Come definire chi abbandona i propri uomini?

Per venti giorni siamo stati trattati con l’ormai abituale sufficienza professorale da parte degli “esponenti del Governo” persino su questa folle e paradossale vicenda che ha portato alla consegna di due nostri soldati, senza difesa e senza tutela, in mani ostili. Ci è stato detto – a tutti, politici e giornalisti – di non alzare i toni e di non “disturbare il conducente” che, sotto sotto, stava professionalmente e magistralmente risolvendo la vicenda. Che, come ormai ha realizzato chiunque, sta invece andando di peggio in peggio. Non solo due italiani sono detenuti in un carcere di un luogo sperduto e nelle mani di un giudice che disconosce il diritto internazionale e le procedure legali di tutto il mondo e, fra l’altro, con la possibilità di essere impiccati, ma l’Italia intera ne esce umiliata, vilipesa e trattata come uno straccetto dinanzi al mondo intero. Incapace di reagire sia per vie diplomatiche, che politiche, che di altra natura. Qualunque altra nazione avrebbe fatto ogni passo – anche illecito – per riprendersi due soldati rapiti con l’inganno e trattati – loro che erano stati inviati a proteggere un cargo mercantile dai pirati – come “banditi”. Nessuna solidarietà internazionale è stata evocata: né dalla Nato, né dall’Onu, né – tanto meno –dall’Unione europea. E pensare che gli Usa, per ogni possibile ragione , invocano l’embargo economico europeo contro chiunque gli stia lievemente antipatico. E l’Europa esegue. Ricordate quante volte Monti e Napolitano – e i loro centomila adetti stampa di tutte le redazioni – ci hanno assicurato che, con la semplice sostituzione del premier, eravamo entrati nel Club dei fichissimi continentali? Ecco il risultato. Senza possibili equivoci.