I tifosi di Monti a sinistra come i dieci piccoli indiani: non ne rimase più nessuno

Alla sinistra del Carnevale anticipato – quella che a novembre festeggiava con i coriandoli le dimissioni di Berlusconi – non piace più il governo dei tecnici. Che a sua volta ha anticipato il pesce d’aprile con un bel «Toh che sorpresa, cambiamo l’articolo 18». Bersani ha rimediato una figuraccia, il Pd si è spaccato, i suoi alleati (passati, presenti e futuri) hanno minacciato fuoco e fiamme. «Monti si sente il nuovo unto sobrio del Signore», ha detto Di Pietro che ora ha la sensazione di essere passato da un Berlusconi all’altro, tanta fatica per niente. Ecco che il “professore” comincia ad essere indigesto. “L’Unità” lo bacchetta per quel «messaggio ruvido» lanciato dall’Asia sulla possibilità di lasciare se il Paese non è pronto: «La fatica della mediazione vale anche per i tecnici, pur se chiamati a gestire una fase di emergenza». E sostiene: «Il premier, invece che usare parole sopra le righe, dovrebbe facilitare il confronto con la sua “strana maggioranza” composta da forze politiche oggettivamente alternative. E non dovrebbe mai dimenticare che l’Italia è una Repubblica parlamentare e quindi la sovranità delle Camere non può essere vissuta quasi fosse un impaccio». Dal canto suo, “Europa” invita Monti a fare la tara: «È meglio smussare gli angoli». Di contro, lo stesso Monti guadagna il plauso di Obama (quel plauso che il piddì riteneva fondamentale) e del “Wall Street Journal” che lo paragona a Margaret Thatcher. Il quotidiano americano si spinge a dire che il “professore” «ha la rara opportunità di educare gli italiani rispetto alle conseguenze di opporsi alle riforme». Un’altra pillola da inghiottire. Primo perché la Thatcher non è mai stata gradita alla sinistra. Secondo perché per adesso da educare c’è soprattutto il Pd. Che si chiede: «Che guaio abbiamo fatto». Era meglio non anticipare il Carnevale.