Donato Bruno: «No a compromessi sul bipolarismo»

«I tempi ci sono, la volontà di fare le riforme anche. Tuttavia, su alcuni punti, noi del Pdl non lasciamo margini di trattativa». Donato Bruno, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, è propositivo ma non sposa l’ottimismo ad oltranza.

L’intesa è raggiunta sui temi e i tempi delle riforme?   

Non corriamo. Va diviso il discorso tra le riforme costituzionali e la modifica della legge elettorale….

Dovrebbero andare di pari passo?

L’accordo prevede che vadano in parallelo. In un ramo del Parlamento una e nell’altro la legge elettorale.

Quali sono i tempi?

Da marzo possiamo partire, ma con qualche distinguo.

Non hanno identiche possibilità di andare in porto?

Alle luci delle posizioni espresse ritengo che sia più facile raggiungere un’intesa sulle riforme costituzionali.

Su quali aspetti ha trovato un “idem sentire” delle diverse forze politiche?

Su quattro punti si può lavorare speditamente.

Quali?

Sulla riduzione del numero dei parlamentari siamo tutti d’accordo. Come pure sulla modifica dell’articolo 117 sulla tutela della concorrenza. In particolare su grandi infrastrutture, comunicazioni ed energia siamo d’accordo sulla riforma.

Gli altri due punti?

La ridefinizione dei poteri del premier: includendo la facoltà di chiedere di sciogliere le Camere, di nominare e revocare i ministri. Inoltre sull’introduzione del principio della sfiducia costruttiva.

Su questi quattro punti si può fare davvero la riforma tanto attesa?

Tuttavia, da più parti, cito per esempio qualche esponente Pd, si dice: prima la riforma della legge elettorale poi tutto il resto.

No, le due riforme sono distinte e una non deve pregiudicare l’altra. L’auspicio, ovviamente, è che vadano in porto entrambe, ma non sarei così certo sul fatto che si riesca a trovare altrettanto velocemente una sintesi sulla legge elettorale.

Per quale ragione?

Ci sono proposte molto diverse sul tavolo, mentre noi del Popolo della libertà abbiamo posto dei paletti molto chiari.

Quali sono i paletti?

Non si torna indietro sul bipolarismo, che è un dato acquisito. Chi va al voto deve sapere prima, qual è la coalizione che andrà a votare. Terzo aspetto sul quale non scendiamo a compromessi è l’identificazione dei candidati con il territorio. Per meglio dire, la gente deve sapere per chi votare.

C’è sul tavolo la proposta Violante. La convince?

No, non mi convince. Ma in linea teorica si può ragionare su tutto. A priori non demoliamo nulla. Di certo, quella proposta non va nella direzione che auspichiamo. Mi sembra confusa. Si rischia invece una frantumazione dei collegi e

Quindi ci terremo il “Porcellum”?

È troppo presto per dirlo. Per ora siamo in alto mare. Ogni partito ha una sua proposta. Sarà difficile trovare un punto che metta d’accordo tutti.

Su queste condizioni ci sono posizioni dialettiche all’interno del Pdl?

Mi ripete la solita storia degli ex Forza Italia ed ex An? Anche in questo caso, come per il bipolarismo, non si torna indietro. Il Popolo della libertà è un dato di fatto acquisito, quindi il resto sono chiacchiere.