Se Monti attacca la stampa è solo… «uno sfogo»

Ma che strano, nessuno s’è indignato, nessuno ha parlato di “attentato alla libertà di stampa”, nessuno ha evocato il bavaglio. Monti si è sentito offeso, un giornalista ha osato muovergli un appunto e lui – apriti cielo – l’ha affrontato a viso aperto, come un gladiatore, col piglio di Russell Crowe. E la vittima, Ivo Caizzi, corrispondente del “Corsera” da Bruxelles, si è trovato solo nell’arena, con il pubblico che indicava il pollice verso. I colleghi, quelli che scatenavano l’inferno se Berlusconi si permetteva di criticare chi gli gettava fango addosso con l’arma della carta stampata, non hanno battuto ciglio. Perché, in fondo, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Tutto è partito da un articolo di martedì (“Ue, il governo Monti e i casi di nepotismo”, il titolo). In un passaggio, quello che ha fatto saltare i nervi al premier, l’autore ricordava «le critiche sulla carriera» del premier stesso, «sicuramente di altissimo livello ma basata molto sulla capacità di farsi cooptare più che sulla competitività meritocratica da libero mercato». La replica è stata molto forte: «Credo che il mio governo potrà fare pochissimo o forse niente, dottor Caizzi, se alla testa di questo governo c’è una persona arrivata dov’è per una serie di raccomandazioni o per spinte ricevute nel corso della sua vita e non in seguito a un percorso democratico. Non credo che quindi lei possa avere alcuna aspettativa su ciò che può fare un governo così mal presieduto». Monti ha difeso il suo governo che «ha agito in fretta e molto». Poi – ha ironizzato – «alcuni potranno anche dire che si è fatto male per la fretta o che molto è migliorabile». Il “dottor Caizzi” è servito. Che cos’è stato, questo di Monti? Secondo le agenzie di stampa, «uno sfogo». E tutti hanno diritto a uno sfogo. Peccato che, solo alcuni mesi fa, in circostanze analoghe lo «sfogo» si chiamava «minaccia al giornalista». Cambiano i premier, cambia il linguaggio.