Il Cavaliere  “complice” degli evasori? Un’altra frottola della sinistra

Il palcoscenico variava secondo il palinsesto, una volta era Ballarò, un’altra Annozero. Gli attori protagonisti – i cosiddetti esperti ai quali facevano eco gli esponenti del centrosinistra – recitavano sempre lo stesso copione: il male di tutti i mali è l’evasione fiscale ma abbiamo un presidente del Consiglio che aiuta gli evasori. Il nemico da abbattere era sempre lui, Silvio Berlusconi, come al solito travolto dalla macchina del fango. Una leggenda – quella del Cavaliere amico dei furbetti delle tasse – che faceva comodo ai Bersani e ai Di Pietro di turno, che cercavano di convincere l’opinione pubblica con questo teorema: il “diavolo” vi chiede sacrifici ma consente a tante persone di avere yacht e ricchezze alla Paperon dei Paperoni senza sborsare un solo centesimo. Adesso, però, anche se a scoppio ritardato, escono i dati ufficiali che dimostrano l’esatto contrario: mai nessuno ha recuperato tanto denaro dalla lotta agli evasori fiscali come ha fatto il governo Berlusconi. Le cifre, rese note dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, dimostrano infatti che lo scorso anno le entrate, nonostante il peggioramento della situazione economica avvenuto nella seconda metà del 2011, sono cresciute e anche di parecchio. Ma quel che più conta, sono aumentati di molto i proventi generati dalla “caccia all’evasore”, con un balzo del 22,7 per cento, una cifra record che la dice lunga sulla falsità della propaganda messa in atto dal centrosinistra e dai giornali “di peso” contro Berlusconi.

Il fisco formato Cavaliere
La macchina fiscale messa in piedi dal Cavaliere e da Tremonti, in sostanza, non solo non ha prodotto problemi di gettito (incassi per 7.361 milioni di euro), ma ha permesso il recupero di una parte consistente (1.361 milioni più del 2010) di imposte sottratte all’erario. Più di un quarto di quanto incassato in più (4.823 milioni di euro) rispetto all’anno prima, che rappresentano un incremento del 12 per cento del totale delle entrate pari nel 2011 a 411.790 milioni di euro. Un quadro che conferma la bontà dell’impostazione tremontiana e l’efficacia delle misure correttive contenute nelle manovre di finanza pubblica varate a partire dalla scorsa estate. Con i redditi in difficoltà per effetto della crisi economica, un contributo importante al risultato positivo delle entrate erariali è arrivato dalle imposte indirette (quelle sui consumi) che hanno chiuso il 2011 con un incremento di 4.413 milioni di euro rispetto al 2010 (+2,3 per cento); le imposte dirette (quelle progressive sui redditi), invece, si sono attestate sostanzialmente allo stesso livello del 2010 (+410 milioni di euro, pari a + 0,2 per cento). Già un anno fa, perciò, era iniziato il percorso virtuoso per spostare una parte del prelievo dalla tassazione diretta a quella indiretta e alleggerire così le tasse sul reddito.

Operazione case fantasma
Gli 007 del fisco hanno messo il sale sulla coda a molti evasori ma, in particolare, sono riusciti a far emergere 1.081.698 unità immobiliari sconosciute al catasto, regolarmente regolarizzati nel corso dell’anno. L’operazione “case fantasma” ha fatto emergere una rendita di 817,39 milioni di euro per un maggiore gettito quantificabile  in  472 milioni. «Gli straordinari risultati raggiunti  – afferma il Direttore dell’Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno – sono stati resi possibili da soluzioni organizzative e tecnologie innovative mai utilizzate precedentemente, nonché grazie al grande impegno profuso da tutto il personale dell’Agenzia che, pur assicurando il raggiungimento di tutti gli obiettivi concordati con il ministero dell’Economia, ha portato a termine, in tutto il territorio nazionale, una nuova e capillare attività di recupero fiscale nel settore immobiliare». Commentando i dati di consuntivo relativi al 2011, Fabrizia Lapecorella, direttore generale delle Finanze, ha sottolineato che «l’ulteriore implementazione delle basi dati catastali realizzata attraverso la regolarizzazione degli “immobili fantasma” migliora sensibilmente la qualità delle informazioni utili a indirizzare in modo sempre più efficiente e mirato sul territorio l’azione di contrasto all’evasione ed elusione fiscale. In questa prospettiva i risultati raggiunti costituiscono anche un passo importante nella direzione di potenziare la sinergia tra amministrazioni centrali e locali nell’attività di accertamento dei tributi».

Investimento sul futuro

Oltre che sul presente si è investito anche sul futuro iniziando quella marcia che deve portare a far emergere una cospicua parte del sommerso. L’Italia è, infatti, maglia nera nella Ue. Secondo i dati raccolti da “Tax research London” e resi noti qualche giorno fa, il valore del sommerso nel nostro Paese è pari a 418,23 miliardi, per un’evasione stimata in 180,257 miliardi. Alle spalle dell’Italia si classificano la Germania e la Francia. Qui, però, partendo da dimensioni economiche molto più ampie, il valore assoluto è alto, ma l’incidenza percentuale è la metà di quella italiana. Infatti, l’economia tedesca in nero valeva nel 2009 poco meno di 400 miliardi di euro e faceva perdere al fisco oltre 158 miliardi (il 16 per cento delle entrate totali). In Francia, invece il sommerso sfiora i 290 miliardi, generando un’evasione di 120,6, pari al 15 per cento del gettito fiscale complessivo. Attaccare questo moloch rappresenta un fatto di straordinaria importanza che non si ferma alle ricadute positive contingenti, ma disegna scenari in cui, finalmente, l’evasione può essere vista come un fenomeno in via di attenuazione e l’abbattimento della pressione fiscale come qualcosa di possibile.

Il riconoscimento della Ue
Bruxelles guarda al quadro della situazione e riconosce che «l’Italia ha fatto molto per combattere l’evasione fiscale», anche se «il problema rimane ancora molto grande». Il problema, comunque, non è solo italiano tanto che – ricorda Algirdas Semeta, commissario Ue alla Fiscalità – «la Ue perde ogni anno mille miliardi di euro per colpa dell’evasione». In particolare, per Semeta, si può lavorare sull’evasione dell’Iva, con il “sistema di reazione rapida” già elaborato da Bruxelles, che consente di abbattere i tempi di intervento. Si muove anche la Guardia di Finanza. Soltanto il comando provinciale di Torino, con l’operazione denominata “Pantalone”, ha scoperto 123 “furbetti” delle pensioni che continuavano a incassare l’assegno di parenti o conoscenti deceduti. La truffa, dell’ordine di 6 milioni di euro ai danni dell’Inps, veniva portata avanti presentandosi alle Poste con delega del titolare, oppure attraverso un conto cointestato con il pensionato morto di cui non veniva comunicato il decesso.