Jury Chechi: il governo mi piaceva, ora dico che serve un premier più coraggioso

Ametà tra la doccia gelata e la torta in faccia. C’è delusione e amarezza per un’occasione persa, per Roma, per lo sport, per gli italiani. All’inizio non si sbottona, Jury Chechi, «bisogna accettare le scelte del governo», dice come si fa commentando le sentenze della magistratura che non vanno giù, o il punteggio dei giudici di gara che non ripaga gli anni di allenamento. Poi, il “signore degli anelli”, oro olimpico di Atlanta, si scalda i muscoli e difende la bontà del progetto di Roma 2020, moderno, compatibile e diverso dai “vecchi” modi di pensare un grande evento.

Se lo aspettava questo no di Monti?

Con il passare dei giorni e l’assenza di risposte il dubbio era forte. Ma alla fine ero convinto che il presidente del Consiglio firmasse. Naturalmente accetto quella che è la sua decisione. Però…

Però?

Credo che abbia prevalso un atteggiamento che guarda soltanto al presente e non al futuro. Insomma, si decide di risparmiare ma non si pensa alle prospettive e agli investimenti di cui il Paese ha bisogno.

L’appello per la candidatura olimpica di Roma che lei ha firmato, insieme a decine di campioni sportivi, è stato promosso per arginare queste resistenze?

Certo, c’è stato un lungo tira e molla, ho seguito le vicende con affetto per il mio Paese. La cosa forse più fastidiosa di tutta questa vicenda è la mancanza di rispetto per chi ha lavorato sodo per due anni. Non si può dire “no” alla vigilia della scadenza, i rappresentanti del comitato promotore erano già con le valigie in mano per partire domani (oggi, ndr). Abbiamo consegnato il rapporto con puntualità, il governo ha avuto tutto il tempo per valutarlo e avrebbe dovuto esprimersi prima.

Un appello contro il tempo?

Anche, visto che Monti non rispondeva. Quella lettera è stata sottoscritta non solo dal mondo dello sport ma da quello politico e culturale come pungolo per andare avanti. È stato fatto tutto il possibile, lo ripeto, adesso siamo di fronte a un’occasione persa.

Il governo parla di costi eccessivi, siamo in austherity e non si può esagerare con i grandi eventi…

Putroppo la maggior parte degli italiani sarà soddisfatta.

Lei dice, non sembra. Sulla rete è un tam tam di proteste indignate contro Palazzo Chigi. Solo Mennea ha esultato…

Pietro è un amico, ma credo che voglia anche togliersi qualche sassolino dalle scarpe. È fatto così, è sempre stato fuori dal coro.

Quindi il premier avrebbe intercettato i sentimenti della gente?

Putroppo è passato il messaggio che in Italia chi promuove grandi eventi lo fa per rubare o per lucrarci. Insomma che gli italiani non vanno bene, e così lasciamo fare tutto agli altri, magari agli spagnoli.

L’“Espresso” di questa settimana dà una bella mano al partito del no alle Olimpiadi parlando di ennesima mangiatoia, di torta di dieci miliardi di euro, ricordando gli scandali di Italia ’90 e contestando perfino le Olimpiadi di Torino.

Le Olimpiadi invernali di Torino sono state perfette, la città ancora vive di quell’evento. Certo si è fatto qualche errore, si è sbagliato a costruire una pista da bob, ma insomma, piccole cose. Sono stati forse i migliori giochi mai organizzati, nessuno ha speculato, ci sono quaranta milioni di euro “avanzati” a disposizione della comunità.

Ha vinto il partito del “no”…

È mancato il coraggio di osare.

Atteggiamento poco sportivo…

Nel 2004 ho affrontato le Olimpiadi con grande difficoltà, avevo tutto da perdere. Eppure… I conti sono fondamentali ma non sono tutto.

Petrucci è molto arrabbiato, Pescante dice “dobbiamo rassegnarci, per almeno dieci anni non si parlerà più di Giochi in Italia”

Capisco i loro sentimenti, le modalità non sono state rispettose verso il comitato. Peccato, perché il progetto, come ha riconosciuto lo stesso premier, era credibile e sostenibile. Rappresenta un altro modo di fare le Olimpiadi.

In termini di rigore?

In termini di sostenibilità, si rispetta il legame con la città, il territorio, c’è la precisa volontà di evitare cattedrali nel deserto con la realizzazione di impianti per la maggior parte smontabili.

Ora prevale la rassegnazione?

Le confesso che quando Monti è stato incaricato, ho tirato un sospiro di sollievo. Oggi dico che serviva un presidente del Consiglio più ardito.

Tipo Berlusconi?

Beh, adesso non esageriamo.