Ma in realtà quest’uomo cos’ha fatto?

Dunque, è confermato: Mario Monti salverà il mondo. L’altro giorno lo ha ammesso anche Barack Obama, spiegando che «dalla partita che si gioca a Roma dipende il destino di tutta l’eurozona, e quindi anche la ripresa americana». Obama si è fermato a Washington, ma poiché è chiaro a tutti che salvare gli Usa non può che significare salvare il mondo, è evidente che Monti sta salvando il mondo. Capitolo chiuso. Accertato il fatto, però, bisognerebbe cercare di capire anche come ci stia riuscendo.
Andiamo per ordine. Da meno di tre mesi al governo, super Mario ha varato il decreto salva Italia che, come ha fatto notare sagacemente più d’uno, lo poteva fare pure er sor Mario: «Per aumentare il prezzo della benzina – è la battuta circolata per giorni e giorni – bastava il mio amministratore di condominio». Poi ci sono state le liberalizzazioni e pure là, insomma, non è che poi si sia parlato di massimi sistemi. Più interessante, forse, sarebbe stato parlare di grandi servizi, infrastrutture, banche e simili. Ma tant’è, e a quanto pare le licenze dei tassisti e i minimi tariffari dei professionisti nostrani sono i motori di un “effetto farfalla”: si liberalizzano qua e producono risultati in Australia. Poi ci sono le pensioni: avranno pure fatto piangere il ministro del Welfare Elsa Fornero, ma in compenso regaleranno sorrisi a tutti i bimbi del mondo, raggiunti da una nuova, universale pace sociale. Capitolo fisco: nuovo redditometro prossimo venturo e mano ferma contro gli evasori, come i blitz di Cortina e Milano hanno così sapientemente mostrato all’Italia e al globo. Gli italiani – questo popolo di evasori – finalmente si rimettono in riga, smettendo contemporaneamente di comportarsi come degli «sfigati» e come dei pelandroni «annoiati». I giapponesi, così ligi al dovere da scioperare lavorando, a breve, ci faranno un baffo, anche perché noi a breve riformeremo l’articolo 18 e, insieme all’Italia, tutto il mondo potrà rilanciare i propri investimenti. Quando «non so se entro marzo», come ha detto lui stesso, Monti avrà riformato l’articolo 18, infatti, non si avrà più quel fardello che «scoraggia gli investimenti». «Non solo quelli delle imprese estere», ha precisato il premier, pensando anche in questo caso su scala globale e nazionale.
Quanto allo spread, inutile anche solo parlarne perché lì la parola definitiva l’ha detta già da tempo proprio lui, Mario il salvatore: «Lo spread è diventato il principale termometro di valutazione della qualità dei governi in modo eccessivo. Si è esagerato a usarlo come arma contundente contro il mio predecessore, Silvio Berlusconi, e si esagera a usarlo, quando scende, come indice di buona condotta del mio governo». E poco importa che sia stato proprio grazie a «quell’arma contundente» che s’è fatta “pulizia” a Palazzo Chigi, consentendo di dare il via al piano di salvezza planetaria. Renato Brunetta lo va ripetendo ormai quotidianamente, inviando a tutte le redazioni e a tutti gli osservatori le sue slide sull’andamento del differenziale. Ogni giorni vi si legge che la media dello spread “evo Cavaliere” è inferiore a quella dello spread “evo Monti” e vi trova conferma, secondo l’ex ministro, del fatto che i picchi registrati negli ultimi giorni del governo Berlusconi non avevano nulla, ma proprio nulla a che fare con le sue misure economiche. Riguardavano, piuttosto, un fattore “psicologico”, ovvero quelle aspettative del mercato di cui lo stesso Monti ha parlato in qualche occasione.

Il fattore psicologico
E proprio il fattore psicologico sembra essere il vero atout di Monti. In questo senso, ieri, si è rivelato illuminante un sondaggio di SkyTg24. La domanda era: «L’Italia è stata modernizzata da Monti?». Il 68% dei partecipanti ha detto sì. Anche in questo caso, però, accertato il fatto sarebbe interessante capire le modalità. Ovvero avere i risultati di un sondaggio in cui si chiede anche: «E come è avvenuto?», «Attraverso quali provvedimenti concreti?». C’è che Monti, come ha acutamente rilevato il Time nel numero che gli dedica la copertina, ha quell’aria da «nonno elegante», con «una voce tranquilla» e gli «occhi sorridenti». È vero che la rivista, a differenza di Obama, non affermava ma si interrogava sui poteri salvifici del premier italiano («Può quest’uomo salvare l’Europa?», era il titolo), ma vuoi mettere con Berlusconi, quello che per il Time era, appena lo scorso novembre, «L’uomo dietro la più pericolosa economia del mondo»? Un salto niente male per il Belpaese che in soli tre mesi è passato da sospetta prateria dei cavalieri dell’Apocalisse a possibile terra (economica) promessa.

E tutti sono più tranquilli
Del resto, finora, ciò in cui Monti maggiormente si è distinto è stato proprio essere rassicurante. Ha rassicurato tutti: i mercati, le cancelliere, gli uomini più potenti del mondo, perfino le bambine di due anni. Lo ha fatto con un sapiente mix di understatement, apparizioni tv, talenti e curriculum, non senza qualche battuta umoristica e colpo di teatro che ne abbiano confermato la spigliatezza. La sobrietà non ha impedito a superMario di andare un po’ ovunque in tv. Ugualmente l’ostilità verso lo spread non gli ha impedito, proprio mentre la manifestava intervistato in diretta su Repubblica.tv, di tirare fuori l’i-Phone e dare una sbirciatina per confermare che, comunque, era sceso. La serietà, poi, non gli ha impedito di rallegrare i giornalisti dicendo nel corso una conferenza stampa una cosa tipo «avrete sentito parlare dello spread…» (ok, si cita spesso lo spread, ma si converrà che è stato un vero tormentone). Ingegno e umorismo, d’altra parte, non gli hanno mai fatto difetto, anche se talvolta li deve moderare perché sono troppo sopraffini, come ieri ha rivelato anche un suo professore del liceo, il gesuita Uberto Ceroni: «Ha un senso dell’umorismo che non viene espresso spesso, però si nota anche da come agisce. È nascosto tra le righe ed è molto intelligente, quindi non si potrebbe esprimere sempre perché non sarebbe capito». E, ancora, ha spiegato il religioso: il premier «con la sua logica riesce a conquistare la stima di tutti»; «ha una profonda religiosità, ma non è un bigotto»; «è anche totalmente alieno a ogni forma di pettegolezzo».

Perché poi così va il mondo
Anche qui, vuoi mettere? Quello che c’era prima di lui il suo senso dell’umorismo lo manifestava raccontando le barzellette zozze, i colpi di teatro li regalava non parlando di spread, ma facendo le corna nelle foto ufficiali e ogni volta che andava in tv scatenava un putiferio, perché le tv se hai non è che poi ci puoi anche andare a parlare. E questo al netto del fatto che negli ultimi vent’anni il primo se ne stava seduto in qualche circolo tecno-economico sovranazionale e il secondo stava lì a cercare di realizzare i programmi elettorali. Ovvero che il primo aveva già capito tutto di come va il mondo, e quindi anche di come si salva, e il secondo stava ancora lì a credere che per governare bisognava ottenere e rispettare un mandato popolare.