Il declino dei Monti-boys: dal miracolo italiano al triste “Non possumus”

Troppo facile prendersela con i più deboli e piegare la testa di fronte a chi minaccia la piazza organizzando pullman da tutt’Italia. O  a chi, come il Pd, antepone l’interesse di partito a qualsiasi altra cosa e fa capire – tra uno strillo della Bindi e una faccia scura di Bersani – che potrebbe far mancare l’appoggio al governo. La riforma del lavoro si sta sciogliendo e di quella fiscale non si legge neppure una virgola, forse perché ricorda il “meno tasse per tutti” di berlusconiana memoria. Quando si è trattato di aumentare le tasse e di far piangere i pensionati (per solidarietà qualche lacrimuccia se la fece scappare anche la Fornero) o di dar luogo alle liberalizzazioni, prendendosela solo con farmacisti e tassisti fatti passare come i nemici del popolo, il governo tecnico non ha avuto esitazioni. Ha dato l’assalto allo status quo e tutti – dalle maggiori testate giornalistiche agli opinionisti che saltano da un salotto televisivo all’altro – hanno parlato di grande svolta, Monti descritto come un santo capace di fare miracoli e la sua squadra come quell’élite intellettuale che mancava al Paese. Passati al tema del lavoro e del fisco, il decisionismo è scomparso e alla fine anche i professoroni hanno scelto di consegnarsi mani e piedi al piddì, intento solo a salvare capra e cavoli. E chissenefrega del «bene del Paese» con cui Bersani si era riempito la bocca in tutta la fase che portò alle dimissioni di Berlusconi. Riforma del lavoro svuotata, riforma del fisco rinviata, se ne parlerà prossimamente su questo schermo. Dal Salva-Italia si è passati al “Non possumus”.