«Il nostro congresso? Sarà una ribalta per i lavoratori»

Non era facile guidare quel sindacato dopo la ventata di novità e di carisma rappresentata da Renata Polverini. Eppure Giovanni Centrella, leader dell’Ugl e segretario “operaio”, non solo è riuscito a raccogliere il testimone, ha portato la confederazione al centro del dibattito sulla riforma del welfare. Il fatto, poi, che la discussione sulle regole del mercato del lavoro coincida con l’apertura del terzo congresso dell’Ugl, della quale verrà riconfermato segretario generale, rappresenta un’occasione irripetibile per portare chiaro al governo un messaggio: occorre passare dal rigore allo sviluppo.

Monti è tornato alla carica: le aziende in Italia non assumono perché è difficile licenziare. Sembra l’ennesimo aut aut rivolto a politica e parti sociali.

Monti ha una sua idea, che non è la nostra. Mettiamo che, di punto in bianco, tutti i segretari generali si dicessero d’accordo con l’abolizione dell’articolo 18: non ci sarebbe un solo posto di lavoro in più. Le aziende subiscono una pressione fiscale eccessiva. Lo abbiamo detto: accanto alla riforma del lavoro occorre una riforma fiscale che porti più soldi nelle tasche dei cittadini, perché possano spendere di più. Se si spende di più si può produrre e aumentano i posti di lavoro.

L’attenzione sembra solo sull’articolo 18.

Abbiamo agito con molta responsabilità aprendo in qualche modo alla sua revisione, ed è per questo che adesso la nostra voce dovrebbe essere ascoltata. Abbiamo chiesto che anche per i licenziamenti economici sia un giudice a decidere se il lavoratore debba essere reintegrato o gli spetti solo un indennizzo: questo è il punto.

Segretario, in questa vicenda così delicata ha dimostrato che c’è una Ugl anche senza Renata Polverini.

L’Ugl è una confederazione che ha 62 anni di storia ed è più viva che mai. Bisogna dare atto che Polverini ha saputo, in un momento particolare della storia sindacale, tirare fuori da un angolo l’Ugl e metterla in carreggiata. Io non ho fatto altro che capitalizzare questo patrimonio, riportando il sindacato nei luoghi di lavoro. Siamo andati ovunque, abbiamo fatto assemblee nelle fabbriche e basta guardare le ultime elezioni nella Pubblica amministrazione per vedere che abbiamo ben fatto: ora anche qui l’Ugl ha la sua rappresentatività.

La sua è una storia operaia, quanto l’ha aiutata a comprendere questo frangente?

Tanto. Perché io vengo da quel mondo: ho montato motori fino a qualche anno fa. Non perderò mai l’abitudine alla fabbrica.

Si dice che siano stati proprio gli operai dell’Ugl a farla riflettere sulla riforma dei licenziamenti.

È la verità. Ho ascoltato prima tutti i segretari nazionali di categoria per sapere cosa pensassero dell’articolo 18, poi molti messaggi sul telefono, su facebook e su twitter nei quali le persone mi dicevano che stavamo commettendo un errore. Siccome sono abituato ad ascoltare sempre la base, l’ho fatto anche questa volta. E sono andato a dormire con lo spirito di un operaio.

A quanto pare il ministro Fornero non l’ha presa molto bene?

No, non l’ha presa per nulla bene. Figuriamoci che mi ha risposto grossomodo così: dottor, signor Centrella, prendo atto che lei ha cambiato idea.

Gelida.

Credo che la Fornero sia una persona che sa come comportarsi e che sia molto preparata, ma dovrebbe abbandonare un po’ la cattedra e vedere che cos’è il mondo reale che, con certe uscite, dimostra di non conoscere tanto bene, specie il Sud.

In effetti lei potrebbe spiegarle cosa significa stare in cassa integrazione.

Non si vive bene. Perché quello che porti a casa non è lo stesso di quando lavori. Se prima si potevano spendere mille euro, abituarsi a vivere con 700 è un problema. La riforma degli ammortizzatori sociali non l’abbiamo contestata, solo che non dovrebbe entrare in vigore subito, nel 2016. Proprio perché ci troviamo in un memento di crisi, ha bisogno di qualche anno di più.

Oggi inaugura l’assise dell’Ugl, sulla quale l’attenzione mediatica sta montando. Che cosa si aspetta da questo congresso?

Dell’attenzione sono contentissimo. Detto ciò mi aspetto un congresso che abbia il coraggio di prendere posizione e so che lo farà perché la nostra classe dirigente è fatta di lavoratori che sanno bene cosa significhi scegliere. Poi, visto che avremo i ministri Fornero e Passera e con loro due ex ministri del lavoro, auspico che da questo congresso possa uscire un messaggio su un riforma ben fatta, ma che tenga in considerazione le esigenze della forza lavoro.

Che cosa chiederà al governo?

Noi non vogliamo che la riforma venga messa su un binario morto, perché è anche frutto della nostra mediazione. Vogliamo che sia buona ed efficace, per questo servono alcuni correttivi che le conferiscano equità e senza i quali si intaccherebbero il diritto e la possibilità di difendere il proprio posto di lavoro, la propria sopravvivenza, da decisioni arbitrarie, ingiustizie e abusi. Chiederò di avere maggiore attenzione per chi ha già fatto sacrifici. Basta con la politica del rigore, occorre passare alla fase dello sviluppo. Non solo: occorre che a pagare di più sia chi guadagna di più.

Una patrimoniale?

Perché no.

Dal palco dell’Ugl parleranno Cgil, Cisl e Uil: che segno è?

È segno che ci sono dei sindacati maturi, che sanno bene come muoversi e come comportarsi.

Un giudizio su Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

La prima è una persona che riesce a rispettare e ascoltare le idee altrui, anche se differenti. Bonanni è un mediatore nato, ed è un complimento. Con Angeletti apparteniamo alla stessa categoria, siamo metalmeccanici: mi piace a prescindere.

Hanno deciso di scendere in piazza sulle pensioni. E voi?

Andremo in piazza anche noi. Ciò che è stato fatto ha lasciato troppi in una situazione intollerabile: né lavoratori né pensionati.

Cosa c’è oltre questa crisi?

In questo momento affrontiamo tutti la crisi. È il modo per costruire il futuro.