Angela & Mario, le vacanze romane non hanno avuto un lieto fine

La festa appena cominciata è già finita. Le vacanze romane di Angela Merkel – trascorse con Monti come se fosse il giorno del compleanno, tra «quanto sei bravo», «no, sei tu la più brava», «soffiamo insieme sulle candeline» – vengono rovinate dal garante della privacy. Che, poco prima dell’arrivo trionfale della Cancelliera, ha sferrato un duro attacco: gli italiani non vengono trattati come cittadini ma come sudditi. Sì, proprio così. E la colpa, secondo il garante Francesco Pizzetti, è di chi ha tra le mani le redini del governo. Ossia Monti. Ci sono, infatti, «strappi forti allo Stato di diritto» e sotto accusa finiscono le nuove norme sulla trasparenza amministrativa nei controlli fiscali. L’attuale è «una fase di emergenza da cui uscire al più presto» altrimenti, argomenta Pizzetti, «lo spread tra la democrazia italiana e quella degli altri Paesi occidentali crescerebbe». La gogna, in qualunque forma, materiale o mediatica che sia, «è sempre uno strumento pericoloso, anzi pericolosissimo». Proprio quando la Merkel elogia i provvedimenti dei tecnici, viene posto in discussione uno dei punti chiave del “Salva Italia”, il ricorso alla leva fiscale, contro cui punta l’indice anche il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino.

Parla il magistrato contabile

Il peso delle tasse, sostiene Giampaolino, punta a superare il 45 per cento «un livello che ha pochi confronti nel mondo». Una pressione fiscale esagerata, ma anche estremamente sperequata, perché nasce da un sistema fiscale «disegnato in modo da far gravare un carico sicuramente eccessivo sui contribuenti fedeli». Tutto questo in presenza di un livello di evasione dell’ordine del 10-12 per cento del Pil. In questa situazione, con gran parte del Pil incamerato dal fisco o nelle mani degli evasori, investimenti e rilancio economico risultano molto difficili. È perciò necessario, sostiene Giampaolino, che «una volta attenuatesi le condizioni di emergenza… si lavori con tenacia e determinazione alla riduzione della spesa». Tutto qui? No, la distribuzione del prelievo «penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e dei patrimoni». Insomma, non ci facciamo mancare davvero nulla.

Prigionieri della Merkel
Nel giorno in cui, dopo due appuntamenti mancati, a Roma sbarca Angela Merkel, in veste di rigorista doc e di deus ex machina della politica europea, arrivano segnali forti di contestazione di una linea economica certamente gradita all’Europa e alla Germania ma molto meno agli italiani e messa sotto scacco anche dalle nostre autorità di controllo. Col senno di poi è facile capire perché Silvio Berlusconi ha preferito incorrere nei fulmini di frau Merkel, e poi levare le tende da Palazzo Chigi quando lo spread è arrivato a toccare 570 punti, piuttosto che seguire i consigli di chi da una parte puntava a riforme per tacitare i mercati, ma dall’altra impoveriva gli italiani. Del resto, adesso che la crisi non spaventa più come qualche mese fa, ma continua a preoccupare, è evidente a molti che la strada seguita per Atene non porta da nessuna parte. Bisogna, invece, spingere sulla crescita e sul rafforzamento di quei  “firewall” (dal potenziamento del fondo salva stati agli stability bond) su cui Berlino tende a frenare. Sul “fiscal compact” è stata la linea tedesca a trionfare, adesso la Merkel deve capire che anche gli altri hanno diritto di dire la loro. Basterebbe che Monti riuscisse a convincerla che adesso è tempo di “economic compact”, un patto per la crescita a beneficio dei consumatori, perché tutto il dialogo tra Roma e Berlno avesse senso. L’aria che tira, però, non è buona.

Lavoro: i sindacati contro
Sulla riforma del mercato del lavoro, la Fornero fa appena in tempo a formulare qualche ipotesi che i sindacati la bocciano. Non è servito a nulla prendersi qualche settimana di tempo per effettuare una ricognizione supplementare. Lunedì scorso, alla riapertura del tavolo, le differenze sono state forti. Intanto perché non si capisce bene da dove dovrebbero arrivare i due miliardi che il ministro del Welfare a messo sul tavolo, poi perché l’introduzione dell’Assicurazione sociale per l’impiego, la data del 2015 per l’andata a regime delle nuove norme e i meccanismi annunciati dal governo vengono considerati da Susanna Camusso un passo indietro rispetto alla situazione attuale. «Non si può risparmiare sulla povera gente», ha detto da parte sua il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, secondo il quale «il tavolo salta se non ci saranno modifiche». Contestate soprattutto le novità silla mobilità , che sparisce  dal 2013 per i lavoratori con meno di 39 anni e viene garantita solo parzialmente fino al 2014 per chi ha tra i 40 e i 49 anni. Oggi, invece, i primi usufruiscono della mobilità per 12 mesi e i secondi per 24. Questi ultimi, in particolare, mantengono 18 mesi di mobilità nel 2013, ma dal 2014 avranno l’Aspi che coprirà soltanto 12 mesi dal 2016. Anche per le età superiori il percorso è a ritroso con penalizzazioni che si stabilizzano nel 2016. La cassa integrazione speciale, poi, restringerà i suoi spazi e non sarà più attivata nei casi di chiusura aziendale. Scettica anche Emma Marcegaglia. Per la Confindustria il passaggio dalla mobilità all’Assicurazione sociale per l’impiego (tetto massimo 1.119 euro) è troppo accelerato. Troppi distinguo per pensare che sia possibile chiudere entro i fatidici dieci giorni previsti dal governo. Intanto la Fornero sfida i sindacati: «Se ci sarà un accordo mi impegno a trovare risorse più adeguate. Ma senza il sì niente “paccata” di miliardi».

Rincari col turbo
Dopo le stime provvisorie ieri è arrivata la conferma Istat: a febbraio l’inflazione annua ha raggiunto il 3,3 per cento (era il 3,2 a gennaio). Su base mensile il carovita è stato dello 0,4 per cento. A preoccupare di più, comunque, è il cosiddetto carrello della spesa, che comprende i prodotti acquistati con maggiore frequenza e che fa segnare aumenti di prezzo su base annua del 4,5 per cento, con un rialzo che risulta il maggiore  dal 2008. La benzina, in particolare, ha segnato rincari alla pompa del 18,6 per cento e il gasolio ha raggiunto il 25,5, con ricadute su tutti gli altri prodotti che in Italia vengono trasportati per l’80 per cento su gomma e che, pertanto risentono del caro-carburanti. Spinti da neve e gelo che in febbraio si sono fatti vedere in tutta Italia anche gli ortaggi fanno segnare rincari record (+8,6 per cento), mentre il prezzo del pesce fresco sale del 5,7 e quello di allevamento dell’8,9. Il risultato, secondo la Coldiretti, è un contenimento dei prodotti alimentari con tavole sempre più impoverite. Situazione che potrebbe aggravarsi dal 2012 per effetto dell’aumento delle aliquote Iva dal 21 al 23 per cento, previsto per il prossimo autunno. Si andrebbero a colpire prodotti di largo consumo come acqua minerale, birra e vino, mentre l’incremento dal 10 al 13 per cento interesserebbe carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero.