Giovane Italia e Pdl in piazza: il governo Monti alzi la voce per riportare i marò a casa

«Non giocate a fare gli indiani. Liberate i marinai italiani». È lo striscione sollevato a ritmo di musica da una decina di ragazzi della Giovane Italia sotto il palchetto allestito a piazza del Pantheon. Sono in tanti, ragazzi e ragazze dell’organizzazione giovanile del Pdl, deputati, senatori, ex ministri. «Ma vorremmo che la nostra mobilitazione perché l’India ci restituisca i due marò italiani venisse condivisa da altre forze politiche», dice dal microfono Ignazio La Russa, che insieme a Giorgia Meloni ha promosso la maratona oratoria per chiedere la restituzione dei due marò italiani, da quarantott’ore finiti nel carcere di Trivandrum in India.
La “convocazione” è partita lunedì pomeriggio subito dopo la notizia dell’arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (e non dite che sono «detenuti» perché sono «prigionieri») in barba al diritto internazionale, che stabilisce che i militari catturati in acque internazionali debbano essere processati nella loro terra. «Domani a partire dalla 15 tutti al Pantheon per chiedere la liberazione dei nostri marò», l’appuntamento è corso sul web di post in post, sui telefonini intasati di messaggi: quella di ieri nella capitale è la prima di una serie di manifestazioni a catena per alzare l’attenzione su «un episodio inaccettabile», mai accaduto nel dopoguerra. La prima mossa è stata l’esposizione delle foto dei due ragazzi del San Marco sulle facciate delle sedi istituzionali di Comuni, Province e Regioni in tutta Italia, esclusa la clamorosa defezione milanese (il sindaco Pisapia non se l’è sentita, «vuole vederci chiaro») e ora si prosegue con tutti gli strumenti: dalla piazza alla “moral suasion” nei confronti degli organismi internazionali.
Mescolati tra i turisti già smanicati, anche se il cielo promette pioggia, i ragazzi intonano i primi cori, «liberate i marò, liberate i marò» sventolando le bandiere tricolori mentre i parlamentari si radunano. Apre la manifestazione Cesare Giardina, presidente della Giovane Italia di Roma, «qui non è in gioco solo il destino di due ragazzi come noi, ma la dignità dell’Italia e la sua sovranità». Poi parla di un filo rosso che lega Massimiliano e Salvatore con gli altri giovani «impegnati in tutto il mondo, dall’Afghanistan all’Iraq». Sotto il palco Andrea Moi, megafono in mano, non la smette di intonare gli slogan che scandiscono la fine di ogni intervento.
«Se è vero che questo governo ha restituito prestigio internazionale all’Italia, allora quel prestigio lo faccia valere adesso, perché la strategia del basso profilo non ha pagato, come si è visto finora». Giorgia Meloni insiste nel denunciare la debolezza della risposta politica e diplomatica dell’esecutivo e si rivolge a Mario Monti e ai ministri perché alzino la voce nel nome della dignità italiana. «Il presidente del Consiglio dovrebbe attivare le organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e la Ue affinché esprimano una valutazione su ciò che è accaduto. Stiamo consentendo – conclude l’ex ministro della Gioventù – a una nazione di non rispettare le norme del diritto internazionale e di conseguenza di detenere i due marinai italiani». E di prevaricazione parla subito dopo l’ex ministro della Difesa, «per le norme del diritto internazionale non c’è dubbio che i due marò debbano essere giudicati in Italia, essendo il fatto avvenuto in acque internazionali». La Russa ha ricordato le iniziative del Pdl, anche l’affissione delle foto dei due fucilieri di Marina sulle facciate dei palazzi pubblici, «idea che ha ottenuto un grandissimo successo ma ci dispiace che, ad esempio, il Comune di Milano non abbia voluto aderire alla nostra iniziativa che vuole essere al di sopra dei partiti e tradursi in solidarietà e vicinanza ai due marò e alle famiglie». Non si tratta di entrare nel merito della vicenda – ha insistito –  ma di ottenere il rispetto delle leggi, «i due fucilieri devono essere rilasciati e tornare in Italia dove saranno processati con rigore e potranno chiarire i fatti».
“Scandalosa” la risposta del nostro governo, è il commento più diffuso tra i presenti. C’è rabbia per l’atteggiamento supino dimostrato da Palazzo Chigi, per la disattenzione di una parte della stampa («ne parlano poco e male, come fosse una notizietta», protesta una distinta signora), per la cautela esibita come una medaglia dalla Farnesina («che facciamo noi? Offriamo un tè all’ambasciatore indiano? Siamo ridicoli», va sotto alle telecamere un’altra signora, «sono proprio indignata, cominciamo ad arrestarne qualcuno pure noi, sbaglio?»).
Tanti gli oratori che si succedono sul palco davanti alle foto dei due militari del San Marco: Manlio Contento, Luigi Ramponi, Paola Frassinetti, Barbara Saltamartini, Alessandra Galloni, Franco Mugnai, Mario Landolfi, Federico Mollicone, Andrea De Priamo. «Siamo vicini alle famiglie dei nostri marò, che vivono in Puglia dove sono nati», dice Francesco Amoruso coordinatore pugliese del Pdl. «Questo schiaffo al nostro paese – dice Mario Landolfi – deve essere archiviato al più presto. E se qualcuno non è in grado, non è capace, rassegni le dimissioni perché non è in ballo una poltrona ma l’interesse nazionale». Incassa quasi una standing ovation Mario Mantovani quando riferisce le parole del tassista che lo ha portato da Fiumicino a Roma, «A dottò se al governo c’era ancora Berlusconi a quest’ora i due marò stavano già a casa». Da Roma a Bruxelles. Ieri pomeriggio davanti all’Europarlamento si è svolta una manifestazione simbolica a sostegno dei due marò, promossa dal vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, dal capo delegazione Pdl, Mario Mauro, e dal vicecoordinatore nazionale della Giovane Italia, Carlo Fidanza.