Monti pensa troppo ai manager e la gente ne ha le tasche piene

Parlano ai top manager e se ne fregano della gente comune, dei meno abbienti, degli impiegati e delle massaie. Ecco che è necessario un repentino cambio di strategia: più che sulla riforma del lavoro si deve lavorare sull’immagine. Tutti – dal governo dei tecnici al Colle – sembrano infatti rispondere più alle richieste dei poteri forti, degli imprenditori e dei “vecchi padroni” che alle esigenze di chi è costretto a riempire il carrello della spesa solo in base alle offerte dei supermercati o ai prodotti venduti sottocosto. Fioccano allora le prese di distanze, «io non sto con i banchieri», che però convincono poco. Il coro unanime dei consensi, creato grazie all’appoggio dei giornali di peso, quelli che sono nel cuore dell’alta finanza, non riesce più a contrastare le proteste che girano in modo vertiginoso sul web e che si stanno traducendo nei primi tentativi di proteste di piazza, con fischi per i ministri e anche per il presidente della Repubblica. Il quadro è chiaro: Monti gironzola per le Borse, da Wall Street a Piazza Affari; la Fornero finge di ascoltare i sindacati ma ha già deciso tutto; la Camusso, come ha dimostrato in tv da Fabio Fazio, fa la faccia dura col governo ma poi, sotto sotto, fa capire che gli sta bene perché l’importante (per lei e per i suoi amici di sinistra) era solo liberarsi di Berlusconi.

Risorse e obiettivi
La Fornero, annuncia che la riforma si farà con quello che passa il convento. «I soldi che abbiamo», dice al termine dell’incontro di ieri con i sindacati. Quando? A cominciare dall’autunno del 2013. Fino ad allora resteranno in vigore le attuali forme di sostegno al reddito, perché non si può cambiare cavallo con la crisi in corso. Ma nel 2013 le condizioni saranno diverse? Nessuno lo sa. Secondo la Camusso, in ogni caso, lo scadenzario che il governo si è dato pecca di eccessivo ottimismo: «Non sappiamo ancora quanto dureranno gli effetti della crisi». E comunque «quello delle risorse è un problema essenziale». Senza di esse, sottolinea Raffaele Bonanni, leader della Cisl, più che una riforma è possibile fare «una controriforma». E Giovanni Centrella,  a nome dell’Ugl, aggiunge: «L’impressione è che il governo invece di migliorare gli attuali ammortizzatori, intenda peggiorare il sistema. Senza risorse necessarie non ci sarà crescita né sarà possibile creare posti di lavoro».

Nessuno è disposto ad ascoltare

Guardando alle cose concrete, si ha l’impressione che il tanto decantato confronto sul mercato del lavoro non sia altro che un dialogo tra sordi e non potrà portare da nessuna parte. Anche perché quello degli ammortizzatori sociali non è il solo capitolo su cui le posizioni divergono: sulle modifiche all’articolo 18 va anche peggio. Si capirà giovedì 23 febbraio, data fissata per il prossimo incontro a cui seguirà una successiva convocazione il primo marzo, quanto sia profonda questa divisione. In entrambi le occasioni, infatti, si parlerà di flessibilità e gli altarini  dovranno comunque essere svelati nonostante il tentativo, ormai palese, di duellare di fioretto per non farsi troppo male. «Entro marzo – è tornato a ripetere ieri Mario Monti durante la visita a Piazza Affari – la riforma del mercato del lavoro dovrà essere fatta, con o senza l’accordo del sindacato». Ma l’articolo 18 ci sarà? Monti non lo dice apertamente ma neppure lo smentisce. In più occasioni del resto, ha affermato assieme alla Fornero, che non esistono tabù. «Noi speriamo – ha detto –  ma non possiamo consentire poteri di blocco tropo penalizzanti». Susanna Camusso, però, fa melina. Il limite del 31 marzo? È troppo vicino. In ogni caso nessuno si illuda:  la norma che impedisce i licenziamenti senza giusta causa «è una delle tutele fondamentali perché ci possa essere un lavoro in condizioni di civiltà». È questa, secondo la sindacalista della Cgil, «la ragione per cui il sindacato di Corso d’Italia «continua a non condividere e ritenere sbagliato qualsiasi cambiamento dell’articolo 18». Ma la Marcegaglia ribadisce che le tutele offerte dall’articolo 18 devono essere circoscritte solo ai licenziamenti discriminatori o nulli.

Napolitano contestato

Monti, nel confronto ristretto, con una ventina di top manager a Piazza Affari, invita le banche a fare la loro parte per la ripresa. Banche che tornano al centro dell’attenzione nel corso dell’intervento di  Napolitano al Teatro Lirico di Cagliari. Alle contestazioni di quanti lo hanno accusato, prima alla stazione marittima, poi al Comune e infine al Teatro Lirico, di essere un uomo legato al capitale e insensibile ai problemi sociali, il presidente della Repubblica ha risposto di non rappresentare né le banche, né il capitale finanziario come «qualcuno umoristicamente crede e grida». «Io credo – ha aggiunto –  che si debba fare un tratto di strada ora, in questa fase politica e istituzionale, a un anno di distanza dalle prossime politiche». Gli italiani, però, sembrano pensarla diversamente. Prima a Verona, poi a Padova anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo finisce contestato dai centri sociali con il lancio di bombolette puzzolenti.

Tasse: pronto un decreto
Venerdì prossimo il Consiglio dei ministri esaminerà un pacchetto di semplificazioni fiscali che dovrebbe portare all’abbattimento della prima aliquota Irpef, dal 23 al 20 per cento. Ne beneficeranno i redditi più bassi. Non è la rivoluzione che si rende necessaria, dopo l’aumento a livelli record della pressione fiscale determinato dalle ultime manovre economiche, ma è pur sempre qualcosa. In attesa della riforma complessiva, che dovrebbe rivedere anche il sistema delle detrazioni e delle deduzioni che costa all’erario qualcosa come 160 miliardi l’anno, si comincia con l’utilizzare risorse per circa 11 miliardi di euro provenienti dalla lotta contro gli evasori che già lo scorso anno, con Berlusconi, ha avuto ottimi risultati. L’obiettivo è quello di far affluire verso i contribuenti onesti, in forma di minor aggravio fiscale, quanto viene strappato a quelli che non pagano le imposte.

Disoccupazione e mobilità

Il governo pensa a un nuovo sussidio di disoccupazione che dovrebbe sostituire  tutte le indennità dopo la perdita del posto di lavoro ed essere esteso a tutti i settori. La Fornero, durante l’incontro con le parti sociali, ha ipotizzato una sorta di “assicurazione” contro la disoccupazione e il riordino della cassa integrazione. Due i pilastri su cui si lavora: tutela del posto e protezione del lavoratore. Proponimenti che Luigi Angeletti, leader della Uil, ritiene finiranno per peggiorare la situazione attuale.