La legge elettorale? Se garantisce Casini addio bipolarismo

Dal bipolarismo al tripolarismo. Dal premier scelto dagli elettori agli antichi inciuci della prima Repubblica. Il tutto sotto la spada di Damocle dell’ingovernabilità.
Mentre il tema della riforma elettorale è sparito dalle pagine dei quotidiani, in Transatlantico si inseguono le voci di un accordo sempre più vicino tra Alfano, Bersani e Casini. Ipotesi che lasciano intravedere scenari da far venire voglia di tenersi stretti il tanto deprecato Porcellum. Le ultime indiscrezioni sono trapelate dal gruppo Pd, che ha presentato la sua proposta: una bozza cervellotica, tra il sistema tedesco e quello spagnolo. I vantaggi? In pratica sono tutti per Pier Ferdinando Casini, che avrebbe la possibilità di avere le mani libere e di scegliere l’alleanza solo dopo il voto. Con questa prospettiva, si può dire addio al premier indicato sulla scheda, addio ai premi di maggioranza e alla governabilità assicurata. Uno schema che andrebbe a neutralizzare Italia dei Valori e Lega. Guarda caso, le uniche due forze che al momento sono all’opposizione.
Chi altri andrebbe a guadagnare? Di sicuro perderebbe il Pdl, visto che, il bacino elettorale del Terzo polo è lo stesso del centrodestra. Al partito di Bersani, invece, non arrecherebbe alcun problema, visto che il target elettorale della sinistra non rischierebbe un’emorragia di voti. Qualora fosse così, sarebbe facile immaginare lo scenario della prossima legislatura: nessuna forza con la maggioranza assoluta, un accordo tra centrosinistra e gli uomini di Casini con lo scambio di poltrone tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Il leader Udc sul Colle in cambio di un nome indicato dal Pd. Che vantaggio avrebbe il Pdl in tutto questo? Questa è una domanda che rimane senza risposta: un gioco al ribasso, che non avrebbe alcuna motivazione chiara. L’altro rischio, concreto, è l’ingovernabilità. Eventualità tanto scontata da lasciare intendere un obiettivo successivo: creare una legge elettorale che costringa, nella prossima legislatura a una “grosse koalition” per portare in porto, una volta per tutte, le riforme costituzionali.

L’auspicio di Adolfo Urso
Tra le proposte ufficialmente sul tavolo, ieri i Repubblicani hanno presentato la loro al Senato. Una riforma della legge elettorale che parte dal “Porcellum” in vigore e ne corregge i due punti più controversi: l’incongruenza di un premio di maggioranza che potrebbe esser assegnato anche ad uno schieramento che di poco superasse il 30 per cento e l’impossibilità per gli elettori di scegliere i loro eletti, dando vita a un Parlamento di nominati. Questa la proposta presentata al Senato dal senatore del Pri Antonio Del Pennino che insieme agli ex repubblicani trasversalmente presenti nel Pd (Enzo Bianco, Mauro Marino, Adriano Musi), nel Pdl (Luigi Compagna, Paolo Amato) per correggere l’attuale sistema bipolare con l’obiettivo di trovare «una soluzione che rappresenti un punto di equilibrio fra le diverse proposte senza dover rincorrere modelli stranieri». Anche Adolfo Urso definisce «doverosa» la riforma elettorale. Per l’ex viceministro del governo Berlusconi, «salvaguardare il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza consentire anche agli elettori di scegliere il proprio parlamentare». Urso ricorda quindi la sua proposta di legge per eleggere «insieme alle politiche un’assemblea costituente» che «nell’arco di due anni possa riscrivere la Costituzione italiana». Così si consentirebbe ai cittadini di scelgiere nelle urne quale tipo di costituzione e di governo essi preferiscano».