Un “italiano contronatura” a Washington

A volte uno si chiede perché non se ne vadano dall’Italia, se l’unica cosa che hanno a cuore dei propri connazionali è che non li facciano sfigurare di fronte ai popoli maggiorenni che così tanto venerano. Nel caso di Vittorio Zucconi, però, il discorso non vale, dato che l’editorialista di Repubblica ha doppia cittadinanza e vive effettivamente negli Stati Uniti. Ieri, nel suo “videoeditoriale” (?), Zucconi ci ha invitato a metterci nei panni di Obama, che ha appena ricevuto la visita del premier italiano Mario Monti (reduce dal premio ricevuto in Francia come “italiano contronatura”). Il presidente americano, ha detto, «probabilmente si chiederà: ma chi sono questi italiani? Da chi si fanno rappresentare? Perché deve essere uno choc per il Capo di Stato americano passare da quell’ometto che saltava, ballava, gridava “mister Obama, mister Obama”, voleva sempre sorridere, lanciava qualche occhiata di troppo al lato B della first lady, a questo austero, alto, magro, anche un po’ arcigno professore che non sorride mai, che parla addirittura benissimo l’inglese anziché parlare quell’inglese maccheronico che tanti altri tentavano». Alcune riflessioni in ordine sparso: da questo quadretto, intanto, Obama ne esce come un ingenuo fuori dal mondo, come i turisti yankee dei film di Totò, uno incapace di farsi un’idea delle categorie che regolano la vita politica italiana. O forse, per Zucconi l’inquilino della Casa Bianca semplicemente non è tenuto a sapere cose sull’Italia, tanto gli facciamo schifo. Ancora: si noti la connotazione biopolitica, ai limiti dell’eugenetico, della contrapposizione Monti-Berlusconi, dove la differenza di statura rifletterebbe una distanza morale. Insomma, siamo alle canzonature dell’asilo. Quanto ai virtuosismi linguistici del professore bocconiano, non farebbe male ricordarci di Battiato e del fatto che «il giorno della fine non ci salverà l’inglese». Che poi è la lingua di quelli che la fine (economica, politica e culturale) l’hanno avvicinata di molto. Ma questo Zucconi non lo dirà…