, direttamente da Cameron, del tragico blitz compituto. Monti sembra avercela più con la propria diplomazia che con gli inglesi. Ma a Terzi non perdona neanche le gaffe sui marò e sulla Urru, due nodi ben lontani dall’essere sciolti. Ecco perché ieri la convocazione del Comitato interministeriale per la sicurezza è apparso a molti come un vero e proprio commissariamento della Farnesina.