Finanziare il credito non l’usura

Da Pound ad Accame, arrivando all’ultimo di noi sufficientemente alfabetizzato, un concetto è chiaro: economia e finanza non sono la stessa cosa e sicuramente non lo sono per tutti. Per chi ha altre letture – anche più abbondanti e più tecniche – questa visione è considerata quasi una bassa superstizione. Eppure basterebbe per dare una lettura, forse banale ma non per questo meno giusta, delle cause della crisi. Esiste l’economia di chi lavora e di chi produce, di chi fa la spesa, paga il mutuo o vende lampadine e tutti costoro hanno bisogno che i valori di questa economia siano più o meno stabili. Se i prezzi, i salari – e persino le tasse – mantengono valori “stabili” è possibile teorizzare e realizzare una crescita, privata quanto pubblica, attraverso risparmi, investimenti, attività differenziate. Alla finanza speculativa, invece, in tutte le sue forme, serve l’instabilità. Prima si speculava sui cambi e cioè sugli altalenanti valori di acquisto e vendita delle valute nazionali. Oggi, in Europa, si specula sui diversi rendimenti dei titoli di Stato. Chi “fa soldi con i soldi” ha bisogno di fluttuazioni, rischi, insicurezza: tutti noi del contrario. La visione del sistema bancario come istituto del credito anziché centrale speculativa – che poi ripartisce le briciole a chi gli affida la gestione delle proprie risorse – non è semplicemente ideologica e non è romantica. Una nazione che detta le regole a chi eroga il credito è sovrana; quella che se le fa dettare è suddita.