Ma Pisapia vuole la stampa-zerbino?

In Italia c’è “fin troppa” libertà di stampa, disse una volta un tale. E tutti, per via dell’infelice espressione, lo assalirono urlando al ritorno dell’oscuro passato liberticida, alla stampa di regime e cose così. Chi se lo aspettava che nell’antico vizio di criticare i giornalisti sarebbe caduto anche il governante illuminato per definizione, tal  Giuliano Pisapia da Milano? Tutto accade ieri, quando il primo cittadino meneghino si è recato alla cerimonia celebrativa dei 100 anni dalla costituzione del Sindacato cronisti lombardi-Gruppo cronisti lombardi (Gcl) a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Il sindaco ha lanciato un j’accuse sull’attività dei giornalisti nei confronti dell’amministrazione. «È giusto e doveroso riportare le moltissime critiche su una macchina complessa come quella di Milano per il dovere di informare i cittadini», ha detto, salvo poi esortare «a una maggiore attenzione alla verifica delle fonti: non è una critica ma un’osservazione ma a volte nascono pettegolezzi e verità parziali, altre volte vengono annunciate iniziative del Comune non ancora decise o prese che risultano cose non vere». Imbarazzo in sala. Diversi cronisti presenti si sono detti «basiti» e alcuni hanno commentato che «se fosse stato il sindaco Moratti a dire queste cose sarebbe venuto giù il palazzo». Inevitabile, un po’ goffa e comunque parziale la marcia indietro: «Non ho mai messo in dubbio la libertà di stampa di cui sono da sempre uno strenuo difensore, neanche oggi, come facilmente verificabile dalla lettura delle parole che ho pronunciato. I giornalisti hanno il diritto e il dovere di informare i cittadini, così come i cittadini devono essere informati. È necessario però informare in maniera corretta, verificando fino in fondo la veridicità delle notizie, sentendo sempre tutte le parti interessate, evitando che i pettegolezzi o verità parziali vengano trattati alla stregua di fatti reali». Non suona granché bene come lettera di scuse, non trovate?