Il no di Monti: niente giochi, siamo sobri

Niente Giochi, in tempi di sobrietà. Nel 2020 gli italiani dovranno assistere alle Olimpiadi davanti alla tv, secondo il fuso orario di Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha o Baku (la scelta verrà fatta a Buenos Aires il 7 settembre 2013). Per Roma, invece, niente da fare, Monti ha detto no. Il presidente del Consiglio ha comunicato ieri ai rappresentanti del comitato organizzatore che non firmerà la garanzia finanziaria richiesta dal Cio. Lega e sinistra in festa, forse pure la Merkel, mentre l’Italia fa la solita brutta figura (ma il governo tecnico non doveva migliorare anche la nostra immagine?).

Monti, i soldi, la Merkel

Non ci sono soldi, in sostanza. «Non ce la sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare»sulle finanze dell’Italia, ha detto col piglio del ragioniere Monti. Che ha aggiunto: «Non vogliamo che la percezione che stiamo cercando di dare dell’Italia possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti. Questo non significa che l’Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose e noi non siamo concentrati solo sul risanamento ma anche sulla crescita». Solo che «il governo non ritiene che sarebbe responsabile, nelle attuali condizioni dell’Italia, assumere questo impegno di garanzia dei costi delle Olimpiadi». I maligni (?) sostengono tuttavia che nella decisione possa aver pesato anche il parere di Angela Merkel, data per sponsor dei Giochi in Spagna o, secondo altri, in Turchia.

«Rispetto, ma non condivido»
Signorile la replica di Alemanno, che ha spiegato di prendere atto della decisione pur senza condividerla: «Prendiamo atto – ha detto – della decisione del Governo di non sostenere la candidatura di Roma come sede dei XXIII Giochi olimpici e paralimpici del 2020. Il presidente Monti, incontrando i vertici del Comitato promotore, ha espresso un grande apprezzamento per il nostro progetto, ma nel contempo una forte preoccupazione per il rischio di esporre l’Italia sul versante finanziario. Io rispetto queste considerazioni ma non le condivido. Rinunciare ad una candidatura vincente, sostenuta da un progetto di ottimo livello tecnico e di grande sobrietà economica, significa non scommettere sul futuro dell’Italia». Il sindaco della capitale ha poi ringraziato la città, il Comitato promotore, il Coni e tutte le forze politiche che hanno sostenuto la candidatura.

«Serviva più rispetto»

Amareggiati anche i dirigenti sportivi che più avevano spinto per la candidatura: «È una grandissima occasione persa, ma non possiamo far altro che accettare la decisione del governo: c’è tanta amarezza», ha detto il presidente del Comitato Promotore per Roma 2020, Mario Pescante. «La decisione del governo è stata molto ponderata – ha aggiunto – ed è arrivata esclusivamente per motivi economici. Il nostro progetto per Roma 2020 era molto serio, ma il governo è stato irremovibile sui conti. Peccato era un’occasione unica anche per dire ai giovani che abbiamo ambizioni importanti». Duro il presidente del Coni Gianni Petrucci: «Serviva più rispetto nel darci una risposta prima. Ci sono rimasto molto male. Al presidente del Consiglio l’ho detto: siamo arrivati all’ultimo giorno, mi ero illuso. Sui giornali si parlerà di serietà del governo, da cittadino lo dico anch’io e non posso fare altro, ma oggi dopo due anni di lavoro va in fumo un sogno. Sono convinto che in questo momento si debba tagliare, ma anche coltivare un sogno futuro e pensare ad investimenti futuri come secondo me sono le Olimpiadi. Il Cio capirà che non è una nostra volontà quella esplicitata dal nostro paese».

La giornata
La decisione, del resto, era annunciata. Già nel corso del pomeriggio era trapelato un certo pessimismo in quanto Monti non avrebbe gradito, secondo fonti ministeriali, le pressioni politiche e le insistenti richieste di incontro giunte nella giornata di lunedì. Lo stesso, tragicomico, tira e molla sull’incontro fra Monti e Alemanno – annunciato dal secondo, seccamente smentito dal primo e infine effettivamente svoltosi ieri assieme al comitato promotore – lasciava decisamente poche speranze. La mobilitazione a favore del sì di Monti era tuttavia stata trasversale (così come, va detto, trasversale era stata anche una certa ostilità, fino a rasentare l’aperto boicottaggio, alla candidatura). «Non può passare nel mondo l’immagine di un’Italia perdente, che si fa sopraffare dalla paura di non farcela e che rinuncia ad ospitare le Olimpiadi. Sarebbe davvero un danno incalcolabile che va oltre il pur importante rapporto costi-benefici della manifestazione, di cui il governo ha certamente l’obbligo di tener conto», aveva dichiarato il senatore del Pdl, Altero Matteoli. Ma, sul fronte Pd, anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti si era schierato per la candidatura: «Sin dal primo momento – aveva detto – abbiamo sostenuto la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Consideriamo questo appuntamento non come una spesa, bensì come un investimento per l’intero Paese, un’opportunità che può permettere all’Italia un forte rilancio di fronte al mondo intero».