Dopo Mills, le toghe si rassegneranno?

Due giorni dopo la sentenza nei confronti di Silvio Berlusconi, continuano ancora le polemiche sul processo Mills, che ha visto prosciolto l’ex premier per decadenza dei termini. Il Palazzo continua a discutere, dividendosi tra chi invita a girare pagina e a pensare ora a una seria riforma della giustizia e chi invece utilizza la prescrizione per tenere in piedi il teorema della colpevolezza. In primis Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro e con loro anche tutti quei giornali amici dei pm che hanno sempre sostenuto aprioristicamente la colpevolezza dell’ex premier. Per esempio il Fatto Quotidiano, che domenica ha titolato “Berlusconi prescritto per aver commesso il fatto”. Un modo come un altro per affermare che il Cavaliere senza la prescrizione sarebbe stato condannato. In verità nei confronti dell’ex premier si è creato un clima di sospetto perenne, ci sono stati ventinove processi, ma anche ventinove assoluzioni. Ma ogni volta che Berlusconi è stato assolto o ha chiuso un processo positivamente, nei suoi confronti è stato aperto un altro filone di inchiesta con l’intento di tenerlo sempre sotto processo. C’è anche un altro aspetto che va sottolineato: non c’è un conflitto tra il Cavaliere e tutta la magistratura, ma semplicemente tra lui e alcuni pm (che poi sono sempre gli stessi). Una considerazione che nasce dal fatto concreto che è vero che contro il Cavaliere sono stati costruiti per anni processi con l’intento di volerlo allontanare dalla vita politica, ma è anche vero che ci sono stati giudici che lo hanno assolto.
Prescrizione o non prescrizione, i giudici di Milano hanno chiuso il caso Mills. E sul rispetto della decisione sono in tanti a pensarla così, anche a sinistra, anche perché nella Costituzione non esiste il principio di colpevolezza, ma semmai esiste la presunzione d’innocenza. E il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, ha infatti osservato: «È vero: è stato prescritto e molti altri lo sottolineeranno. Eppure io non posso non tenerne conto: Berlusconi è uscito da quel processo. È un libero cittadino. Questo è un fatto. E chi volesse metterlo in discussione metterebbe in discussione anche la giustizia di questo Paese». Ma, come ha affermato il parlamentare del Pdl Gaetano Pecorella, la sentenza di Milano, in cui «i giudici hanno scelto la strada più corretta dicendo che il tempo trascorso non permetteva di esprimersi nel merito», non chiuderà la contrapposizione sui temi della giustizia. «Si è chiuso – ha detto Pecorella in un’intervista al Messaggero – solo un processo che ha avuto un percorso processuale paradossale con un dibattimento durato cinque anni». La lentezza della giustizia è «una patologia del nostro sistema», ha detto Pecorella, secondo cui «ci sono le condizioni per mettere mano ad alcuni provvedimenti e affrontare i problemi della giustizia con maggiore razionalità». La riforma, ha sostenuto il legale, deve riguardare anche la prescrizione. «Non si può andare avanti con processi che costano milioni di euro e che si concludono con un nulla di fatto». Anche perché l’istituto della prescrizione rievoca quell’oscuro periodo in cui esisteva l’assoluzione per insufficienza di prove. Un modo come un altro per dare ai giudici anche l’“arma” di un’assoluzione a metà.