Passera premier? Il Pdl se la ride: pensi a lavorare…

Nel fine settimana, mentre l’Italia si ricopriva di neve candida e immacolata, intorno ai Palazzi della politica si formava una cortina di nebbiolina grigia e appiccicosa che disegnava un orizzonte fosco, da Prima repubblica: inciucioni, larghe coalizioni, trame segrete per tagliare fuori i piccoli partiti, patti elettorali da qui al 2013 all’insaputa dei cittadini, rottamazioni del bipolarismo e ministri del governo Monti pronti ad essere “adottati” da Pd, Pdl e Terzo polo per dare vita a un esecutivo in grado di proseguire l’azione dei tecnici e magari per spedire Monti al Quirinale. In questo scenario, così descritto da qualche giornale filomontiano, forse alla ricerca di profezie autoavveranti, qualcosa, anzi molto non torna. L’unico elemento di verità è la disponibilità manifestata sui giornali da Berlusconi a sostenere il governo Monti fino al 2013 e a cercare un accordo bipartisan sulla legge elettorale. Quanto basta per interpretare questo atteggiamento come la volontà di picconare il bipolarismo e ipotecare la candidatura di Passera alla presidenza del Consiglio, sulla base di un accordo con le altre due forze politiche che sostengono questo esecutivo dei tecnici. Un abbraccio, quello di Berlusconi a Passera, che qualcuno vede come il tentativo di chiudere una stagione politica di contrapposizione col Pd e aprirne un’altra di collaborazione, anche a costo di sacrificare il delfino Angelino Alfano. Altri invece la vedono come una mossa tattica del Cavaliere per “bruciare” il nome del banchiere e sottrarlo alle mire del centrosinistra. Il diretto interessato, quel ministro dello Sviluppo economico che ancora deve dimostrare finanche di saper fare solo il ministro, preferisce non commentare le ipotesi di stampa secondo le quali potrebbe essere scelto per guidare un governo sostenuto da un’eventuale grande coalizione tra il Pd e il Pdl. «La prossima domanda», ribatte a margine della “Mobility conference 2012” a Milano a chi gli chiede un commento. Passera si limita a dire che fare il ministro «è un bellissimo lavoro». E magari inizierà anche a farlo, a breve, visto che il gas inizia a scarseggiare.

Lo scetticismo del Pdl
«Passera premier? È ministro delle Infrastrutture, si preoccupi del blocco di treni e strade su cui tace», scrive su Twitter il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri. Sembra un commento velenoso, in realtà è un esercizio di realismo politico, certo non zuccherino. Gasparri pensa alla neve, prima che alle larghe intese e si chiede come mai questo governo non dica e non faccia nulla sul fronte dell’emergenza: «Mica è il governo della Svizzera?». E alla domanda sugli scenari futuri che vedrebbero un asse Berlusconi-Passera, il capogruppo del Pdl al Senato le bolla come questioni “irrilevanti”, parole in libertà, nulla di cui discutere: «Possiamo solo parlare di cosa fa Passera da ministro, adesso, con l’emergenza neve…». Ignazio La Russa, che in genere è sempre molto informato sia sul pensiero ufficiale del Cavaliere che del suo retropensiero o di quello che qualcuno gli attribuisce, cade dalle nuvole. «Berlusconi in nessuna sede ufficiale ha mai ipotizzato una larga coalizione da qui all’anno prossimo. Sicuramente – spiega il coordinatore del Pdl – sta manifestando una posizione di assoluta responsabilità nei confronti di questo governo, garantendo all’esecutivo tecnico una sopravvivenza anche a costo di tollerare provvedimenti che non condividiamo del tutto. Ma questa posizione di responsabilità e la garanzia del traguardo finale ed eventuale del governo Monti al 2013, e sottolineo eventuale, non significa che lui stia lavorando per qualcun altro, tantomeno per Corrado Passera. Anche perché è stato Silvio a dire che il nostro candidato sarà deciso dalle Primarie del partito». La Russa conferma che il Cavaliere ha sempre avuto buoni rapporti con il ministro dell’Economia, ma non esiste «alcun progetto politico che lo riguardi, né in sede ufficiale né in ambienti, diciamo così, gossippari». E tutto ciò non significa che un dialogo sulla legge elettorale con il Pd e il Terzo polo, spiega l’ex ministro, non possa andare a buon fine. «Noi ci sediamo al tavolo senza paletti e senza proposte chiuse, ascoltiamo gli altri e vediamo. Il tavolo inizia con un giro al buio e la massima disponibilità da parte nostra». Sulla stessa linea dei due esponenti del Pdl, che di Passera quasi non si curano, è anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni: «Prima deve dimostrare di essere un buon, anzi un ottimo ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico…».
 
Il tavolo delle riforme
La disponibilità urbi et orbi manifestata domenica da Silvio Berlusconi a intavolare un confronto per arrivare a una riforma della legge elettorale, riporta il tema prepotentemente al centro del dibattito politico. Così si torna a parlare dei vari sistemi che fanno riferimento a normative in vigore in altre nazioni europee che potrebbero essere importate in Italia con i dovuti adattamenti: modello spagnolo, tedesco, ungherese. Al di là delle formulazioni tecniche specifiche e dell’esigenza avvertita da più parti di restituire agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari, il vero nodo da sciogliere riguarda la possibilità di mantenere un sistema bipolare, pur evitando  intese obbligate che poi non garantiscono governabilità, o di privilegiare un meccanismo che in qualche modo favorisca la possibilità per i partiti di scegliere le alleanze dopo le elezioni. Una dialettica che in qualche modo può essere letta in filigrana anche nelle parole pronunciate ieri da Berlusconi: «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini, sarebbe opportuno alzare la soglia di sbarramento». Parole poi smentite. Parole che fanno però discutere, come quelle attribuitegli su una volontà di arrivare a posizioni centriste sulla legge elettorale, riaprendo al proporzionale, in contraddizione con quanto affermato più volte in passato dal Cavaliere: «Credo nel bipolarismo, che è il sistema proprio di tutte le grandi democrazie».