Margherita Boniver: «Ma i morti siriani valgono meno di quelli libici?»

«Trovare subito un compromesso per la Siria». È l’appello lanciato da Margherita Boniver, è membro della commissione Esteri della Camera e presidente del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione degli accordi di Schengen, in questi drammatici giorni che vedono il popolo siriano quotidianamente bombardato dall’esercito regolare che tenta di contrastare gli insorti, molti dei quali disertori dlele stesse forze armate di Assad.

Onorevole Boniver, dopo il «no» della Nato e il veto russo e cinese all’Onu, come se ne esce?

Come spesso succede alla fine delle dittature, purtroppo il regime reagisce senza sosta, accanendosi sulla popolazione inerme. Assad figlio sta perpetuando a Hons e in altre città lo stesso metodo usato da suo padre Hafez un’insurrezione generale nella città conservatrice sunnita di Hamu0101 nel febbraio del 1982, quando rase letteralmente al suolo interi quartieri, uccidendo dalle dieci alle ventimila persone. Era uno stato di polizia, e per anni gli oppositori furono messi in prigione quando non uccisi.

La situazione ricorda un po’ quella libica?

Non proprio, è molto diverso, e a nche più complessa. Diversamente da quel “cane pazzo” di Gheddafi nei suoi ultimi giorni, il presidente siriano conserva ancora molti dei suoi poteri e della sua forza, nonché di molti protettori, come abbiamo visto pochi giorni fa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove Cina e Russia hanno opposto il veto.

Perché Mosca e Pechino si comportano così?

Per molteplici ragioni di ordine sia geopolitico sia economico. È indubbio che la Cina ha degli interessi economici molto forti, non solo con Damasco, ma con tutta la regione. Per quanto riguarda la Russia, oltre agli interessi economici, ha soprattutto interessi politici, poiché la Siria rappresenta praticamente l’ultimo forte alleato che ha in Medio Oriente. Poi la Siria non è solo la Siria: è legato all’Iran, a Hezbollah, quindi al Libano, e ad altre realtà. Sì, Assad, ha diversi protettori…

Come mai non ci si risolve a un intervento armato internazionale, come si è pure scelto di fare in altre occasioni?

Proprio nei giorni scorsi il presidente americano Barack Obama ha escluso un intervento militare, e lo stesso ha fatto l’Alleanza atlantica. E poi c’è la martellante campagna elettorale staunitense, in cui si chiedono sempre maggiori tagli anche e soprattutto nel settore militare. Ma nella vicenda siriana c’è qualcos’altro che scandalizza profondamente.

Che cosa?

Il fatto che ormai siamo palesemente ai doppi standard, al doppiopesismo senza vergogna: ma come? il 19 marzo dell’anno scorso la risoluzione Onu 1973 autorizzò l’intervento armato in Libia senza praticamente problemi, per una situazione pressoché analoga. Oggi invece in Siria si sceglie di non agire, perché evidentemente i circa seimila morti siriani non hanno lo stesso “prezzo di mercato” di quelli libici. Certol Damasco con le sue influenze è in una posizione diversa dallo “scatolone di sabbia” libico, però nelle risoluzioni internazionali si dovrebbe pensare all’incolumità dei civli prima di ogni altra considerazione…

Quella seduta del Consiglio di sicurezza non è piaciuta a nessuno… Ma ora?

Dopo lo scandaloso veto cino-russo all’Onu sulla condanna del regime siriano, urge l’inasprimento delle sanzioni e allo stesso tempo un forte segnale diplomatico di protesta contro il continuo massacro di civili. La Corte Penale Internazionale aveva, a suo tempo, incriminato Gheddafi: chiediamo che lo stesso avvenga oggi anche per Assad.
Però Assad ieri ha detto che il piano della Lega araba può andare avanti…
Sì, quel piano mi sembrava interessante. Ma la realtà è che oggi Mosca se ne fa scudo, perché evidentemente al Cremlino c’è un piano ben preciso per trovare una via di uscita onorevole per la famiglia Assad e probabilmente anche per i vertici del governo. Solo che oggi c’è un problema: la via d’uscita risulterebbe inaccetabile per le opposizioni siriane, perché troppo sangue è stato versato e per troppi anni.

Le opposizioni siriane. Chi sono? C’è qualcuno che ci soffia dietro?

Non è questo il punto, la questione è estremamente complessa in quella regione. Il nodo è che l’élite siriana appartiene alla minoranza alauita (e anche tutti iveritici sei servizi segreti militari e civili, ndr), mentre la popolazione è almeno per tre quarti sunnita e per giunta oppressa. Lo scenario di fondo, oggi verosimile, è che si scateni nel Paese una autentica guerra civile con conseguenti pulizie etniche o religiose che dir si voglia. Uno spettro-Iraq, insomma, è più che mai presente.