Gamaleri, ex consigliere Rai: «Vogliono lottizzarla come sempre»

Gianpiero Gamaleri sullo scaffale dall’informazione fast food viene ricordato come «consigliere d’amministrazione Rai dal 1998 al 2002 (in quota An)». Brutale semplificazione, per un accademico che vanta due cattedre: una di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Facoltà di Lettere di Roma Tre; l’altra di “Struttura della comunicazione” alla Pontificia Università della Santa Croce. Per tacere del piccolo particolare di avere introdotto negli anni Settanta, in Italia, il pensiero di un certo Marshall McLuhan.

Professor Gamaleri, dieci anni fa, di questi tempi era ancora nel Cda Rai. Analogie tra le polemiche d’allora e quelle di oggi?

Per esperienza diretta le posso garantire che dal di fuori c’è una certa tendenza a enfatizzare i contrasti.

Eppure le sue battaglie con l’allora presidente Roberto Zaccaria, fecero scalpore.

Se si va a rivedere le decisioni del nostro Cda per l’85 per cento erano prese all’unanimità. Del resto, lo stesso Zaccaria, all’epoca lo diceva chiaramente: noi qui facciamo riferimento ai partiti che ci hanno nominato, quindi è normale che esprimiamo posizioni dialettiche.

Professore, vuole ricordarlo a Bersani e Casini che eravate lottizzati anche voi?

La sola differenza è che noi eravamo solo cinque consiglieri ed era più facile il dialogo. Non cambiano invece i pregi e i difetti di chi lavora in Rai…

Iniziamo dai pregi.

Le grandi professionalità, la dirigenza sana, collaudata, che sa resistere a molte intemperie esterne.

E i difetti?

I conduttori che non vogliono mollare mai e che non garantiscono un ricambio con i giovani. La Casta Rai, ovvero la coorporazione artistica che fa il bello e il cattivo tempo.

Dice i conduttori e penso a Pippo Baudo.

Bravo, per carità. Ma il tempo passa per tutti. Capisco che si senta un animale televisivo, ma sarebbe più utile se si mettesse a insegnare e a formare nuove generazioni di conduttori.

Poi ci sono quelli che vanno via e gridano all’epurazione.

La sinistra è formidabile nel coltivare i suoi nomi, crea l’humus giusto, per cui se un certo conduttore viene avvicendato allora è censura. Prenda Michele Santoro, è stato orchestrato un grande circo mediatico sul fatto che non gli avessero rinnovato il contratto.

Come pure per il mancato rinnovo al talk show di Serena Dandini. Poi, però, su La7 non arriva a un milione di telespettatori. Vuoi vedere che la forza della Dandini era in realtà la forza della Rai?

In questo senso rimane fedele al concetto di McLuhan per cui il mezzo è il messaggio». Quindi va via la Dandini, al suo posto arriva Alex Zanardi e si scopre un conduttore bravo, di grande umanità che propone una trasmissione che, se ci fosse stato ancora in palinsesto “Parla con me”, probabilmente non avremmo mai visto.

Quindi se, per esempio, Fabio Fazio andasse a La7 rischierebbe un ridimensionamento analogo?

Le ripeto, è la Rai che fa il conduttore.

Però i telespettatori non sono contenti del servizio pubblico.

Sfido chiunque a produrre, come fa adesso l’azienda, oltre settanta ore al giorno, escluse Rai4 e Rai5, tutte di alto livello. Però è vero pure che la Rai in certe occasioni non fa molto per risultare simpatica agli spettatori. Prenda la campagna per il canone. L’ha presente?

Per forza. La mandano in onda in continuazione…

È un po’ nello spirito del suo direttore generale, Lorenza Lei. È un messaggio molto volitivo, ma al limite dell’intimidatorio. Nei miei studi mi occupo anche di pubblcità e la campagna Rai mi pare quasi controproducente. Quel ribadire che il canone «è un obbligo», potrebbe sortire l’effetto contrario.

Ma ormai la Rai è a rischio commissariamento.

C’è questa voglia di commissariare tutto e tutti che non mi piace. Se il governo Monti, che è un esecutivo tecnico, dovesse mettere mano alla governance sarebbe davvero paradossale. I tecnici che lottizzano è una contraddizione in termini.   

Non dovrebbe essere il Parlamento a ridiscutere di un’eventuale nuova governance?

Il Parlamento è sovrano, ma in questo momento è afono. Sembrano quasi tutti contenti di farsi commissariare. Sinceramente lo trovo inspiegabile.

Volendo fare una previsione come finirà?

Con una scelta tecnica, un commissario fino al 2013.

Un commissario alla Marchionne?

Se si intende per i poteri di amministratore delegato sono d’accordo. Se si intende come carattere, spero di no. Serve un dirigente che unisca e che non divida. E un personaggio alla Marchionne non unisce.

Un nome?

Scommetto sulla conferma della Lei. Potrebbe accontentare tutti.