«Reato di omicidio stradale»: Passera sposa la proposta del Popolo della libertà

Per ora è solo un’ipotesi: un nuovo reato per chi guida in stato di ebrezza e causa la morte di una persona, l’omicidio stradale. Lo aveva già proposto il Pdl, attraverso una proposta di legge firmata da Mario Valducci, l’ha rilanciata ieri il ministro dei Trasporti, Corrado Passera, in commissione Trasporti della Camera. Il reato si configurerebbe nel caso in cui si commettesse omicidio alla guida con un tasso alcolemico sopra l’1,5 per cento o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, e sarebbe punito con una pena detentiva che andrebbe da un minimo di otto anni a un massimo di diciotto.
Passera non ha nascosto «alcune perplessità sulla modalità e la creazione del reato», ma bisogna comunque fare qualcosa, perché «la situazione attuale di sostanziale impunità di chi uccide alla guida non può essere tollerata». Su questo tema, proprio Valducci, che è presidente della Commissione Trasporti della Camera, si è speso da tempo.  «È un problema molto sentito dalla gente, va rivista la norma per rispetto alle vittime della strada», dice il deputato Pdl che ricorda come anche in casi eclatanti, «si vede il responsabile uscire di galera per buona condotta dopo due anni anche per omicidio plurimo». Quale dovrebbe essere la ratio dell’“omicidio stradale”? «Se ti metti alla guida sapendo di essere sotto l’effetto di droghe o dell’alcol ti poni nella stessa condizione di chi impugna un’arma carica». Quindi, aggiunge Valducci, «per evitare l’eccessiva discrezionalità da parte dei giudici serve una normativa che introduca il nuovo reato». 
Non è, tuttavia, l’unica ipotesi allo studio sul quale il Pdl insiste. Per Valducci un altro elemento su cui lavorare riguarda la possibilità di ritirare la patente a vita ai pirati della strada alla prima infrazione grave. Attualmente, chi uccide qualcuno al volante, ha la possibilità di rientrare in possesso della patente, rischiando quindi di tornare a uccidere. «L’attuale legislazione che pure abbiamo aggiornato con il nuovo codice della strada – ricorda il deputato Pdl – prevede il ritiro definitivo della patente solo dopo il secondo omicidio ed è già stato un inasprimento delle pene rispetto al passato».
Tornando al reato di “omicidio stradale” l’Associazione sostenitori Polstrada (Asaps) ha espresso «tutta la sua soddisfazione per l’apertura del ministro dei Trasporti» Su questa materia «l’Asaps ha contribuito, con le associazioni fiorentine Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni, alla raccolta di 57.000 firme, consegnate nei giorni scorsi al  Mario Valducci». La soddisfazione è la più ampia, sottolinea il presidente Giordano Biserni, «anche perché ci auguriamo che l’impegno o quanto meno la riflessione del ministro Passera, dopo quello dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni dell’agosto scorso, serva a sbloccare la situazione statica del provvedimento incardinato nella proposta di legge delega per la riforma del Codice della strada, un provvedimento dal prevedibile itinerario lungo e complesso. L’ebbrezza per alcol e l’uso di sostanze stupefacenti continuano a proiettare la loro ombra sinistra su molte tragedie della strada (da ultimo quella di Terracina di domenica), anche se nel nostro Paese non se ne ha una esatta contezza. Infatti, incredibilmente, dal 2009 i dati ufficiali delle cause degli incidenti non contengono la specifica voce dei sinistri determinati dalla condizione di ebbrezza dei conducenti». Soccorrono però e sono indicativi, sottolinea Biserni, alcuni dati provenienti dagli Osservatori il Centauro-Asaps curati dall’associazione forlivese. «Per la pirateria stradale – un segmento limitato del totale dell’incidentalità nel quale nel 2011 abbiamo registrato 852 episodi significativi con 995 feriti e 127 morti – l’alcol e la droga emergono nel 35% dei 124 episodi mortali. E si deve evidenziare che parliamo dei soli casi in cui è stato possibile sottoporre il pirata alla prova con l’etilometro poco dopo l’evento. Nei casi in cui il pirata viene identificato a distanza di giorni o settimane la verifica non si può fare». Secondo le proiezioni Asaps, «la pirateria grave alcol-narco correlata sfiora sicuramente il 50% di questi incidenti». Anche negli incidenti determinati dai contromano nelle autostrade o superstrade nel 2011, il 24% dei conducenti è risultato positivo all’alcol e/o alla droga. E ancora, nel 34% delle aggressioni su strada agli agenti, il conducente è ubriaco e/o drogato.
«Siamo di fronte a dati più che sufficienti – conclude Biserni – per rendere evidente il fattore di rischio dell’alcol e della droga sulla strada, per questo servono condanne certe per chi uccide in condizioni di ebbrezza elevata o droga e l’ergastolo della patente».