Giustizia: il governo media e fa infuriare la sinistra

La giustizia è una priorità ma se non randella il Pdl che piacere è? Parafrasando il noto slogan pubblicitario del caffé potremmo riassumere così l’atteggiamento del Pd rispetto al vertice sulla giustizia che si è tenuto ieri. Quale fossero gli intendimenti iniziali lo avevano già detto: cedere sull’articolo 18 per mostrare i muscoli sulla giustizia, in modo da poter dare in pasto all’elettorato inquieto un po’ di spirito forcaiolo dei bei tempi. Ieri, però, qualcosa non è andata come previsto.

Il governo non forza
Il vertice del ministro della Giustizia, Paola Severino, con i capigruppo dei partiti di maggioranza, svoltosi in mattinata nella Sala del governo di Palazzo Madama, è durato appena una mezz’ora. Sui tre temi in agenda (corruzione, intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati) non c’è stato scontro. Anzi, non se ne è proprio parlato. Per ora si è solo deciso che si procederà, nel confronto, con incontri bilaterali, ai quali parteciperanno la Severino e i parlamentari esperti nelle materie della giustizia dei singoli partiti che appoggiano il governo Monti. Un incontro interlocutorio, insomma, che ha affrontato il metodo ma non il merito. È stato lo stesso Guardasigilli a riconoscerlo: «Abbiamo varato – ha detto – un metodo sul quale tutti siamo stati d’accordo: quello del confronto. Procedere a colpi di emendamenti non giova a nessuno, quelle della giustizia sono riforme delicate da fare da attuare in maniera concordata. Procederemo con il metodo della trasparenza, fatto salvo il diritto del Parlamento ad esprimersi. Gli incontri bilaterali speriamo portino ad un risultato». Poi, quasi per dare un contentino a Bersani & Co, il ministro si è affrettata a dichiarare: «La lotta alla corruzione resta una priorità per il governo». Poi ha ricordato i tempi per presentare i suoi interventi al testo del ddl, che è all’esame delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera: a partire dal 16 aprile, dunque la settimana dopo Pasqua, una data già indicata nella lettera di risposta ai presidenti delle commissioni, Giulia Bongiorno e Donato Bruno.

La delusione del Pd
Troppo poco, per il Pd, che sul tema giustizia voleva fare le barricate e rifarsi un’immagine intransigente dopo i cedimenti sul lavoro. E infatti dopo il vertice c’è stata un po’ la sagra della coda di paglia. «Su intercettazioni, responsabilità civile dei magistrati e corruzione ci sono sempre state massime distanze tra il Pd e il Pdl e queste distanze sono tutte in campo», si è affrettato a precisare il capogruppo del Pd alla Camera, Enrico Franceschini. «Ci sarà trasparenza nel dibattito parlamentare – ha aggiunto – senza cedimenti del Pd». «Cancellate dal vostro vocabolario la parola inciucio, perchè sarà difficile trovare una situazione alla quale si potrà applicarla», ha invece dichiarato il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro. Non è chiaro a chi si rivolgesse: ai tentati dal dialogo all’interno del Pd, ai suoi elettori dubbiosi sulla strategia del partito, al Pdl che cerca il dialogo o al governo che non ha forzato la mano come loro si aspettavano. La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha invece ribadito la vera e unica priorità del partito, auspicando «che il giro di incontri tra le forze che sostengono la maggioranza ed il ministro Severino possa determinare il rafforzamento e la rapida approvazione del ddl anticorruzione. Si tratterà di incontri alla luce del sole finalizzati a ricercare soluzioni che possano agevolare l’iter parlamentare di un provvedimento che, per com’è attualmente scritto non rappresenta certamente quel necessario cambio di passo. La corruzione è un vero e proprio cancro e per combatterla serve più coraggio; per questo il Pd presenterà al ministro Severino un pacchetto di misure per adeguare il codice penale alle novità del fenomeno corruttivo e aggredire i patrimoni dei corrotti». Lontano dai microfoni, poi, la delusione è trapelata in maniera esplicita: «Non si capisce perchè su alcuni temi si sceglie la via del confronto e su altri no», è la sintesi dello stato d’animo interno al partito secondo fonti interne. Torna di nuovo in ballo il parallelismo con la questione del lavoro, dove si rimprovera un eccessivo decisionismo alla Fornero contrapposto alla volontà di mediazione della Severino.

Serve una riforma “globale”
Il Pdl, dal canto suo, ribadisce la sua linea: nessun problema nel punire i reati corruttivi, ma la riforma della giustizia non può limitarsi a un uso strumentale dell’anticorruzione, deve essere globale e articolata. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Francesco Cicchitto, presente all’incontro insieme al capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, ha infatti dichiarato: «Tra noi e il Pd ci sono ormai da tempo divergenze tradizionalmente profonde e gli incontri bilaterali hanno l’obiettivo di raggiungere l’intesa sui tre temi delle intercettazioni, della corruzione e della responsabilità dei magistrati. A nostro avviso, va perseguito in modo assai severo il reato di corruzione, va mantenuta la responsabilità civile dei giudici, vanno regolate in modo rigoroso le intercettazioni il cui uso indebito nel passato ha avuto conseguenze molto negative». Cicchitto ha anche colto l’occasione per chiarire alcuni aspetti della sua ormai famosa telefonata a Monti: «Quei giornali che nei giorni scorsi con grande rilievo hanno affermato che al centro delle nostre preoccupazioni e di una nostra telefonata ci fosse il trattamento legislativo della corruzione o hanno scritto scientemente il falso o sono stati male informati», ha detto. Il capogruppo alla Camera, infatti, ha voluto «ribadire ancora una volta senza possibilità di equivoci che noi riteniamo che la corruzione deve essere perseguita in modo severo dalla legislazione» e che «sul tema c’è già un disegno di legge presentato dall’onorevole Alfano quand’era ministro di Grazia e Giustizia. Le questioni in discussione per noi sono altre e fra di esse in primo luogo le intercettazioni e la responsabilità civile dei giudici». Di sfuggita, sempre in relazione alla chiamata al premier mentre questi era in visita in Giappone, Cicchitto ha anche criticato «gli aspetti folcloristici» della vicenda «provocati da un ufficio stampa troppo zelante che sono stati sufficientemente chiariti».