Alemanno: «Roma ladrona? Piantiamola, è la città più tassata d’Italia»

La peggiore manovra mai varata ai danni dei Comuni italiani. Una rapina “tecnica” per incrementare l’erario pubblico svuotando, è il caso di dirlo, le tasche dei cittadini e gravando sulle spalle degli amministratori. Gianni Alemanno alle prese con i conti della Capitale e con la presentazione ai municipi del bilancio comunale affronta i nodi della leva fiscale imposta dal governo Monti. Che “decentra” i sacrifici su tutto il territorio, lasciando ai sindaci e ai governatori la patata bollente di dover far quadrare conti e protesta zigzagando tra scadenze, nuove gabelle e decine di tabelle.
«I Comuni sono chiamati a fare l’ultima coda della manovra governativa per risanare il bilancio dello Stato e sono caricati di un peso incredibile», dice il sindaco di Roma dai microfoni di Unomattina aggiungendo che «lo sforzo che i Comuni stanno facendo in tutta Italia è veramente forte: non commettiamo l’errore prospettico di prendercela con i Comuni per scelte che vengono fatte in sede centrale». Manovra pesante lascia il peso dell’impopolarità agli enti locali.
Prendiamo ad esempio l’Imu (l’Imposta municipale unica), la nuova tassa introdotta con la riforma federalista, che sostituisce la vecchia Ici sulla prima casa (abolita dal governo Berlusconi) e l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case: l’importo non va nelle case dei comuni a garanzia del miglioramento dei servizi. «L’Imu sulle seconde case – spiega Alemanno – non rimane ai Comuni: metà torna allo Stato che chiede a noi di fare i gabellieri, i tassatori al posto suo». La sofferenza di Alemanno è da comprendere: Roma è la città più tassata d’Italia, altro che ladrona e parassita come vorrebbe la vulgata padana. «Le cifre dimostrano che la retorica su “Roma Ladrona” è totalmente falsa, perché il cittadino romano paga più tasse rispetto al resto d’Italia». Nel corso della presentazione ai presidenti dei municipi capitolini della manovra comunale di bilancio, il sindaco chiarisce che l’Irpef non aumenterà perché «è già aumentata per compensare il buco di bilancio ereditato dalle precedenti gestioni» e che sull’incremento delle aliquote Imu la direzione seguita è quella di privilegiare le fasce sociali più in difficoltà. “Costretto” ad aumentare notevolmente l’imposta sulla seconda casa per contenere quella sulla prima, spiega che sicuramente «l’Imu sulla seconda casa aumenterà del 3 per mille, quindi del massimo possibile. Sarà portata al 10,6 per mille, come stanno facendo tutti i Comuni italiani. Sulla prima casa stiamo facendo ogni sforzo per tenerla il più bassa possibile, intorno al 5 per mille». Che Roma sarà la più colpita dalla nuova Imu non lo dice il sindaco per lamentarsi, ma i numeri ufficiali diffusi dalla Cgie di Mestre. «La nuova imposta costerà mediamente 397 euro ai proprietari di prima casa, contro i 345 di Bologna, ad esempio, e i 297 di Bari. E sempre rispetto alla vecchia Ici questa media sale a Roma di 71 euro, un incremento minore solo ai 78 euro di Venezia e ai 72 di Lecce. Ma ci sono raffronti ancora più sorprendenti, e tutti in negativo». Gli esempi diffusi dall’Associazione degli Artigiani di Mestre parlano chiaro: prendendo in considerazione un appartamento di cento metri quadri «in zona semicentrale», gli esperti prevedono per Roma un’Imu di 1.444 euro, contro i 1.029 euro di Torino, i 1.009 di Bologna, i 969 di Firenze e addirittura i 752 euro – quindi più o meno la metà –  di Milano. È stato calcolato che con le nuove tasse una famiglia di due professionisti, con due figli e una casa di proprietà, nel 2012 verserà di tasse locali 1.119 euro in più rispetto all’anno precedente.
A sua volta il Comune deve fare i conti con le legittime pretese dei minisindaci che temono ulteriori tagli ai già risicati bilanci dei municipi. «Abbiamo detto ai municipi che faremo tutti gli sforzi possibili per mantenere trasferimenti uguali allo scorso anno, sapendo che i dipartimenti hanno tagli molto più significativi, stiamo lavorando giorno e notte – spiega Alemanno – per ridurre al minimo le tasse che si scaricheranno sui romani affinché i tagli siano orientati solo sui costi della politica, sulle situazioni superflue e non tocchino né la spesa sociale né le tariffe dei romani». Resta, per parafrasare una commedia di successo, il motto “bambole non c’è una lira”. «In totale noi ci troviamo non solo a dover fronteggiare le richieste dello Stato ma a dover trovare complessivamente 730 milioni di euro», dice Alemanno citando i «tagli regionali di 148 milioni di euro, 118 milioni sulle linee di traporto pubblico e 30 milioni sulle spese sociali». Ci sarebbero, inoltre, 260 milioni di taglio dei trasferimenti da parte dello Stato. Sara De Angelis. presidente del II municipio, ammette che il sindaco è stato chiaro, «si andrà a tagliare soprattutto sui dipartimenti e meno sui municipi». Anche il presidente del municipio XII, Pasquale Calzetta, conferma che nei tagli complessivi i municipi sono tenuti abbastanza fuori, «non siamo contenti della situazione, ma non si possono fare barricate politiche su questa crisi economica».