Lavoro, partita a scacchi: la Fornero muove la torre, i sindacati rispondono col Re

Come in una partita a scacchi. Le pedine vengono mosse lentamente, cercando di prevedere la strategia dell’avversario, il cavallo viene situato sulla destra, la torre viene fatta avanzare minacciosa, mentre la regina resta indietro, a copertura, una sorta di asso nella manica. Governo e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro si aggrappano allo stop and go. Da Palazzo Chigi arrivano dichiarazioni roboanti nel tentativo di snidare le parti sociali. Identica la tattica di sindacati e imprese anche se con un profilo più basso, forse per giocare con il “non detto” e così ottenere risultati che il negoziato diretto dimostra di non poter garantire. Le mosse effettuate appaiono tutte finalizzate a questa strategia. Anche la ricerca di punti comuni tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria fortifica la difesa. Se si riuscirà a contrapporre una posizione comune alle proposte del governo è evidente che le possibilità che non si ripeta la débacle registrata con l’abolizione delle pensioni d’anzianità saranno maggiori.

Faccia a faccia Fornero-Camusso

In mattinata Elsa Fornero ha visto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Un lungo incontro con al centro i temi più caldi della riforma, i cui contenuti costituiscono in questi giorni argomento di studio per le teste d’uovo di organizzazioni sindacali, imprese e governo. Palazzo Chigi vuole dare la sensazione delle “porte aperte” e dell’apertura al dialogo e, in quest’ottica, ricordano al ministero di via Veneto, si svolgono questi incontri bilaterali: martedì è stata la volta di Rete Imprese Italia, ieri della Cgil e nei prossimi giorni, con molta probabilità delle altre sigle. Il tutto in attesa del nuovo round con il governo atteso per la prossima settimana. E evidente, però che il faccia a faccia di ieri mattina ha un significato un po’ diverso rispetto alla routine. Intanto perché al tavolo c’era la Cgil, il più grande sindacato italiano e quello che, fino a questo momento, ha più osteggiato la riforma, così come si va delineando almeno stando alle indiscrezioni degli organi di stampa. Poi perché ieri, nella definizione delle strategie, era una giornata molto importante. Nel pomeriggio, infatti, i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si sono seduti al tavolo, in casa di Luigi Angeletti, per mettere assieme una posizione condivisa. Posizione che, appena qualche ora più tardi, hanno sottoposto a Emma Marcegaglia. I temi caldi sono l’articolo 18 e la cig straordinaria che il governo, nonostante le assicurazioni date a più riprese, intenderebbe mettere in discussione.

L’intesa non c’è
Il ministro del Welfare si fa in quattro per dare l’impressione dell’ordinarietà. «Ho detto che la mia porta è sempre aperta e tutti quelli che vogliono vedermi per parlare di riforma del mercato del lavoro secondo l’agenda che abbiamo definito, mi trovano disponibile», ha spiegato al termine di un’audizione alla Camera. Presumibilmente dovrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana, sempre secondo il ministro, il nuovo round tra governo e parti sociali. «Il tavolo si farà quando avremo qualcosa di più concreto, quando saremo più pronti», dice la Fornero che così conferma l’esistenza di difficoltà che ufficialmente vengono invece smentite. «È inutile fare programmazioni – argomenta – l’incontro si farà quando avremo materia più concreta su cui discutere». Non si capisce come faccia quindi lo stesso ministro del Welfare a parlare di «sentiero largo», quando gli si chiede se la trattativa presenta delle difficoltà. In ogni caso i tempi per lavorare ci sono. La riforma del mercato del lavoro, secondo quanto confermato anche ieri, sarà varata entro marzo. Sui contenuti, invece, non resta che registrare le aperture da parte della Cisl e della Uil sulla manutenzione dell’articolo 18 che continuerebbe a garantire dalle discriminazioni in azienda, mentre verrebbe abrogato per i cosiddetti licenziamenti di natura economica.

Le certezze di Monti
Basterà tutto questo per tranquillizzare i mercati? Probabilmente sì. L’Ocse si è già espressa in materia affermando che l’articolo 18 «non è il punto fondamentale». E sulla necessità di intervenire sui contratti e sugli ammortizzatori sociali sembrano concordare sia le parti sociali che il governo. Il problema è che mancano le risorse economiche e che quindi ci sarà davvero poco da scialare. Il Wall Street Journal, però, non sembra essere dello stesso avviso dell’Ocse e non più tardi di martedì scorso, in un editoriale, ha sostenuto che l’articolo 18 è un freno allo sviluppo maggiore del debito pubblico. Un intervento autorevole che Monti ha considerato addirittura meritevole di una sorta di rettifica. In un’intervista apparsa ieri sullo stesso quotidiano, infatti, il nostro presidente del Consiglio si è premurato di far sapere che la riforma del lavoro che sembra stare tanto a cuore agli “gnomi” di Wall Street, non solo ci sarà, ma arriverà in tempi brevi non più tardi della fine di marzo. Almeno per quanto riguarda la parte più corposa del provvedimento. Perché sulla cig straordinaria si potrebbe decidere di soprassedere, vista l’importanza dello strumento in un momento come l’attuale, con una crisi economica che continua a distruggere posti di lavoro. Sarà abolito anche l’articolo 18? Il premier non lo dice. Quello che è certo è che il cammino da compiere sarà tutto «nella direzione di ridurre la segmentazione tra chi è protetto e chi, in particolare i giovani, non può entrare nel mercato del lavoro». Per essere più chiari c’è tempo anche per litigare con la Cgil.