Altro flop su La7: senza Cavaliere la satira annaspa

Silvio non c’è e la satira annaspa. Ieri è arrivata la conferma dai dati Auditel: la seconda puntata di Un Due Tre Stella di Sabina Guzzanti su La 7 ha fatto flop. Appena il 3,53 per cento di share media, ottocentomila spettatori, ben al di sotto del milione dell’esordio. La puntata di esordio, che pure non aveva entusiasmato, era arrivata al 4,44% di share media con 1.036.751. La campionessa dell’antiberlusconismo, la regista e inteprete di Viva Zapatero e di Draquila brancola nel nulla senza il Cavaliere. Mercoledì sera un monologo sulla riforma del lavoro, tema dell’attualità questi giorni, sulla mafia e sulla corruzione. Tra le sparute battute che sono riuscite a strappare un sorriso quella dove la Guzzanti si rivolge a Pierlugi Bersani sul senatore Pd ed ex tesoriere della Margherita: «A Lusi toglietegli il Pin del bancomat non la tessera del Partito democratico». Ma poi la nostra eroina è stata costretta a ripescare un cavallo di battaglia che con la satira politica non ha nulla a che vedere, una sgrammaticata e svampitissima Valeria Marini.
Su La7 non è andata meglio a Serena Dandini. Il disastro di ascolti The show must go off rivaluta indirettamente la scelta della direzione generale della Rai di rilanciare al ribasso con la conduttrice di Parla con me. Sembrava che il palinsesto non avrebbe avuto alternative, invece, la sostituzione prima con Alex Zanardi poi con Fabio Volo non ha fatto rimpiangere in termini di ascolti il divanetto rosso della Serena nazionale. Che è molto poco serena alla luce dei dati di ascolto. Lo show del sabato sera, partito male, sta proseguendo malissimo. L’ultima puntata, quella del 10 marzo, ha fatto segnare un picco negativo, sotto il 2 per cento che, per la rete di Telecom Ialia è il minimo sindacale: solo l’1,99 sabato 10, 2,44 per cento di share e 541.000 telespettatori,sabato 17. Insomma, sotto il livello di una replica dell’Ispettore Barnaby che però è in magazzino e non necessita di alcuna spesa di produzione.
Il più noto dei critici televisivi, Aldo Grasso sulla videorubrica di Corriere.it è convinto: «Non c’è più Silvio Berlusconi. A questi programmi è stato tolto il bersaglio preferito e indubbiamente questi programmi ne risentono. I direttori di rete concepiscono la tv secondo vecchi schemi, secondo modelli desueti». Il riferimento non è solo a La7, di cui è direttore Paolo Ruffini (ex Raitre), ma la stessa Raitre diretta oggi da Antonio Di Bella. Ogni riferimento a Robinson di Luisella Costamagna, non è puramente casuale. Manca Silvio e non si trovano nuovi schemi. Si intuisce anche dalla fine che ha fatto Antonio Cornacchione ospite appunto della trasmissione della bionda conduttrice del programma che viale Mazzini presenta come format «di informazione sull’attualità e il costume che, ogni venerdì in prima serata, racconta fatti e misfatti della settimana, con una chiave giornalistica che lascia spazi anche all’ironia e alla satira».  Il povero Cornacchione, orfano del personaggio “Povero Silvio” da oracolo Maya non strappa sorrisi neanche sotto tortura.
Quel vecchio lupo di mare della satira di Antonio Ricci l’aveva detto appena caduto il governo Berlusconi: «Ora la satira – aveva commentato l’ideatore di Striscia la notizia – è più difficile. Si dovranno fare un po’ di sacrifici». Il governo Berlusconi, invece, «ci ha fatto vivere di rendita per anni con spunti irrefrenabili». Apena quattro mesi fa era di parere totalmente opposto, invece, Serena Dandini, secondo cui la satira «sarà meglio di prima» e Monti «è il nonno che tutti vorremmo avere». I telespettatori de La 7 le hanno già dato la risposta.