Sanremo, un festival zeppo di “compagni”…

Un Festival rosso che più rosso non si può. Non per i fiori che da anni rendono magica l’atmosfera di Sanremo, ma per gli artisti in gara, la maggior parte dei quali della “parte giusta”: di sinistra e  con una buona dose di antiberlusconismo nel sangue. A cominciare da Arisa che, nei giorni difficili della crisi di governo, fu ospite nella trasmissione di Radio2 “Un giorno da pecora” e rispose in modo non certo elegante alla domanda sulla possibile uscita di scena del Cavaliere: «Chi se ne frega di come se ne andrà, l’importante è che se ne vada». È bastata questa battuta per entrare nel cuore dei radical chic ed essere considerata «intellettuale», proprio lei che cantava “E fare e rifare l’amore per ore, per ore, per ore”. Per non parlare poi di Samuele Bersani che, in un’intervista, raccontò così la sua storia: «Io vengo da una famiglia di sinistra. I miei erano due “compagni” negli anni Settanta in Romagna. In questo momento farsi sinceramente fatica a sposare un partito. Non voterò mai Berlusconi». Eugenio Finardi? Grazie al singolo “Musica ribelle” – che fu una sorta di inno storico nel periodo della contestazione studentesca degli anni Settanta – fu considerato come uno dei cantori della nuova sinistra, dalla quale veniva spesso invitato a concerti e manifestazioni di lotta. Si è ritrovato sul palco dell’Ariston chiamato da un altro “compagno”, Gianni Morandi. Irene Fornaciari, invece, è la figlia di Zucchero, che ammise candidamente di essere cresciuto a pane e “Bandiera rossa”. Scontato l’accenno a Emma, che partecipò alla manifestazione neofemminista di “Se non ora quando?” e che su Oggi.tv, alla domanda “Se Berlusconi ti invita a cantare a una delle sue feste?”, ha risposto: «Preferisco le feste allargate in piazza, ovvero i miei concerti». Loredana Bertè non ha mai nascosto le simpatie per Rifondazione comunista e il Che. Nina Zilli è stata la star acchiappapresenza della grande manifestazione targata Pd contro il Cav. A rendere meno rosso il festival, Gigi D’Alessio, Francesco Renga e i Matia Bazar. Pochi ma buoni.