San Valentino: lui, lei e… il governo tecnico

La vignetta per festeggiare San Valentino ha fatto il giro delle bacheche di Facebook. «Amore, dimmi che nel tuo cuore c’è sempre un posto per me», dice il marito abbracciando la moglie. E lei: «Certo, tesoro. Ma non è un posto fisso». Sì, anche nel giorno degli innamorati, il popolo del web ha preferito colpire duro il governo Monti anziché scambiarsi messaggi caramellosi o immagini con i cuoricini rossi. Perché di certi atteggiamenti da supponenti, di certe dichiarazioni sopra le righe e di decisioni prese in fretta e furia o cancellate con un semplice tratto di penna, la gente comincia ad averne le tasche piene. E sempre spulciando i vari link del social network, ci si rende conto che hanno stancato anche i continui interventi del Colle, una sorta di mutuo soccorso quotidiano all’inquilino di Palazzo Chigi. «Monti parla, Napolitano gli fa da eco», ironizzano i blogger. A tutto c’è un limite, il troppo stroppia. A saltare agli occhi è soprattutto la perdita di credibilità dei giornali “di peso”, quelli che gioiscono a ogni parola del premier, santificano il suo operato, si fanno suggerire i nomi dei decreti, raccontano le giornate di Monti magnificando pure il cotechino cucinato dalla moglie, manco l’avessero assaggiato: le frasi da innamorati che appaiono negli editoriali vengono trasformate in barzellette e giù una valanga di commenti velenosi. Ormai c’è la sensazione che sia meglio non ascoltare più nessuno, la perdita di credibilità rischia di travolgere tutti molto di più dell’antipolitica. Chi ha colpito con la satira dei professionisti tv finisce per essere colpito dalla satira dei dilettanti del web. E proprio a San Valentino se n’è avuta la prova. Un’altra vignetta. Lui, per la festa, le regala un bel mazzo di rose. Lei si commuove. E lui: «No, ti prego, non piangere… mi ricordi la Fornero». Ragazzi, qui si rischia di diventare monomaniacali. Meglio riderci sopra e pensare alla prossima festa, augurandoci almeno un Carnevale meno “tecnico” e con più coriandoli.