Alfano: «Non ci facciamo dettare la linea da Pd e Udc»

Parla al palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto e in qualche modo, dopo le polemiche di questi giorni, vuole ribadire di esserlo davvero il capitano di questo Popolo della libertà. Angelino Alfano arriva in Umbria, alla prima Scuola di formazione politica organizzato del Pdl, ed è subito ovazione. Dopodiché ribadisce il proprio sostegno a Monti (ma «con la schiena dritta») e avverte Pd e Udc: «Non ci faremo dettare l’agenda da voi». L’incontro – dal titolo “L’Europa, la crisi, l’Italia. L’identità, le proposte e le responsabilità del Pdl” – riunisce lo stato maggiore del partito in una tre giorni di dibattiti e conferenze su tutti i temi in agenda. Gli onori di casa li fa Sandro Bondi, che ricorda un vecchio amico del centrodestra italiano: «Voglio ricordare l’insegnamento di Gianni Baget Bozzo, qui ci manca molto…». Ma la vera star è, ovviamente, il segretario del partito, che arriva poco prima delle 17. Bondi interrompe il suo discorso per abbracciare tra gli applausi della platea il segretario. L’ex Guardasigilli attende il suo turno e intanto twitta che è un piacere, diffondendo nella rete schegge di ragionamenti politici provenienti dagli interventi degli altri relatori. «Bene Gasparri nel confermare che il Pdl deve aprirsi alla tecnologia e diventare il partito della rete», scrive il segretario sul social network, dimostrando, da parte sua, di essersi già portato avanti su questa strada. Poi prende la parola e mette qualche puntino sulle “i”.

«Tenere la schiena dritta»
«Noi siamo leali a Monti ma lo siamo con la schiena dritta, non ammainiamo la nostra bandiera», tuona Alfano dal palco. E aggiunge: «Noi siamo il partito che con maggiore lealtà ha fatto sì che Monti potesse occuparsi delle ragioni per cui è stato chiamato a governare il paese e cioè i temi economici e non la giustizia, ecco perchè ieri [lunedì – ndr] eravamo stati chiamati a una surreale rappresentazione degli eventi». Lo strappo sulla mancata presenza di Alfano a Palazzo Chigi fa ancora discutere, evidentemente, e allora il segretario spiega: «Noi abbiamo rifiutato di partecipare ad un incontro che a causa degli altri partiti non avrebbe parlato al popolo ma del palazzo. Noi dobbiamo sforzarci di parlare al popolo». Il che non significa, chiarisce, eludere i problemi: «Se vogliamo parlare di giustizia la nostra proposta è che si apra una grande sessione sul tema dove si parli del ddl anticorruzione che è in Parlamento perchè ce lo abbiamo portato noi ma si parli anche di intercettazioni e giusto processo. Noi chiamiamo sia Pd che Udc in questa sessione, se ne parli in campo aperto». L’importante è che fra i partiti vi sia sempre rispetto: «Noi non ci faremo dettare l’agenda dei prossimi dodici mesi nè dal Pd nè dall’Udc. Se vorranno parlare del mettere le mani sulla Rai, noi manifesteremo il nostro pieno disinteresse». Insomma, guai a farsi idee strane: «Se i partiti vogliono mettersi in mano le sorti del governo devono chiedere il permesso al popolo. Se vuole andare nella stanza dei bottoni chi non ha vinto le elezioni noi diremo di no. Loro sono al governo del paese per una congiuntura straordinaria e non per averci sconfitto». Alfano ruggisce, quindi. E rilancia anche sulle amministrative. «Siamo un partito in crescita, al quale i moderati guardano per una nuova stagione di governo e siamo più degli altri in Parlamento. Non ci impressiona la campagna elettorale e nemmeno il risultato perchè siamo consapevoli che sono elezioni amministrative che si svolgono in un tempo sospeso. Siamo il partito che ha pagato il prezzo più alto», dichiara Alfano,spiegando che uno dei «prezzi» pagati riguarda l’alleanza con la Lega Nord. L’auspicio del segretario è che in queste elezioni ci sia «un filo» che tenga legato il Carroccio. E a proposito dello scandalo tangenti che ha investito il Carroccio precisa: «Se viene dimostrato che c’è un attacco politico alla Lega, noi dobbiamo sostenerla. È un nostro alleato». L’ex Guardasigilli confida comunque negli italiani: «Sarà che l’insegnamento di Berlusconi ha lasciato le sue tracce in me in modo massiccio e quindi io sono speranzoso che alla sfida decisiva gli italiani voteranno per noi perchè non vedo leadership più credibili e programmi più confacenti. Non riesco a immaginare che un governo Bersani-Di Pietro-Vendola possa dare una ricetta migliore al paese. Non riesco a vedere un’idea nuova rispetto ad un caravan serraglio».

«Siamo tutti con Angelino»
Dal complesso degli interventi ascoltati prima che parlasse Alfano, del resto, sembra che attorno al leader il partito si stringa convinto e compatto, sposando anche la scelta della democratizzazione e del radicamento attraverso i congressi. Dato che si può considerare scontato, vista la veste ufficiale e poco adatta ai distinguo della kermesse orvietana, ma che pure dalle dichiarazioni emerge in modo particolarmente efficace. «Da qualche tempo – ha detto per esempio Denis Verdini – c’è il Pdl, da qualche tempo ha un segretario politico che non avevamo, in qualche mese questo Pdl guidato da Alfano ha messo in moto una macchina straordinaria, una macchina gigantesca che va in soccorso a quello che voleva la classe media. La nostra gente non ha mai cambiato opinione, dalla parte di là, invece c’è confusione. La crisi ci ha colpiti, ma non può colpire i valori decennali che ha la classe media che si è sempre riconosciuta in un’area. Di cosa abbiamo paura? Io sono un’ottimista quindi credo nel Pdl. La gente vota e voterà Pdl alla faccia di chi dice che ha momenti di crisi». Massimo Corsaro, dal canto suo, spiega che «l’investimento di Berlusconi su Alfano è totalmente positivo. Angelino oggi sta dando un’ossatura fondamentale al partito. Stiamo celebrando congressi con tantissime presenze, alla faccia di qualche cretino che ci accusa di aver falsificato le assise con tessere farlocche. Credo che Angelino abbia tracciato la strada giusta». Il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello si concentra invece sull’anima del partito: «Abbiamo – spiega – la migliore classe dirigente, dobbiamo essere consapevoli della nostra forza. Nessuno può pensare di toglierci nostra identità e portarcela via. Cattolici e laici possono trovarsi insieme anche con sensibilità diverse».