Angelino ribalta il tavolo

I primi tre mesi di mandato commissariale, Monti li aveva presi molto sul serio. Tutto all’insegna del “faso tuto mì”. Quindi bastavano lui e re Giorgio (magari con l’occasionale contributo di Angelona). E vai con aumenti di tasse e benzina, lacrime e sangue e così via. Ma un governo – seppur finto – toccava metterlo insieme: la nostra stupida e inutile Costituzione più o meno lo impone. Quindi è toccato imbarcare amici, colleghi e figli di amici e colleghi, così, tanto per fare numero. E lì sono cominciati i guai, perché un uomo – per quanto unto dal Signore e mandato dal Destino – non può mica fare tutto da solo. E ’sta palla al piede di Parlamento pare che alla fine tocca prenderlo comunque in considerazione. Se non altro per un voto di fiducia a settimana. Così SuperMario ti vara la “cabina di regia”. Come dicono i giornalisti arguti, “ricomincia dall’A-B-C” (intendendo Alfano, Bersani e Casini). Ma la prima volta non imbrocca. Ognuno fa quello che sa fare meglio: Casini dice che è tutto merito suo, che non ci sono più destra e sinistra e lui ha portato ovunque la Pace. Bersani fa lo scontroso, sbuffa e insulta. Alfano dice “ma che mi ci avete chiamato a fare?”. Ci provano di nuovo. Casini dice che vuole tutta la Rai e qualcosina in aggiunta; Bersani che Saviano dice che bisogna allungare i tempi della prescrizione per fare nuovi processi al Cav; Alfano li manda a quel Paese. Monti dice che i partiti devono superare le differenze e fare armonicamente quello che vuole lui (la politica non è decisamente il suo campo). Infine il terzo tempo, che dura sei ore. Bersani ne esce distrutto; Casini manda in giro foto di gruppo come fosse stato al Club Med; Alfano mette sul tavolo una riforma vera della Giustizia e del Lavoro e la disponibilità a discutere di tutto il resto (posti Rai esclusi). Monti è felice. Farà le riforme che Mister B. ha cercato di fare per vent’anni. Ma a lui le lasceranno fare. E andrà in Paradiso.