Il Pdl è offeso, Riccardi rischia (e il Pd insulta)

Chiamatela gaffe, caduta di stile o confessione freudiana, ma di sicuro la dichiarazione di “schifo” per la politica rilasciata mercoledì sera dal ministro Andrea Riccardi ha lasciato il segno nelle file del Pdl. E le scuse del titolare della Cooperazione, che ha parlato di un equivoco per quell’attacco al segretario Alfano a seguito del suo forfait al vertice su Rai e giustizia, non sono state sufficienti a riportare serenità nel Popolo della libertà, che non perdona a Riccardi quell’atteggiamento sprezzante nei confronti della classe politica, al punto che una parte del partito si spinge fino a chiederne le dimissioni. In quarantasei, al Senato, hanno firmato una lettera di fortissima critica nei confronti del ministro, chiedendo al gruppo di presentare una mozione di sfiducia, propedeutica alle dimissioni di Riccardi. Quanto basta per allarmare Monti, molto più del giorno precedente, caratterizzato dallo “strappo” di Alfano con Bersani. Quanto basta per indurre il premier a rilasciare una dichiarazione, da Belgrado, con l’auspicio che “restringendosi lo spread sui Bot non si allarghi lo spread tra i partiti politici che sostengono la maggioranza”. Ma anche ieri, dal Pdl, la Bindi e Gentiloni in veste di cattolici sono corsi in difesa di Riccardi con parole offensive nei confronti del Pdl, definito “partito alla sbando”. Proprio quel Pd che tra inquisiti e scandali delle primarie, non sa più a che santo votarsi per non perdere elettori, con Monti o senza Monti.
 
La lettera dei 46
Ci sono anche Lucio Malan, Luigi Ramponi, Cinzia Bonfrisco, Domenico Gramazio ma in primis l’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma (primo firmatario, appunto) fra i 46 senatori del Pdl che hanno scritto al presidente del gruppo a palazzo Madama Maurizio Gasparri per avviare la richiesta di dimissioni del ministro Andrea Riccardi. E così i senatori hanno messo nero su bianco la loro protesta dopo «tre mesi» di «lealtà» all’esecutivo in carica: «All’indomani di esternazioni del ministro Riccardi a dir poco scomposte e sguaiate – scrivono – ci sembra che il ricorso alla mozione individuale di sfiducia nei suoi confronti sia diventato gesto necessario e urgente». «Può darsi che lo strumento regolamentare sia discutibile, può darsi che le scuse del ministro Riccardi siano apprezzabili – proseguono – ma per evitare che un governo del quale faccia parte il Professore in oggetto abbia la nostra fiducia ci è parso imprescindibile puntare su un’iniziativa ad hoc del nostro gruppo».  L’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma dichiara di essere «molto offeso» da ciò che ha detto l’esponente dell’esecutivo e ribadisce la necessità che quest’ultimo rassegni le dimissioni. «Non è assolutamente in discussione – sottolinea Palma – la fiducia al governo Monti verso il quale la nostra lealtà e la nostra disponibilità sono garantite da Berlusconi e Alfano». «Monti sin dal suo discorso di insediamento – ricorda il senatore del Pdl – ha affermato il massimo rispetto del governo per la centralità del Parlamento. E il Parlamento è la politica».

Gasparri valuta le conseguenze
«È una lettera non è una mozione. La questione è delicata la valuteremo con Alfano e lo stato maggiore del partito, non c’è un automatismo. Credo che se ci siano spazi per il chiarimento sia meglio che andare allo scontro. Riccardi ha detto una cosa grandemente sbagliata, è incappato in un fuori onda, è capitato a tutti. Io ho preso atto delle scuse pubbliche del ministro», ha spiegato ieri Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, da Orvieto. «Mi preoccupa molto di più – ha proseguito – l’incontro  tra il ministro Paola Severino e i due segretari Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Il ministro può incontrare le forze politiche, ma se ne incontra due su tre…». Come sempre accade di fronte a questioni così importanti, «nel gruppo del Pdl discuteremo e decideremo tutti insieme e importante rilievo avranno le indicazioni che arriveranno dai capigruppo Gasparri e Quagliariello», sottolinea Francesco Casoli, vicepresidente dei
senatori del Pdl.

Consenso sull’iniziativa

Al Senato, e non solo, sono in tanti a commentare positivamente l’iniziativa. «Invece di sparlare, il ministro avrebbe fatto meglio ad occuparsi più produttivamente, per esempio, dei nostri marò. Visto che gli facciamo schifo, Riccardi eviterebbe così, di prendersi pro quota i nostri ripetuti voti di fiducia che il governo chiede e che evidentemente non egli gradisce», dice il senatore Altero Matteoli. «Sappiamo distinguere tra un’affermazione e un fuorionda ma non è possibile che chi usa la nostra forza e responsabilità disprezzi quello che siamo e quello che rappresentiamo», spiega il vicepresidente del gruppo Gaetano Quagliariello. Il senatore Gramazio, tra i firmatari della lettera, non vede margini di ricucitura: «Riccardi si deve dimettere, se anche gli altri facessero un passo indietro, io manterrei la firma. Il ministro occupa quella poltrona grazie ai voti del Pdl, non può polemizzare con un partito che lo sostiene».