“Se non ora quando?”, ridicola festicciola di compleanno

Adesso si fanno chiamare “Snoq”, per darsi un tono particolare. Ma sono sempre loro, le donne pesudo-indignate di “Se non ora quando”. Ieri hanno spento la loro prima candelina, ma non hanno nulla da festeggiare. Eppure la solita stampa “amica”, nel momento in cui tutti gli occhi sono puntati sulle dure misure economiche varate dal governo Monti, si diletta a enfatizzare nella solita chiave antiberlusconiana il loro ruolo. A leggere Repubblica.it ieri si aveva l’impressione che si stesse celebrando lo sbarco sulla Luna: «Per l’Italia fu un fatto inedito e inaudito…». E poi: «Era il 13 febbraio 2011. Quel giorno ha segnato, nella storia recente dell’Italia, l’inizio della fine dell’era berlusconiana ma anche il definitivo riconoscimento pubblico del grande patrimonio di esperienza, sapere, pratica del femminismo italiano». Sulla stessa linea anche Lidia Ravera sul Fatto quotidiano: «Si era in pieno berlusconismo, fase preagonica, trivialità massima. Dalle piazze si levò, allegramente rabbioso, un grido di sollievo: se non ora quando? Adesso! Da quella domenica il tempo è cambiato!…». Parole che strappano una sonora risata a Ombretta Colli: «Adesso festeggiano anche il loro primo compleanno. Hanno compiuto un anno, non mi sembra che ci sia assolutamente nulla da ricordare. Ci sono associazioni che sono sul campo da venti-trent’anni che non ci ricordano mai il loro impegno concreto, lavorano in silenzio e danno risultati concreti. Loro che hanno fatto? Ormai non mi meraviglio più di niente: è la solita strategia usata dalla stampa di sinistra che, pur di andare contro il vecchio governo Berlusconi, beatificherebbe chiunque. Sinceramente mi sembra esagerato». Senatrice del Pdl e da qualche giorno sottosegretario alle alle Politiche femminili, moda e design alla Regione Lombardia, la Colli osserva che «ogni tanto il movimento femminista ricompare, è fatto da donne arrabbiate o da donne che chiedono cose particolari, in questa sua ultima versione non mi sembra ci sia stata una grande novità. Forse l’unico elemento nuovo è dato dal nome scelto. Più che festeggiare dovrebbero rendersi conto di quello che sta succedendo in Italia, pensino ai problemi che sta affrontando la famiglia italiana. Tutto il resto è solo demagogia».  Critica anche Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità del Pdl: «Temo che “Se non ora quando” sia un movimento ad orologeria che, in base a chi governa il Paese, decide a tavolino se scagliarsi o meno contro l’esecutivo. Non ho visto questa grande sollevazione del movimento quando il ministro Fornero ha colpito, più di quanto fosse opportuno o richiesto dall’Ue, le lavoratrici italiane innalzando la loro età pensionabile». La Saltamartini spiega di essere «a favore di qualsiasi forma associativa femminile, ma è assolutamente sbagliato che il movimento escluda dalla condivisione quelle donne che già con grande difficoltà ricoprono incarichi elettivi. Forse sfugge al “Se non ora quando” che in Parlamento le donne di tutti gli schieramenti stanno portando avanti battaglie importanti su alcuni temi». E gli esempi non mancano. Innanzitutto, la promozione del riequilibrio della rappresentanza di genere nei consigli e nelle giunte comunali e municipali, «in tal senso abbiamo già approvato la scorsa settimana in Commissione affari costituzionali alla Camera il testo unificato che ora dovrà in aula per la discussione  generale  a fine febbraio». «In tema di conciliazione dei tempi di vita  e tempi di lavoro e di pari responsabilità nel lavoro di cura del nucleo familiare  – spiega – è in discussione alla Commissione lavoro della Camera il testo unificato Saltamartini (Pdl)-Mosca (Pd) sul congedo di paternità obbligatorio. C’è poi la legge approvata lo scorso anno sulle cosiddette quota rosa nei cda delle società quotate in borsa e in quelle municipalizzate. E poi ci sono le grandi battaglie fatte dal governo Berlusconi per istituire il reato di stalking nel codice di procedura penale. Ci spiace –  dice – di non avere mai avuto al nostro fianco il movimento. Per questo credo che le loro battaglie abbiano più un carattere rivendicazionista finalizzato ad acquisire una visibilità politica anziché la volontà di contribuire realmente al miglioramento della condizione femminile in Italia». La Saltamartini osserva inoltre che «è assolutamente impressionante l’attenzione quasi morbosa che viene dedicata al movimento da parte di una certa stampa troppo attenta a valorizzarlo ma assolutamente sorda, se non disattenta, a tutte le iniziative che sono state condotte da numerose donne presenti nelle istituzioni e, soprattutto, dal governo Berlusconi. Chi sulla battaglia della partecipazione delle donne si muove nella logica di dividere e differenziarsi non vuole il bene delle donne. Per fortuna in Parlamento, seppure con le ovvie differenziazioni culturali e politiche, esiste una classe dirigente femminile che fregandosene della visibilità su stampa e televisioni è capace di unirsi, dibattere anche all’interno dei rispettivi partiti a sostegno delle donne».
Paola Frassinetti, parlamentare del Pdl, ha la sensazione «che del movimento “Se non ora quando” non sia rimasto nulla. Il movimento è stato percepito strumentalmente contro Berlusconi per fini contingenti e non per reclamare i giusti diritti per la donna. Un anno fa abbiamo presentato un documento in cui denunciavamo tutto ciò e ora si dimostra che abbiamo visto giusto. Sembrano episodi lontanissimi nel tempo. Sono state più incisive le battaglie delle femministe degli anni ’70, queste di adesso non hanno lasciato nessuna traccia».