Romano: è la politica che sceglie dove riformare e cosa conservare…

Storico, già diplomatico, scrittore, giornalista, Sergio Romano è una delle più autorevoli voci del panorama intellettuale italiano. Autore nel 2005 del libro Memorie di un conservatore ha molto da dire su questa tipologia, alla quale appartiene ma che, avverte, è tutt’altro che uniforme e semplice da “decifrare”.
 
Cosa significa essere conservatori oggi?

In realtà non esiste un solo tipo di conservatore: c’è quello della tradizione, spesso cattolico; c’è il conservatore nazionalista; c’è il conservatore liberista, che vede con sospetto qualsiasi intervento dello Stato in economia. Poi, naturalmente, c’è il conservatore liberale, che crede nei diritti umani e nei diritti civili e anzi ritiene che qualsiasi nuovo diritto si profili all’orizzonte, come quelli relativi alla bioetica, debba essere regolamentato e accettato. Questo tipo di conservatore farebbe a pugni con il conservatore tradizionalista. Perché allora un liberale può chiamarsi anche conservatore? Un conservatore crede che tutti gli uomini siano nati eguali e debbano avere possibilità paritarie all’inizio della loro vita, nel lavoro, ma non è egualitario, cioè non accetterà mai l’appiattimento della società.

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