Sull’invidia la Severino scopiazza le parole del Cavaliere

Non sappiamo se Monti sia di destra o di sinistra, secondo il giochino di società che va di moda in questo momento. Ma certo il povero Veltroni, crocifisso in patria e accusato di intelligenza con il nemico per aver chiesto di non regalare il Prof alla destra, non avrà preso bene le parole del ministro della Giustizia Paola Severino, che ieri ha protestato: «Si deve dire che chi guadagna e paga le tasse non è un peccatore, e va guardato con benevolenza, non con invidia». Il contesto è noto: alla diffusione dei dati sui redditi dei ministri, il Guardasigilli è risultato essere il componente del governo economicamente più in salute. Il punto, tuttavia, non è questo, quanto l’utilizzo di quel termine – “invidia” – la cui declinazione politica ha un preciso copyright berlusconiano. Da qui, dicevamo, l’imbarazzo che deve aver provato quella sinistra che al governo dei tecnici non cessa di portare lodi sperticate, salvo ritrovarsi di tanto in tanto ad applaudire parole e contenuti che richiamano palesemente il vecchio nemico. Che l’antiberlusconismo nascesse dall’invidia – dei soldi, delle donne, del successo – Silvio l’ha spiegato in tutte le salse, in effetti. Un’analisi che in sé risulta sicuramente semplicistica, anche se sembra cogliere nel vivo tanti “vorrei ma non posso” di certa sinistra. E ora ecco che la Severino ti ripropone proprio il must del Berlusconi-pensiero. E, beffa delle beffe, la polemica capita proprio in concomitanza con il nuovo inno del Pdl scritto dal Cavaliere in persona. Che recita: «Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà». Qualcuno porti i sali a Veltroni, presto.