Opg liquidati in un anno? Sono cose da… “pazzi”

Garantismo sì, ma attenti a non peggiorare le cose con la scusa delle buone intenzioni. È questo, in effetti, il rischio che si corre in seguito all’ok della Camera al decreto legge “svuotacarceri”, passato ieri a Montecitorio con 420 sì, 78 no e 35 astenuti. Il voto finale sul provvedimento è previsto per martedì prossimo. A favore hanno votato Pdl, Pd e terzo Polo, contrari Lega, Idv e Noi Sud. Astensione dei radicali. Antonio Di Pietro l’ha definita una «resa incondizionata dello stato a criminali e delinquenti», mentre la Lega ha parlato di «decreto mendace pure nel nome: si chiama “svuotacarceri”, ma il nome corretto dovrebbe essere “scaricabarile”», suscitando le proteste del guardasigilli Paola Severino: «Non è uno “svuotacarceri” ma semmai un “salvacarceri” perchè restituisce un minimo di dignità alla condizione detentiva e anche a chi nei penitenziari ci lavora». Intanto c’è chi fa i conti in tasca al consenso del governo: «La maggioranza governativa perde pezzi ad ogni voto di fiducia. Il 16 dicembre l’esecutivo ottenne 495 sì, poi scesi a 469 il 26 gennaio e ora appena 420», ha detto il vicepresidente vicario dei deputati della Lega Nord, Alessandro Montagnoli. I presenti in aula, ieri, erano 533. Tra gli astenuti, oltre ai 16 di Pt, 11 Pdl, 6 radicali, oltre a Ronchi e Scalia. I deputati in missione erano 21. Gli assenti erano in tutto 75, di cui 43 del Pdl, 12 del Pd, 5 della Lega 5 dell’Udc, 7 del Misto, 2 di Fli e un di Pt. Il decreto prevede, tra i punti qualificanti, il ricorso prima ai domiciliari, in seconda istanza alle camere di sicurezza e solo in maniera residuale in carcere, per gli arrestati in flagranza per reati di competenza del giudice monocratico (con l’esclusione di furto in appartamento, scippo, rapina ed estrorsione semplici) ed entro le 48 ore dal fermo, in attesa dell’udienza di convalida; il prolungamento da 12 a 18 mesi del fine pena che si può scontare ai domiciliari, e la chiusura, entro il 31 marzo del 2013, degli Ospedali psichiatrici giudiziari.

Che cos’è un Opg?
Proprio sulla questione degli Opg si scatenano le maggiori polemiche. In particolare, il deputato del Pdl Carlo Ciccioli non ha votato la fiducia al decreto motivando il suo no come una forma di protesta contro la chiusura di tale struttura, prevista dal dl, dicendo di ritenere «responsabile il governo» dei rischi che comporta la norma. Severino, tuttavia, ha precisato che «nessuno ha mai pensato di rilasciare, in libertà, persone pericolose. Lo stato di detenzione rimarrà per i malati con disturbi mentali che hanno compiuto delitti, ma, con questa riforma sarà incentivata la loro cura». Con la chiusura dei sei cosiddetti manicomi giudiziari finirà «la vergogna degli “ergastoli bianchi”», ha aggiunto Severino, spiegando che con la chiusura degli Opg, «le persone che sono guarite dalla malattia mentale, perchè ci sono studi scientifici che attestano che si può guarire, e non sono più socialmente pericolose, verranno aiutate a tornare alla vita normale e non saranno più parcheggiate in una sorta di “carcere a vita” per la mancanza di qualcuno che si prenda cura di loro». Ma cosa sono, in particolare, questi Opg? Si tratta degli istituti che, tre anni prima della legge Basaglia, nel 1975 hanno sostituito i vecchi manicomi criminali. In Italia sono sei: Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli e Reggio Emilia. Nel luglio del 2010, una commissione d’inchiesta del Senato ha riscontrato gravi carenze in cinque dei sei Opg, cioè in tutti tranne quello di Castiglione delle Stiviere. Il 40% degli internati, inoltre, non è più pericoloso e potrebbe essere dimesso subito. Perché questo non avviene? E cosa fare degli internati effettivamente pericolosi ma che non per questo meritano di essere trattenuti in un lager? E ancora, cosa cambia con il decreto legge “svuotacarceri”?

