I radical chic hanno vinto o perso? Ma chissenefrega

«Ha vinto l’Italia che piace ai radical chic: non fa figuracce all’estero, se tira tardi la notte è per leggere Kant». Eppure… Il radical chic come modo di pensare, come atteggiamento, come rovello anti-populista ha stancato, è passato di moda, non si trova bene nell’applauso continuo a Mario Monti. Lo ha scritto Mariarosa Mancuso su La Lettura, l’inserto culturale domenicale del Corriere della sera, che diligentemente elenca il mancato boom di programmi come quelli di Serena Dandini e di Daria Bignardi (cui andrebbero aggiunte le recenti deludenti prove di Sabina Guzzanti). «I radical chic si aggirano smarriti: senza un nemico da combattere rischiano la fine dei panda, e non si capisce quale Wwf li possa salvare dall’estinzione». Prima era tutto più chiaro: o si stava con Silvio (cultura molto pop) o si stava contro (cultura alta, destinata per l’imperio dell’etichetta a slittare verso lo snobismo). Ora è tutto mescolato e le antiche certezze cedono il passo a nuove e pressanti insicurezze.
A febbraio Francesco Piccolo, sempre su La Lettura, aveva inaugurato il filone critico contro i reazionari di sinistra, tutti innamorati del film The Artist, per nulla imbarazzati nel loro inseguire la metafora conservatrice che la pellicola racchiude: «Il nuovo porterà solo danni». La sinistra, accusava Piccolo, «è come mia zia». Intelligente e colta, ma vecchia. «Nella sostanza – scriveva Piccolo – mia zia ottantenne, Franzen, il ceto medio riflessivo e gli intellettuali che lo rappresentano passano tutta la vita a difendere il cibo come si faceva una volta, le piccole librerie di quartiere con l’odore dei vecchi libri, il telwfono fisso. Pierluigi Bersani e Susanna Camusso difendono l’articolo 18, altri le vecchie lire, Michel Platini e Diego Maradona, gli sceneggiati in bianco e nero, la commedia all’italiana, la bicicletta, il vedo non vedo dell’erotismo contro la sfacciataggine di oggi. C’è perfino chi rimpiange la Democrazia cristiana…».
Ovviamente, anche i radical chic non stanno lì immoti a prendersi bacchettate su bacchettate. C’è anche un gruppo su Fb, adesso, dove la categoria può liberamente dichiarare la propria adesione alle mode più snob e finto-trasgressive: dal bulgur al birdwatching. Ma il problema è davvero tutto qui? Attenzione: perché il luogo della schermaglia tra radical chic e anti-radical chic è sempre il salotto. È sempre quello il luogo in cui ci si esercita intellettualmente sui gusti letterari e sulle affinità elettive. Snob o pop? Leggi Muriel Barbéry o Faletti?Anticonformismo manierista in entrambi i casi. Punzecchiature tra ex disillusi. Chissà che una vera cultura rappresentativa del paese non venga fuori per esclusione dalla giostra. Né radical, né cafonal. In epoche in cui la crisi d’identità è la cifra da cui non si sfugge, figuriamoci se c’è ancora tempo e voglia per discutere sull’estinzione dei sottoprodotti culturali dei salotti buoni. C’è sempre una terza via, normale, simpatica, sorrdiente, tra il Suv e il Capitale su ipad.