Dalla Cisnal all’Ugl nel segno dell’alternativa

La crisi dei rapporti tra governo e sindacati sull’articolo 18 l’ha portata alla ribalta nel dibattito sulla riforma del welfare. Il suo terzo congresso ha dimostrato, poi, come l’Ugl è animata da una classe dirigente appassionata e partecipe. Complici, da un lato, il dibattito serrato sulla riforma del lavoro,  e, dall’altro, la sfilata di ministri ed esponenti di primo piano dei sindacati: non è sfuggito il fatto che, dietro quel «ho cambiato idea» pronunciato da Giovanni Centrella, che ha provocato una standing ovation del congresso, vi sia una coscienza sociale e culturale che viene da lontano. Dietro a quel “no”, se ne sono accorti i tanti osservatori esterni presenti, c’è una vicenda sindacale lunga e appassionata. Lo si è capito, in special modo, ieri, quando sono stati i delegati della confederazione (prima dell’arrivo a sorpresa del ministro del Lavoro Elsa Fornero) a prendersi la “scena”: da Filippo Corridoni a Ezra Pound, dal sindacalismo nazionale alla partecipazione, sono stati toccati tutti i riferimenti e i temi di un sindacato “altro” che ha festeggiato sessantadue anni di vita proprio in questi giorni.

Il sindacato in mostra
Per l’occasione, gli organizzatori dell’assise hanno voluto rendere visibile a tutti – delegati e gli ospiti – che cosa ha rappresentato questa storia per un’intera comunità umana che ha lottato per l’affermazione di un “sindacato nazionale”. Lo hanno fatto con una mostra che è stata esposta di fronte il grande palco e che ripercorre sessantadue anni di lotta sindacale nel segno dell’alternativa, della partecipazione, della vocazione nazionale e comunitaria. Sono pannelli molto suggestivi quelli che guidano il pubblico dalla genesi della Cisnal (eravamo a Napoli, nel 1950, con l’allora presidente Gianni Roberti e il segretario generale Giuseppe Landi) che si presenta con lo slogan “Lavoratori d’Italia, unitevi!”, fino alle manifestazioni dove l’attuale segretario Giovanni Centrella parla dallo stesso palco assieme ai leader della “triplice”. In mezzo, è proprio il caso di dirlo, il mare. Un tragitto che, per la vicenda del sindacato della destra italiana, ha significato discriminazione, sacrifici, grandi personalità e anche la consapevolezza crescente che prima o poi «anche quel “muro” sarebbe crollato»  come ha ricordato, nel suo intervento al congresso, l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi a proposito dell’isolamento a cui fu costretto il sindacato della destra italiana.

«La nostra storia fatta di radicamento»
«Da quando è nata la Cisnal fino a ciò che siamo oggi: un movimento di lavoratori a vocazione popolare». Passeggiando accanto i pannelli, il segretario Centrella spiega così che cosa si alterna nel percorso: «Abbiamo pensato di proporre tutti i congressi di ciò che fu la Cisnal e poi l’Ugl, ma accanto a questo abbiamo selezionato i cortei del primo maggio più significativi e i momenti che hanno lacerato la storia delle relazioni sindacali». Ripercorrendo le immagini in bianco e nero, ce n’è una che fa sorridere il segretario. «Guarda, qui i ragazzini ricevano i regali del nostro sindacato durante la ricorrenza della Befana: questa è la dimostrazione di quanto è radicata la nostra realtà in mezzo la gente». Tanti comizi – in molti vi è anche la presenza di Giorgio Almirante – e tante le occasioni in cui il sindacato è stato in prima linea nella difesa dei diritti dei lavoratori: come nella notte dei 150mila licenziati del Lazio che vedeva gli aderenti della Cisnal presenti durante i picchetti accanto ai disoccupati.

La crisi della “scala mobile”

C’è un momento, poi, che per il sindacato della destra ha rappresentato un momento drammatico: quando sulla “scala mobile” ci fu la crisi tra la Cisnal e il resto delle organizzazioni sindacali. «Un momento importante quello – ricorda il segretario – Quella è stata una scelta che il nostro sindacato ha pagato, è stato da quel momento che iniziarono serie difficoltà: non a caso con lo sciopero sulla casa la nostra sigla rimase isolata». A un certo punto dell’esposizione si vede, poi, una schiera di donne che reggono un grosso striscione: «Questa foto dimostra come la confederazione ha avuto sempre attenzione per tutte le categorie: non è stata mai settaria, o maschilista». La dimostrazione si chiama Renata Polverini: sono tante le istantanee che riportano l’investitura del primo segretario donna nella storia del sindacato. Una delle più suggestive la ritrae a colloquio con Giovanni Paolo II:  «Ciò dimostra come siamo un sindacato di estrazione cattolica, ma che lascia massima libertà agli iscritti di professare ogni tipo di sensibilità religiosa. Come testimoniano i nostri tanti iscritti di origine straniera».

I giorni nostri

Arriviamo, infine, all’immagine più “personale”. Siamo a Pomigliano, nel 2010: «Era qualche giorno prima che divenissi segretario generale. Una manifestazione che per la prima volta si è svolta senza segretario generale dato che Renata era già impegnata per la Regione». Centrella, segretario “ufficioso”, è ritratto con il cappellino, emozionato, mentre parla ai manifestanti: «Quel giorno ci fu una grande partecipazione e scegliemmo Pomigliano proprio perché si iniziava a parlare con insistenza di Fiat, che diventerà, qualche mese dopo, il tema più importante e delicato dell’ultima stagione».