Allarme rischi sismici a Napoli: il fantasma di Casamicciola

A Napoli si riparla di rischio sismico e vulcanico. A farlo è un team di ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano coordinati da Giuseppe Luongo, professore emerito di Fisica del Vulcanismo dell’università Federico II. L’occasione è data dalla presentazione di un singolare e provocatorio volume Casamicciola milleottocentoottantatre – Il sisma tra interpretazione scientifica e scelte politiche, Bibliopolis. La singolarità del testo sta nel fatto che gli autori descrivono l’evento sismico ed i suoi effetti attraverso micro monografie sul ministro dei Lavori pubblici, Francesco Genala, e sugli scienziati che ebbero modo, a vario titolo, di occuparsi degli esiti del fenomeno naturale. Riprendono così corpo e anima Henry James Johnston-Lavis, medico e vulcanologo per passione; Luigi Palmieri, direttore dell’Osservatorio Vesuviano; Michele Stefano de Rossi, il primo a realizzare una rete sismica e ad introdurre in Italia le scale d’intensità per i terremoti; Giuseppe Mercalli, ideatore di una nuova scala delle intensità, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano; Giulio Grablovitz, direttore dell’Osservatorio geodinamico di Casamicciola.
La provocazione invece è nel sottotitolo: Il difficile rapporto tra ricerca scientifica e politica. Una relazione che il professore Luongo non ha esitato a definire “di sudditanza” dal momento che la vita stessa della ricerca dipende assolutamente dai finanziamenti erogati dal potere politico. La stessa scelta di ricordare la tragedia di Casamicciola riflette in qualche modo questa subordinazione. L’inesistenza di eredità politiche, infatti, consente agli autori di argomentare con serenità. Tuttavia, se il pregiudizio ideologico non avesse avuto ancora una volta il sopravvento, avrebbero potuto ricordare il terremoto del Vulture avvenuto il 23 luglio 1930. Occasione in cui il ministro dei Lavori pubblici, Araldo di Crollalanza, si distinse particolarmente per l’impegno nei soccorsi e nella ricostruzione post-sisma. In tale frangente furono costruite 3.746 nuove case – le quali mezzo secolo più tardi resisteranno ad un altro importante evento sismico – e riparate 5.190 in poco più di due mesi, facendo risparmiare all’erario 500 mila lire come gli fu riconosciuto dal capo del governo.
«Una catastrofe – si legge nella prefazione – è una sfida per tutti: per gli scienziati che devono ampliare le proprie conoscenze per una più avanzata comprensione dei processi naturali pericolosi; per i decisori politici che devono scegliere politiche impopolari per la sicurezza del territorio; per le singole persone della comunità colpita che devono evitare scelte personali che possono nuocere alla sicurezza collettiva». La chiave di volta di quest’armonica concatenazione di responsabilità è in quel “tutti”. Una condizione che presume una dominanza dei valori comunitari sugli interessi individuali. Difficile da conseguire quando le direttive economiche del governo sono tracciate da organismi sovranazionali e le politiche, nel nostro caso, del Comune di Napoli, prive di programmi di lungo respiro, si riducono al governo delle emergenze e dell’effimero.
In questo contesto non proprio incoraggiante, il volume di Giuseppe Luongo, Stefano Carlino, Elena Cubellis, Ilia Delizia, Francesco Obrizzo ha l’inconfutabile pregio di aver riposizionato l’uomo al centro dell’evento sismico. I fenomeni naturali sono neutri. E’ l’uomo che li tramuta in calamità violentando l’ambiente in cui vive.  Se si costruisce negli antichi canaloni di sfogo per la lava; se si continuano a tenere in piedi manufatti edilizi la cui precarietà statica è accertata; se si lasciano intoccati milioni di metri cubi di spazzatura edilizia, in caso di evento sismico o eruttivo, le nefaste conseguenze potranno mai essere addebitate alla perfida Natura o allo sterminator vesevo? Eppure è quel che di solito accade. E i nostri geofisici bene han fatto a ricordarcelo.