Riforme, c’è l’intesa: in tre settimane si può cambiare la Carta

Chiarezza è fatta. Niente inciuci col Pd in funzione delle elezioni del 2013 e niente leggi elettorali che non diano ai cittadini la possibilità di sapere prima del voto chi governerà in caso di vittoria. Il segretario del Pdl,Angelino Alfano, ieri ha fatto giustizia di voci e illazioni che da giorni parlavano di un asse da Prima Repubblica tra Pd e Pdl, e lo ha fatto nel giorno in cui i segretari dei tre partiti maggiori hanno annunciato un’intesa di massima sul percorso da intraprendere sul tema della riforme, da qui al prossimo anno. Si parte da quelle istituzionali, su cui c’è una bozza di accordo, alla fine si valuterà una posizione comune sulla legge elettorale, su cui le distanze, al momento, sembrano insanabili. Alfano, Bersani e Casini hanno dato il via libera ai contenuti raccolti dai tavoli sulle riforme e al calendario, le cui tappe sono state ipotizzate, ieri, nel corso del vertice, dai “coordinatori” dei partiti che si stanno occupando di questa materia. Abc (abbreviazione con la quale viene ormai chiamato il terzetto formato dai segretari Pdl e Pd e dal leader dell’Udc), con Quagliariello, Adornato, Violante e Bocchino, hanno sostanzialmente approvato il quadro delle modifiche che si dovrebbero apportare alla Costituzione: riduzione del numero dei parlamentari di almeno 130 unità, introduzione dei meccanismi per la sfiducia costruttiva, potere di nomina e di revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio e superamento del bicameralismo perfetto. I tempi dovranno essere necessariamente ravvicinati, visto che il processo di riforma costituzionale prevede una doppia lettura sia alla Camera che al Senato a distanza di tre mesi l’una dall’altra. Per cui il calendario abbozzato ieri prevede la conclusione della fase istruttoria e la presentazione di un testo condiviso in Parlamento entro 2-3 settimane. Dopo la prima lettura verrà incardinata la legge elettorale e, successivamente, si arriverà alla seconda lettura in autunno per completare l’iter entro dicembre-gennaio.

Ottimismo bipartisan
Facce distese, un clima da svolta storica, quasi da Bicamerale, se non evocasse successivi fallimenti. Con i protagonisti a rimarcare il ruolo dell’assemblea. «Ovviamente – ha spiegato Luciano Violante – la decisione sarà presa dalle conferenze dei capigruppo di Camera e Senato». «L’incontro – ha aggiunto Ferdinando Adornato – è servito a fare il punto su quel che si è fatto finora e per passare alla seconda fase, nella quale dovrebbe essere ultimato il lavoro fatto per poi passare in tempi rapidi all’iter concreto delle riforme». «Incrociando le dita – aggiunge Adornato nel confermare lo spirito positivo dell’incontro – dopo decenni è la prima volta che possono esserci riforme condivise, dopo anni di guerra civile c’è un clima nuovo, una svolta permessa dal clima politico che si è creato intorno al governo Monti».

La posizione del Pdl
Alfano non ci sta a cadere nel tranello dell’inciucio mediatico. «Noi stiamo ragionando su temi istituzionali. Non c’è nessuna maggioranza politica che lega noi e il Pd, perchè abbiamo poco in comune dal punto di vista del programma di governo per l’Italia. Ci siamo affidati a questo governo perchè è un governo di emergenza. Il tema delle riforme istituzionali è il tema che riguarda il fatto di disegnare le regole e nel disegnarle si può condividere una strada, anche un obiettivo tra partiti che, sulle tematiche squisitamente di governo, magari la pensano diversamente». Con queste parole il segretario del Pdl ha voluto ribadire che la maggioranza che sostiene il governo Monti non è una maggioranza politica. Non a caso Alfano ha sgomberato il campo anche dalle ipotesi di intese “vintage” sulla legge elettorale: «La posizione del Pdl è nota: noi siamo per una democrazia trasparente. I cittadini devono sapere prima chi sarà il premier nel caso in cui vinca l’una o l’altra coalizione». Alfano aggiunge che «sulle riforme bisogna andare avanti, perchè servono all’Italia. Pensiamo che l’Italia abbia bisogno di istituzioni più efficaci, con riflessi più pronti per rispondere alle esigenze della crisi. Le decisioni – avverte – devono diventare subito operative e occorre la riforma delle istituzioni proprio per questo». «Noi riteniamo – spiega Alfano – che tutto ciò si possa fare anche nel corso di questa legislatura. Prima che il governo compia il proprio compito. Dunque, pensiamo davvero di potercela fare». «Si parte dalla Costituzione, per un cambiamento reale che preceda l’esame della legge elettorale. La governabilità delle istituzioni è un obiettivo primario ed è il primo modo per dare un senso reale al voto del cittadino», aggiunge il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

Il Pd frena sulla legge elettorale
«Ora bisogna far prendere bene il ritmo alle riforme in Parlamento», ha spiegato ieri il segretario del Pd Pierlugi Bersani,  il più pessimista sulla legge elettorale: «Qui il discorso è un pò più complicato, ma devo dire che qualche passo in avanti si sta facendo. Come si sa ci sono contatti in corso, tutti parlano con tutti, anche di riforma elettorale. Anche in questo caso si tratta di verificare se si condividono alcuni criteri da affidare alla discussione parlamentare».  Bersani, però, a differenza di Casini, e in linea con Bersani, chiarisce a sua volta che nel 2013 non ci sarà spazio per “larghe coalizioni”: «Quando arriviamo alle elezioni dobbiamo presentare un programma alternativo non a Monti, ma a quello che abbiamo detto» di alternativo al centrodestra. Sui temi della democrazia e del sociale dobbiamo dire cose chiare e sfidanti, correndo anche qualche rischio», ha aggiunto il leader del Pd. E nello stesso giorno in cui Casini annuncia la nascita di un “grande contenitore”, dopo le amministrative, Alfano e Bersani ribadiscono una linea autonoma, respingendo l’Opa dei centristi sui rispettivi partiti. Strane coincidenze, ma comunque coincidenze.