Giudici “responsabili” da Pdl e Lega scacco alla casta delle toghe

Bollato dai media di sinistra e dal Pd come un blitz contro la magistratura, il voto di ieri alla Camera che ha visto l’asse Pdl-Lega rinsaldarsi e mettere sotto il governo sulla legge Comunitaria, ha di fatto ristabilito un principio sul quale, nel 1987, venti milioni di italiani avevano detto sì: se un giudice sbaglia, per errore grave e immotivato, deve risarcire il danneggiato, personalmente e non facendosi scudo delle casse dello Stato, come avviene adesso. Una mini-riforma della giustizia che centra un nervo scoperto della magistratura, immediatamente insorta, non a caso; così come il Pd, partito garante degli interessi della magistratura, che si spinge fino al punto di minacciare conseguenze politiche sul governo se non verrà modificata la norma. Una norma peraltro approvata a maggioranza contro il parere del governo, che con il suo consueto atteggiamento pilatesco s’è detto d’accordo con la filosofia dell’emendamento ma ha giudicato fuori luogo approvarlo nell’ambito della legge Comunitaria.

I numeri ballerini e trasversali

Sta di fatto che il voto segreto dell’aula di Montecitorio ha dato elementi di riflessione poltica che vanno molto oltre il tema di una ritrovata sintonia tra Pdl e Lega: su 211 deputati del Pdl, i presenti erano 143, ma a quanto pare qualche deputato molto vicino alla magistratura si è espresso contro; altri 44 sì sono arrivati dalle fila della Lega, che ha votato compatta, così come i 14 “responsabili”. Si arriva a un totale di oltre 200 voti favorevoli del centrodestra, a fronte di un totale di 264 sì che hanno consentito l’approvazione dell’emendamento: da dove sono saltati fiori gli altri 60-70 voti favorevoli? Di sicuro, i sei deputati radicali hanno dettò sì in virtù dell’antica battaglia referendaria, ma tutti gli altri sono da pescare nelle file del Pd (tra quelli che si sono congratulati stringendo la mano dei colleghi radicali?) e tra le fila del Fl, dove peraltro opera il radicale Benedetto Della Vedova, che ha dichiarato di aver votato no, Chiara Moroni che a domanda oppone un “no comment” e Carmine Patarino che si trincera dietro un sospetto: “il voto è segreto, ho una mia posizione, non sono tenuta a dirla”, che avrebbe facilmente chiarito dicendo di aver votato no come il suo partito. E l’Udc? Casini ha sottolineato la bontà della norma, ma l’inopportunità di inserirla in quel testo, ma quanto ex dc non l’avranno votata subito? Ecco che quindi il voto di ieri sulla responsabilità civile dei giudici finisce per diventare una bomba politica innescata sotto la poltrona del governo Monti, da qui al passaggio della legge Comunitaria al Senato, dove peraltro il centrodestra ha una maggioranza ancora più ampia. Ma il rischio che la minaccia del “partito delle toghe” (che va dall’Idv al Pdl, al Fli) di staccare la spina al governo tecnico possa indurre Monti a bloccare quella norma, esiste e delinea scenari tutti da interpretare, anche sul fronte delle vicende giudiziarie che ancora vedono protagonista l’ex premier Berlusconi.

La reazione isterica del Pd

«Il governo aveva avuto l’impegno del Pdl a votare per la soppressione dell’articolo», s’è infuriato subito dopo la votazione il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. «Come avete visto a voto segreto è successo diversamente», ha poi sottolineato. Un possibile ricompattarsi della vecchia maggioranza?, gli hanno chiesto. «Evidentemente su alcuni argomenti si ricompattano». E l’ira è aumentata: «Il governo non ha chiesto il rinvio perchè aveva avuto la garanzia che avrebbero votato secondo le indicazioni. Ci saranno conseguenze politiche». Anche Pier Luigi Bersani ha commentato con stizza l’accaduto: «È un vecchio trucco, il Pdl aveva annunciato che votava no ed invece ha votato sì. È inaccettabile». Durissima la reazione del leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Dietro il voto segreto una maggioranza oscura ha compiuto un atto da P2 parlamentare. Ci sono almeno 50 traditori che hanno votato in modo diverso rispetto ai loro gruppi. Noi di Idv, Pd, Udc e Fli eravamo contrari». Per Giulia Bongiorno, avvocato ed esponente di primo piano di Futuro e Libertà, bisogna votare testi «in cui chi sbaglia paga, ma io non voglio magistrati terrorizzati nell’interpretare la legge o che scrivono sentenze con mano tremolanti. Non rendiamoli terrorizzati di fronte alla legge».

Il testo della norma

L’emendamento prevede, in particolare, che «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento» di un magistrato «in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia», possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni. A pagare sarà dunque la toga. Una norma che «con tutta evidenza un tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura», attacca il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini.

Gli equilibrismi della Severino

«Il Parlamento ha votato ed è sovrano ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perchè interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo». Il ministro della Giustizia, Paola Severino, prendendo atto della volontà del Parlamento, ha comunque osservato che lo strumento dell’emendamento forse non era il più idoneo per intervenire su una materia così ampia.

Mantovano: no a passi indietro
«Più che auspicare un passo indietro o una parziale correzione al Senato, sarebbe bene che, invece, il governo traesse spunto dal voto della Camera e si facesse promotore di un provvedimento più generale, equo ed equlibrato che non eluda un problema che viene aggirato da decenni». Alfredo Mantovano, parlamentare del Pdl ed ex vice ministro dell’Interno, non fa sconti al ministro della Giustizia. «Intanto ricordo che questo è un tema che abbiamo davanti da 25 anni, ovvero dal giorno del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, approvato a largissima maggioranza dagli italiani e il cui esito è stato aggirato dai magistrati che hanno sottoscritto una buona polizza assicurativa, evitando il rischio dei risarcimenti. L’Anm ha incautamente definito intimidatorio questo provvedimento, dimenticando che i magistrati sono l’unica categoria che non risponde direttamente per uno sbaglio, dolo o negligenza commessa nell’esercizio del proprio compito».