Simona Vicari: «Così il Pdl ha battuto lobbisti, poteri forti (e anche un po’ Monti…)»

Bastonare le banche e le assicurazioni mangiando tramezzini al salame, mentre intorno a te nugoli di lobbisti che si aggirano tra i corridoi di Palazzo Madama, ti braccano per strapparti un sorriso che gli spalanchi le porte dell’emendamento salvifico. «Chi l’avrebbe mai detto», ci scherza su Simona Vicari, giovane architetto palermitano alla sua prima legislatura nel Pdl, una donna che fa della resistenza alle tentazioni – dalle spigole della buvette alle lusinghe dei lobbisti – il suo punto di forza, insieme alla capacità di tenere testa al governo «anche alle tre di notte, com’è accaduto, perché io non mollo mai». Non è un caso che il presidente della Commissione Industria del Senato, Cesare Cursi, le abbia affidato il difficile ruolo di relatrice del Pdl sul decreto sulle Liberalizzazioni, che oggi approderà in aula per un probabile voto di fiducia. «Sono stati dieci giorni di fuoco, in Commissione, eravamo assediati, ma siamo riusciti a migliorare il decreto senza cedere alle lobby, ai poteri forti e in alcuni casi neanche al governo, facendo maratone infinite, mangiando tramezzini volanti», racconta la senatrice Vicari in una delle ultime pause prima del voto finale in Commissione.

Vi hanno descritti sotto scacco dei lobbisti, al punto che Schifani è dovuto intervenire personalmente per disciplinarne la presenza.

La pressione era forte, è vero, ma posso dire che siamo stati forti con i forti e che i miglioramenti fatti al decreto vanno tutti nella direzione dei consumatori e contro le corporazioni, dalle banche alle assicurazioni.

Merito di chi?

Il Pdl ha avuto un ruolo trainante, ma è stata molto proficua la collaborazione con il Pd e con il mio collega relatore Bubbico, con il quale abbiamo condiviso gran parte delle decisioni sugli emendamenti. Siamo entrambi architetti, meridionali, del segno dei pesci e forse anche liberali. Io, almeno, lo sono.

E il governo? Cos’era qui, un nemico o un alleato?

Io sono tra coloro che ritrova nel governo Monti molti dei principi liberali che avevo riscontrato fin dall’inizio della mia esperienza in Forza Italia. Tra i suoi meriti c’è stato quello di aver riportato serenità nel clima politico, visto che le contrapposizioni si erano fatte davvero insopportabili per il Paese. Detto questo, il Pdl, anche stavolta, non ha fatto sconti a Monti, quando c’era da tenere il punto di alcune questioni.

In che modo avreste ricondotto alla ragione il governo?

Bè, lo chiamavano il governo dei banchieri, dei poteri forti. Noi le modifiche più importanti le abbiamo fatte proprio contro banche e assicurazioni.

Quali vittorie si possono attribuire al Pdl?

Abbiamo incassato emendamenti che vanno nella direzione dei consumatori sulla trasferibilità del mutuo da una banca all’altra senza aspettare mesi e mesi, sulla gratuità dei conti bancari per chi percepisce fino a 1500 euro di pensione, il divieto per le banche di vendere polizze di cui sia contemporaneamente distributrice e beneficiaria, l’abrogazione di commissioni ai distributori di benzina per pagamenti con carta di credito fino a 100 euro, il divieto di incroci personali tra gruppi bancari concorrenti, che andrà nella direzione dei consumatori, così come le misure che prevedono la possibilità per i giovani che aprono una srl anche con un solo euro di capitale di non pagare il
notaio per lo svolgimento delle pratiche. Proposte del Pdl ma spesso sposatesi con quelle analoghe del Pd e del Terzo polo, in un clima costruttivo. Ma mi fa piacere anche ricordare l’introduzione del  “rating” della legalità per le imprese, proposto dalla Casellati.

Chi vi ha ispirati, Tremonti?

No, dobbiamo ringraziare soprattutto il professor Brunetta.

La battaglia sui tassisti è da considerare una vittoria del Pdl o di una lobby?

La consideriamo una vittoria del Parlamento, anche se qui al Senato su questo argomento s’è speso molto il presidente Gasparri, che ha più volte spiegato come la salvezza dell’Italia non passasse attraverso il castigo di alcune categorie di lavoratori. La soluzione che lascia ai sindaci i poteri di decidere sulle licenze, la possibilità di utilizzo della stessa auto anche da parte di un altro  conducente, l’eliminazione delle licenze stagionali, sono una vittoria per tutti, anche per i cittadini.

E sulle farmacie? Chi ha vinto? Il Pd, il Pdl, le coop rosse, i farmacisti o il governo?

Il buonsenso, credo. Abbiamo rispettato la volontà del governo di favorire l’apertura di nuovi esercizi, ma lo abbiamo costretto a cambiare metodo, introducendo come riferimento il numero di abitanti. Ma anche altre novità, come quelle sulla vendita dei prodotti galenici, dei farmaci monodose e l’esclusione di quelli veterinari.

Lei esclude che fin dall’inizio del suo percorso, alla Camera, i tre poli si siano contesi spezzoni di decreto per difendere il proprio elettorato di riferimento?

Sì, perché non ho trovato fronti contrapposti, magari idee diverse sì, ma nulla di ricollegabile alle lobby, industriali e politiche.

Monti in Commissione è venuto per rispetto o paura?

Non so ma è stato un gesto che abbiamo molto apprezzato.

E se il governo ponesse la fiducia sul maxiemendamento? Non vi sentirete ancora una volta scavalcati?

Per motivi di tempo forse la fiducia è necessaria. Intanto, però, portiamo a casa anche noi del Pdl qualche buon risultato politico.