Augello: «Le agenzie di rating vanno regolate, giusta l’intesa bipartisan al Senato»

Intesa bipartisan contro lo strapotere delle agenzie di rating. È stata approvata ieri in Senato con 250 voti favorevoli, nessuno contrario e l’astensione dei senatori dell’Idv, infatti, la mozione sottoscritta da Pdl, Pd, Terzo polo e Lega nord che prevede tra l’altro l’impegno del governo a fare tutto il possibile per istituire una agenzia di rating europea. Un organismo che dovrebbe servire a contrastare quello che viene percepito come «lo strapotere delle tre sorelle americane: Fitch, Moody’s e Standard&Poor’s» come hanno detto in Aula senatori di vari gruppi prima del voto. La mozione approvata prevede che l’agenzia di rating europea «svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull’affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell’Unione». Inoltre nel testo si chiede la definizione di «regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie», in sostanza si chiede che tengano conto nella valutazione di uno Stato non soltanto degli aspetti finanziari ma anche «delle caratteristiche dell’economia reale e del tessuto industriale e produttivo». Ma, al di là del contenuto, spiega il senatore del Pdl Andrea Augello, primo firmatario della mozione unitaria, il dato politico resta la grande condivisione della mozione e la ritrovata centralità del Parlamento.

Senatore Augello, Pdl, Pd, Lega e Terzo Polo si sono trovati d’accordo sulla mozione relativa alle agenzie di rating. Una convergenza che ha dell’incredibile, anche perché fino a poco tempo fa c’era chi considerava tali istituti come oracoli…

Vero, ma non mi fossilizzerei su questo punto, credo che oggi la condivisione di questa battaglia da parte di tutte le forze politiche sia comunque un valore di cui tener conto. E poi alcuni spezzoni della sinistra hanno sempre posto al centro certe problematiche, dall’Idv a certi settori dell’area no global.

Perché solo oggi se ne può discutere tutti insieme, allora?

Io credo che questa situazione, ricca di elementi inediti, vada analizzata anche solamente sul piano culturale. Fino a qualche tempo fa, infatti, non era politicamente corretto porre certi temi nell’ambito delle categorie del politico.

E ora, invece?

Ora c’è una nuova consapevolezza perché la crisi ha valenza sistemica. Tutto un modello, quello che ha guidato la prima fase della globalizzazione, sta mostrando in modo inesorabile le proprie contraddizioni. Non si tratta solo di pretendere più trasparenza nella finanza, c’è molto di più.

Addirittura? Eppure stiamo parlando solo di una mozione…

Tutte le mozioni hanno mero valore di indirizzo, lo sappiamo. Ma qui ci sono almeno tre elementi prettamento politici da tenere in considerazione anche in vista di alcuni effetti pratici.

Dica…

Innanzitutto non si era mai vista una convergenza anche formale di questo tipo fra i diversi schieramenti. Quando dico convergenza formale intendo dire che è stato presentato un unico testo. Per comprendere la portata bisogna pensare che neppure per le missioni miliari si è mai registrato un livello di coesione formale e sostanziale di questo genere.

E questo è il primo punto…

Secondo: questa mozione non cade nel vuoto, in Parlamento c’è un confronto in corso. Il documento nasce anche sulla scia dell’attività delle competenti Commissioni del Senato e ne rappresenta fedelmente i contenuti, anch’essi definiti all’unanimità. E in questo dibattito si introduce questo testo, con questa forza alle spalle, che dà al governo un mandato preciso.

E questo è il secondo. E per terzo?

Tutto questo accade mentre alcuni provvedimenti inseriti nel decreto sulle liberalizzazioni avevano già fatto indispettire le banche.

Augello, non spaccerà mica Monti per un paladino della lotta contro le banche?

Il punto è questo: agendo così il Parlamento produce il miglior antidoto all’idea che in Italia siano al potere le banche e i poteri forti. Mi sembra un potente atto di forza dell’aula, che dà indirizzi chiarissimi al governo.

Non staremo esagerando la portata di questa mozione?

Be’, onestamente non credo che l’amministratore delegato di Moody’s stia sudando freddo, in queste ore. Ma, ripeto, ciò che si è visto al Senato ha caratteristiche inedite, non lo sottovaluterei.

Andando al cuore del problema: cosa volete? Un’agenzia di rating europea? Sicuri che questo basterebbe a cambiare la situazione? La Cina ha una sua agenzia indipendente da Fitch, Moody’s e S&P, eppure i suoi giudizi sono spesso convergenti con le “tre sorelle”…

No, il punto non è avere una agenzia di rating pubblica europea, il punto è avere un organismo di controllo che possa dettare delle regole chiare e mettere ordine in un settore dove ordine non c’è.

E quali sarebbero queste regole?

Ad esempio si potrebbe stabilire che chi, per vari motivi, vive un conflitto d’interessi di qualche natura non può operare nel mercato del rating.

Ma non c’è il rischio di inquinare delle valutazioni che dovrebbero essere oggettive con delle ingerenze politiche?

Ma no, per carità. Vogliamo soltanto mettere delle regole. Sollevare il tema delle agenzie di rating significa porre al centro dell’agenda politica la questione delle regole. Del resto sappiamo bene che più c’è pluralismo, più le valutazioni sono reali ed efficaci. E, viceversa, più abbiamo a che fare con pochi organismi deputati a stilare giudizi e più ci ritroviamo con valutazioni sballate e surreali.