«Servono strutture»

Ciccioli – peraltro psichiatra, prima che deputato – risponde a queste domande. E spiega: «La legge 180 stabiliva che gli Opg fossero affidati al ministero della Giustizia, in quanto si trattava di strutture custodite. Con questa nuova legge, invece, gli Opg vengono trasferiti al ministero della Salute, che li gira alle regioni. Praticamente dal 1 febbraio prossimo chiuderanno i sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che contengono circa 1300 persone. Di queste, circa 800 sono a bassa pericolosità sociale (alcolisti, antisociali etc.), mentre circa 500 hanno commesso reati gravissimi contro la persona, a volte con dettagli da film horror e a forte rischio recidiva. Ecco, queste persone verrebbero ora affidate ai dipartimenti di salute mentale delle Asl, che non sono assolutamente idonei a tale scopo. Servirebbero nuove strutture, ma in un anno è impossibile crearle: le statistiche ci dicono che prima di 36/48 mesi è materialmente impossibile crearle. E invece noi da qui a un anno rischiamo di scaricare la responsabilità di queste persone altamente problematiche su Asl e famiglie». Eppure il ministro Severino è stato chiaro: la norma serve a curare, non a liberare i malati pericolosi. In più dovrebbe mettere fine ai cosiddetti “ergastoli bianchi”. Ciccioli, tuttavia, replica: «Non è vero nulla, il testo approvato a Montecitorio è chiaro: sarà a carico delle Asl non solo la cura ma anche la custodia di queste persone. Ma ci rendiamo conto? Dov’è il personale formato per questo scopo? Ricordiamoci che alcune di queste persone sono pericolose e negli Opg hanno spesso litigi fra loro, con tanto di personale ferito in più di una occasione. Ora chi dovrebbe curarne la custodia, gli infermieri delle Asl? Quanto agli “ergastoli bianchi”, è un problema reale, spesso i magistrati prorogano la detenzione negli Opg per la mancanza di strutture adeguate in cui mettere queste persone. Ma il problema non si risolve in questo modo, anzi, lo si peggiora».

«Decisione ideologica»
Anche Alessandra Mussolini, prima firmataria di un ordine del giorno relativo proprio a questo tema, spiega che una soluzione alternativa ai manicomi-lager va trovata, ma in assenza di strutture adeguate si rischia solo di passare dalla padella alla brace. «Parliamoci chiaro – dice – alcune di queste persone sono delinquenti. E dove vorremmo metterli, insieme a tutti gli altri? Suvvia, è chiaro che è un fatto ideologico. Ovviamente una soluzione per gli Opg va trovata, ma è come per la legge Basaglia: non si può chiudere una struttura senza che ve ne siano altre migliori e alternative. Io – continua – credo che occorra modulare la chiusura degli Opg a seconda dello standard regionale in fatto di infrastrutture, altrimenti che parliamo a fare di federalismo?». Insomma, per la Mussolini la decisione inserita nel decreto “svuotacarceri” ha natura ideologica. Aspetto curioso, per una legge partorita da un governo che proprio dell’anti-ideologia ha fatto la sua cifra distintiva. Detto altrimenti: ma non era un governo tecnico? «Sì – risponde la parlamentare – e in teoria dovrebbero, proprio per questo, essere competenti e prendere decisioni tecnicamente inappuntabili. In teoria. Ma questi sono tecnici così, come quello che dice che se ti laurei a 28 anni sei sfigato. Quindi di che parliamo?».